Monache di clausura, restano solo in due a Mazara del Vallo. Il vescovo lancia l’Sos

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Nel Monastero di San Michele sono rimaste soltanto due monache di clausura che, tra l’altro, sono avanti con gli anni. E il vescovo della diocesi, monsignor Angelo Giurdanella, ha promosso l’iniziativa «Custodire un dono» perché il monastero non chiuda i battenti. Per questo motivo ha rivolto una richiesta formale alla badessa madre Stefania Robione (Ordine di San Benedetto), del monastero di Santa Maria di Rosano (Rignano sull’Arno, Firenze), affinché alcune monache possano essere inviate a Mazara del Vallo per sostenere e rivitalizzare la comunità monastica, evitando così la dolorosa prospettiva della soppressione del monastero. Sono ormai trascorsi due mesi da tale richiesta e, purtroppo, sembrano emergere alcune difficoltà che ne rallentano l’accoglimento. «Alla luce di questa situazione, sentiamo con forza il bisogno di affidarci alla preghiera fiduciosa e perseverante del Popolo di Dio», dice il vescovo.

Da qui l’invito a tutti i fedeli della diocesi a unirsi in un’intensa iniziativa di preghiera, «affinché il Signore illumini i cuori, sostenga le decisioni necessarie e renda possibile quanto ho chiesto», spiega Giurdanella che aggiunge: «La presenza delle monache contemplative è un dono prezioso e insostituibile per la vita spirituale della nostra Chiesa locale, una sorgente silenziosa ma feconda di grazia per tutti».

Le monache, fino a 6 anni fa, erano 8 ma ancora prima erano in 11 comprese 3 monache nigeriane, queste ultime andate via in tempi diversi, altre sono decedute e così sono rimaste in due. È un convento particolare perché oltre la preghiera vi è anche il lavoro. Dentro quelle mura nascono dalle loro sapienti mani i deliziosi dolci i muccunetti. Ricette non più segrete, finite da anni nelle pasticcerie dove, però, gli stessi dolci hanno altri sapori e altri involucri, non in carta velina come quelli delle monache ma in carta d’alluminio. Un piccolo dettaglio che tipicizza però i muccunetti di San Michele, termine dialettale che vuol dire bocconcini.

Realizzati con zuccata, mandorle, zucchero e uva. I muccunetti vengono lavorati tutti a mano e confezionati ad uno ad uno nella carta velina, a forma di grosse caramelle. Le monache di San Michele si sono tramandate l’arte e oggi questi particolari dolci si trovano in commercio nelle pasticcerie siciliane, oltre che nel convento secondo il vecchio metodo di vendita: si passano i soldi in una ruota di ferro che gira e inghiotte le monete, lasciando al loro posto un pacchetto di dolci. Una storia lunga almeno 500 anni che si perpetua ancora oggi.

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2026-02-21 07:09:50

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