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Crans-Montana, gli audio dell’orrore: «Aiuto, i miei amici bruciano». La Svizzera: sì alla rogatoria, ma non ci serve il vostro aiuto
La Procura di Sion apre agli inquirenti italiani: presto un incontro. Pubblicate le prime chiamate al numero di emergenza dopo il rogo

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12:38
Nel giorno in cui sono state rese note alcune delle registrazioni delle chiamate di emergenza di chi, disperato, si trovava al Constellation nella notte del primo gennaio, è arrivata, come promesso dalla procuratrice generale del Cantone Vallese Beatrice Pilloud, una risposta ai pm romani.
Da una parte le centinaia di audio dell’orrore arrivate ai numeri di soccorso, dall’altra l’apertura dei magistrati, ma con delle riserve. Ieri i pm elvetici hanno ammesso la rogatoria presentata dalla procura di Roma, concedendo assistenza giudiziaria all’Italia in relazione alla tragedia di Crans-Montana, nella quale 40 persone hanno perso la vita e 116 sono rimaste ferite.
Le nostre autorità avranno accesso alle prove già raccolte, ha spiegato la portavoce dell’Ufficio federale di giustizia Ingrid Ryser, all’emittente Radio Srf. Ma ha anche chiarito: «Non significa che la Procura vallesana abbia bisogno di aiuto».
Intanto i pm romani attendono ancora un invito formale – che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni – per l’incontro tecnico tra magistrati italiani e svizzeri. Contatti informali tra le autorità ci sono già stati ed è stata fissata una data a metà febbraio, ma senza l’invito formale i magistrati non possono partire.
I chiarimenti
Dato che tra le vittime ci sono anche cittadini italiani «ha senso che le due autorità inquirenti si uniscano, mettano in comune le risorse e lavorino congiuntamente a questo procedimento penale», ha sottolineato Ryser, la quale ha aggiunto che all’incontro tecnico sarà presente anche l’ufficio federale di giustizia, con l’obiettivo di «chiarire i dettagli della collaborazione e coordinare le procedure».
Quindi per ora non sembra esserci il via libera a far partire la polizia italiana – come chiesto dai pm romani – per l’assunzione delle prove chieste nell’ambito della rogatoria. Un aspetto che, secondo le parole della portavoce, verrà chiarito nell’incontro di metà febbraio, insieme all’ipotesi di una squadra investigativa comune.
Ieri è stato anche il giorno in cui è stato ascoltato il cameriere del Constellation che già anni fa aveva messo in guardia alcuni clienti sulla pericolosità delle candele scintillanti vicino alla schiuma fonoassorbente.
Ad assistere Jessica Moretti, indagata insieme al marito Jacques per omicidio plurimo, incendio e lesioni colposi, che all’uscita ha dichiarato al Tg1: «Siamo qui perché ci siamo impegnati a farlo, lo dobbiamo alle vittime a cui pensiamo ogni giorno e ci aspettiamo molto da questa inchiesta». Inchiesta che vede indagati anche il responsabile della sicurezza del Comune di Crans-Montana dal 2019 al 2024 e il suo successore.
Ma chi si aspetta molto dall’inchiesta sono soprattutto i parenti delle vittime che, tramite i loro legali, hanno annunciato di voler essere presenti ai prossimi interrogatori. Quegli stessi genitori che, disperati, si sentono implorare al telefono, nella notte dell’inferno del Constellation, mentre chiedono informazioni sui figli inghiottiti dalle fiamme.
C’erano ragazzi di diversi Paesi quella notte, c’erano anche quelli francesi, i cui genitori, disorientati dalle procedure complesse e in difficoltà nell’avere informazioni sulle indagini, si sono rivolti alla Federazione nazionale delle vittime del terrorismo e degli incidenti di massa (Fenvac). Per questo la Federazione incontrerà la procura francese che già il 5 gennaio scorso ha aperto un’inchiesta sulla strage di Capodanno.
Le bugie
Quello che vogliono i parenti delle vittime è chiarezza nelle informazioni ma soprattutto verità. Una verità che però i coniugi Moretti fino ad ora non hanno raccontato, o almeno non del tutto.
Nel verbale dell’interrogatorio di Jessica del 21 gennaio, alla domanda su come sia il marito, risponde che Jacques è «una persona di sani principi, un uomo di parola e onesto». Non fosse altro che per i precedenti con la legge che il marito ha, quelli risalenti nel tempo, ma anche quelli più recenti per i lavoratori in nero durante la ristrutturazione del Constellation del 2015.
Jessica mente anche su fatti certificati dagli atti giudiziari. E lo fa quando dice: «Voglio chiarire che al Constellation non abbiamo mai ricevuto cause legali». Eppure Jacques è stato condannato nel 2020 per aver somministrato alcol a minori. Un processo nato con il ritrovamento, in strada, di una 17enne in uno stato semi comatoso nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 2020, dopo aver passato una serata al Constellation con le amiche (tutte tra i 15 e i 18 anni).
Solo a una maggiorenne era stato chiesto il documento all’ingresso, e a tutti era stato servito alcol. Anche in quel caso Jacques aveva tentato di dare la colpa ai dipendenti, ma fu condannato a una multa di 300 franchi. Insomma, l’episodio non gli servì da lezione: i minorenni hanno continuato a entrare nel suo locale e a consumare alcolici. A Capodanno se almeno tutti fossero stati lucidi, qualcun altro si sarebbe potuto salvare.
Crans-Montana, gli audio dell’orrore: «Aiuto, i miei amici bruciano». La Svizzera: sì alla rogatoria, ma non ci serve il vostro aiuto
La Procura di Sion apre agli inquirenti italiani: presto un incontro. Pubblicate le prime chiamate al numero di emergenza dopo il rogo

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Nel giorno in cui sono state rese note alcune delle registrazioni delle chiamate di emergenza di chi, disperato, si trovava al Constellation nella notte del primo gennaio, è arrivata, come promesso dalla procuratrice generale del Cantone Vallese Beatrice Pilloud, una risposta ai pm romani.
Da una parte le centinaia di audio dell’orrore arrivate ai numeri di soccorso, dall’altra l’apertura dei magistrati, ma con delle riserve. Ieri i pm elvetici hanno ammesso la rogatoria presentata dalla procura di Roma, concedendo assistenza giudiziaria all’Italia in relazione alla tragedia di Crans-Montana, nella quale 40 persone hanno perso la vita e 116 sono rimaste ferite.
Le nostre autorità avranno accesso alle prove già raccolte, ha spiegato la portavoce dell’Ufficio federale di giustizia Ingrid Ryser, all’emittente Radio Srf. Ma ha anche chiarito: «Non significa che la Procura vallesana abbia bisogno di aiuto».
Intanto i pm romani attendono ancora un invito formale – che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni – per l’incontro tecnico tra magistrati italiani e svizzeri. Contatti informali tra le autorità ci sono già stati ed è stata fissata una data a metà febbraio, ma senza l’invito formale i magistrati non possono partire.
I chiarimenti
Dato che tra le vittime ci sono anche cittadini italiani «ha senso che le due autorità inquirenti si uniscano, mettano in comune le risorse e lavorino congiuntamente a questo procedimento penale», ha sottolineato Ryser, la quale ha aggiunto che all’incontro tecnico sarà presente anche l’ufficio federale di giustizia, con l’obiettivo di «chiarire i dettagli della collaborazione e coordinare le procedure».
Quindi per ora non sembra esserci il via libera a far partire la polizia italiana – come chiesto dai pm romani – per l’assunzione delle prove chieste nell’ambito della rogatoria. Un aspetto che, secondo le parole della portavoce, verrà chiarito nell’incontro di metà febbraio, insieme all’ipotesi di una squadra investigativa comune.
Ieri è stato anche il giorno in cui è stato ascoltato il cameriere del Constellation che già anni fa aveva messo in guardia alcuni clienti sulla pericolosità delle candele scintillanti vicino alla schiuma fonoassorbente.
Ad assistere Jessica Moretti, indagata insieme al marito Jacques per omicidio plurimo, incendio e lesioni colposi, che all’uscita ha dichiarato al Tg1: «Siamo qui perché ci siamo impegnati a farlo, lo dobbiamo alle vittime a cui pensiamo ogni giorno e ci aspettiamo molto da questa inchiesta». Inchiesta che vede indagati anche il responsabile della sicurezza del Comune di Crans-Montana dal 2019 al 2024 e il suo successore.
Ma chi si aspetta molto dall’inchiesta sono soprattutto i parenti delle vittime che, tramite i loro legali, hanno annunciato di voler essere presenti ai prossimi interrogatori. Quegli stessi genitori che, disperati, si sentono implorare al telefono, nella notte dell’inferno del Constellation, mentre chiedono informazioni sui figli inghiottiti dalle fiamme.
C’erano ragazzi di diversi Paesi quella notte, c’erano anche quelli francesi, i cui genitori, disorientati dalle procedure complesse e in difficoltà nell’avere informazioni sulle indagini, si sono rivolti alla Federazione nazionale delle vittime del terrorismo e degli incidenti di massa (Fenvac). Per questo la Federazione incontrerà la procura francese che già il 5 gennaio scorso ha aperto un’inchiesta sulla strage di Capodanno.
Le bugie
Quello che vogliono i parenti delle vittime è chiarezza nelle informazioni ma soprattutto verità. Una verità che però i coniugi Moretti fino ad ora non hanno raccontato, o almeno non del tutto.
Nel verbale dell’interrogatorio di Jessica del 21 gennaio, alla domanda su come sia il marito, risponde che Jacques è «una persona di sani principi, un uomo di parola e onesto». Non fosse altro che per i precedenti con la legge che il marito ha, quelli risalenti nel tempo, ma anche quelli più recenti per i lavoratori in nero durante la ristrutturazione del Constellation del 2015.
Jessica mente anche su fatti certificati dagli atti giudiziari. E lo fa quando dice: «Voglio chiarire che al Constellation non abbiamo mai ricevuto cause legali». Eppure Jacques è stato condannato nel 2020 per aver somministrato alcol a minori. Un processo nato con il ritrovamento, in strada, di una 17enne in uno stato semi comatoso nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 2020, dopo aver passato una serata al Constellation con le amiche (tutte tra i 15 e i 18 anni).
Solo a una maggiorenne era stato chiesto il documento all’ingresso, e a tutti era stato servito alcol. Anche in quel caso Jacques aveva tentato di dare la colpa ai dipendenti, ma fu condannato a una multa di 300 franchi. Insomma, l’episodio non gli servì da lezione: i minorenni hanno continuato a entrare nel suo locale e a consumare alcolici. A Capodanno se almeno tutti fossero stati lucidi, qualcun altro si sarebbe potuto salvare.
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