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L’intelligenza artificiale e i rischi sul voto Midterm

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3 febbraio, 07:47
Complice l’intricatissima ridda di regolamenti e procedure che spesso variano da Stato a Stato, aprendo varchi ai tentativi di condizionare a proprio vantaggio i risultati.
È difficile per un cittadino italiano districarsi tra i meandri del sistema elettorale Usa. Da noi si vota su una scheda cartacea, con un documento e un certificato che attestano l’identità e il diritto a questa fondamentale prerogativa democratica. Un meccanismo estremamente semplice, e facilmente controllabile. In America – nella gran parte degli Stati – il documento di identità non occorre, si può scegliere tra voto cartaceo ed elettronico, e spesso quello postale, che in alcuni casi può arrivare anche in ritardo se il timbro è precedente alla data ufficiale. Si può facilmente immaginare come un simile coacervo normativo contribuisca alla sfiducia degli elettori, ancor più se alimentata dal candidato perdente. Ancora oggi, due terzi dei votanti repubblicani sono convinti che – nelle elezioni del 2020 – la vittoria spettasse a Trump, e gli sia stata «rubata» da Biden.
Oggi che è Trump a detenere il boccino del potere esecutivo, i sospetti si concentrano sulle iniziative dei repubblicani. È di ieri un appello della redazione del New York Times a vigilare attivamente su una serie di potenziali violazioni della legalità. Quella più critica riguarda la richiesta del governo agli Stati di fornire le liste elettorali, che restano il requisito fondamentale per l’accesso di un cittadino al voto. Molti Stati si stanno opponendo, perché vedono – dietro il pretesto di una ripulitura degli elenchi – una centralizzazione informatica lesiva delle loro prerogative costituzionali. Ancora più pericolosa in una fase in cui l’intelligenza artificiale sta diventando una componente sempre più potente e invasiva della mobilitazione elettorale. Chi è in grado, oggi, di garantire che i dati di cui dispongono le istituzioni di governo non vengano utilizzati anche ai fini di una persuasione – più o meno – occulta?
Già nell’ultima campagna presidenziale l’uso dell’IA ha registrato un salto di qualità, con la proliferazione di fake news e di video che simulavano personaggi ed episodi inesistenti. Nel giro degli ultimi due anni, i sistemi di riconoscimento facciale si sono evoluti e consentono di incrociare centinaia di milioni di dati per ricostruire le propensioni elettorali. Supportati anche dal recente – esplosivo – sviluppo delle cosiddette piattaforme software previsionali, che incentivano la partecipazione degli utenti con un sistema di scommesse praticamente illimitato, ed in perpetuo aggiornamento. Le due principali – Kalshi e Polymarket – sono diventate rapidamente centrali per il modo in cui la politica, i media e le crisi globali vengono percepite e comprese in tempo reale. Accumulando una mole sterminata di informazioni a disposizione del migliore offerente.
Può darsi che, sul filo di lana, queste preoccupazioni si riveleranno infondate. In una recente elezione suppletiva per un seggio senatoriale in Texas, ha prevalso il candidato democratico, contro ogni aspettativa e a dispetto di un investimento finanziario dieci volte minore del suo avversario. Ma se il clima – da entrambe le parti – continua ad arroventarsi, aumentano le probabilità che il risultato possa venire apertamente e immediatamente contestato. Un esito con conseguenze imprevedibili per la stabilità democratica.
L’intelligenza artificiale e i rischi sul voto Midterm

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Complice l’intricatissima ridda di regolamenti e procedure che spesso variano da Stato a Stato, aprendo varchi ai tentativi di condizionare a proprio vantaggio i risultati.
È difficile per un cittadino italiano districarsi tra i meandri del sistema elettorale Usa. Da noi si vota su una scheda cartacea, con un documento e un certificato che attestano l’identità e il diritto a questa fondamentale prerogativa democratica. Un meccanismo estremamente semplice, e facilmente controllabile. In America – nella gran parte degli Stati – il documento di identità non occorre, si può scegliere tra voto cartaceo ed elettronico, e spesso quello postale, che in alcuni casi può arrivare anche in ritardo se il timbro è precedente alla data ufficiale. Si può facilmente immaginare come un simile coacervo normativo contribuisca alla sfiducia degli elettori, ancor più se alimentata dal candidato perdente. Ancora oggi, due terzi dei votanti repubblicani sono convinti che – nelle elezioni del 2020 – la vittoria spettasse a Trump, e gli sia stata «rubata» da Biden.
Oggi che è Trump a detenere il boccino del potere esecutivo, i sospetti si concentrano sulle iniziative dei repubblicani. È di ieri un appello della redazione del New York Times a vigilare attivamente su una serie di potenziali violazioni della legalità. Quella più critica riguarda la richiesta del governo agli Stati di fornire le liste elettorali, che restano il requisito fondamentale per l’accesso di un cittadino al voto. Molti Stati si stanno opponendo, perché vedono – dietro il pretesto di una ripulitura degli elenchi – una centralizzazione informatica lesiva delle loro prerogative costituzionali. Ancora più pericolosa in una fase in cui l’intelligenza artificiale sta diventando una componente sempre più potente e invasiva della mobilitazione elettorale. Chi è in grado, oggi, di garantire che i dati di cui dispongono le istituzioni di governo non vengano utilizzati anche ai fini di una persuasione – più o meno – occulta?
Già nell’ultima campagna presidenziale l’uso dell’IA ha registrato un salto di qualità, con la proliferazione di fake news e di video che simulavano personaggi ed episodi inesistenti. Nel giro degli ultimi due anni, i sistemi di riconoscimento facciale si sono evoluti e consentono di incrociare centinaia di milioni di dati per ricostruire le propensioni elettorali. Supportati anche dal recente – esplosivo – sviluppo delle cosiddette piattaforme software previsionali, che incentivano la partecipazione degli utenti con un sistema di scommesse praticamente illimitato, ed in perpetuo aggiornamento. Le due principali – Kalshi e Polymarket – sono diventate rapidamente centrali per il modo in cui la politica, i media e le crisi globali vengono percepite e comprese in tempo reale. Accumulando una mole sterminata di informazioni a disposizione del migliore offerente.
Può darsi che, sul filo di lana, queste preoccupazioni si riveleranno infondate. In una recente elezione suppletiva per un seggio senatoriale in Texas, ha prevalso il candidato democratico, contro ogni aspettativa e a dispetto di un investimento finanziario dieci volte minore del suo avversario. Ma se il clima – da entrambe le parti – continua ad arroventarsi, aumentano le probabilità che il risultato possa venire apertamente e immediatamente contestato. Un esito con conseguenze imprevedibili per la stabilità democratica.
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