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Crans-Montana, gli audio dei genitori disperati: «Mandate gli elicotteri»
L’angoscia dei feriti e delle famiglie nelle telefonate ai soccorritori: 171 chiamate in un’ora e mezza

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00:08
«Sono quasi morto al Constellation. Credo di essermi bruciato. Il Constellation è bruciato interamente. Credo che i miei amici siano morti dentro… Molte persone stanno morendo signora, chiami un’ambulanza». Sono voci di persone terrorizzate, il fiato corto per tutti i fumi inalati, eppure urlano al telefono con il numero di emergenza per essere soccorsi ma, soprattutto, per correre a prestare aiuto a chi ancora è intrappolato tra le fiamme.
Sono le voci di chi è sopravvissuto alla strage di Capodanno di Crans-Montana, di chi, quella notte del primo gennaio, ha vissuto un inferno in terra, e che ora sono agli atti dell’inchiesta della procura del Cantone vallese. Le telefonate al 144, il centralino del soccorso sanitario svizzero, iniziano all’1.30, l’incendio è scoppiato da pochi minuti. Nel giro di un’ora e mezza, fino alle 3 della notte, saranno 171. Lo rende noto l’emittente francese Bfmtv. Non solo chi porta già i segni indelebili del fuoco sulla pelle, a chiamare i soccorsi sono anche i testimoni, gli stessi medici arrivati sul posto e, disperati, i genitori che non riescono a trovare i propri figli.
Le domande
«C’è stato un incendio. Nostra figlia è coinvolta, non abbiamo più sue notizie», dice il padre di una dispersa. Dal centralino rispondono come possono: «Non so dove si trovi sua figlia o se sia lì». Il genitore vuole saperne di più: «Quante persone sono coinvolte?»«Circa un centinaio… Mi dispiace, non ho altre informazioni da darle», taglia corto l’operatore.
Molti di quei genitori rimarranno sospesi per giorni, senza sapere se i propri figli siano morti tra le fiamme o si trovino in qualche ospedale in gravi condizioni, fino alle terribili conferme arrivate con i test del dna. Nessuno dirà loro nulla prima degli esiti, nonostante ci siano corpi, come quello del 16enne di Genova, Emanuele Galeppini, perfettamente riconoscibili e con i documenti in tasca integri.
I soccorsi arrivano in fretta al Constellation, ma non bastano. Un testimone chiama il 144 e chiede «elicotteri. Le ambulanze sono già qui, ma mandatene altre. La gente sta morendo. Non hanno più pelle, non hanno più niente». Sono racconti confusi, dato lo choc, ma anche particolarmente espliciti per far capire a chi ascolta la portata di quanto sta accadendo: «Ci sono molti feriti, c’è sangue ovunque, non ho mai visto niente del genere in vita mia». I mezzi di soccorso fanno fatica, molti feriti verranno portati negli ospedali vicini dai propri parenti. Come nel caso del romano Manfredi Marcucci, 16 anni, portato in ospedale insieme a un altro ragazzo.
Nella prima telefonata arrivata al soccorso sanitario svizzero, si sente: «Vorrei che veniste perché c’è un’emergenza al Le Constellation». Mentre grida di panico provengono da lontano, in francese, in un’altra telefonata una persona esclama: «Per favore, signora, qui c’è un incendio. Bisogna mandare i soccorsi subito, ci sono troppi feriti».
La catastrofe
Durante la notte, le chiamate hanno consentito alla centrale operativa di coordinare le operazioni tra i soccorritori sul posto e i medici negli ospedali. «Sono sull’incendio a Crans-Montana», dice uno dei primi soccorritori arrivati sul posto. «Primo bilancio: tre ustionati gravi». Saranno poi 40 le vittime e 116 i feriti. La situazione si complica in fretta. Dal centralino chiamano uno dei medici del pronto soccorso: «È per avvisarti che c’è stata un’esplosione». Dopo poco tempo dall’inizio del rogo uno dei medici sul posto conta «quattro persone decedute e almeno 30 feriti». «Lanciamo il piano catastrofe», risponde l’operatore. Un altro medico aggiunge: «Dobbiamo far intervenire tutti quelli che possiamo, questa è una zona di guerra».
Crans-Montana, gli audio dei genitori disperati: «Mandate gli elicotteri»
L’angoscia dei feriti e delle famiglie nelle telefonate ai soccorritori: 171 chiamate in un’ora e mezza

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«Sono quasi morto al Constellation. Credo di essermi bruciato. Il Constellation è bruciato interamente. Credo che i miei amici siano morti dentro… Molte persone stanno morendo signora, chiami un’ambulanza». Sono voci di persone terrorizzate, il fiato corto per tutti i fumi inalati, eppure urlano al telefono con il numero di emergenza per essere soccorsi ma, soprattutto, per correre a prestare aiuto a chi ancora è intrappolato tra le fiamme.
Sono le voci di chi è sopravvissuto alla strage di Capodanno di Crans-Montana, di chi, quella notte del primo gennaio, ha vissuto un inferno in terra, e che ora sono agli atti dell’inchiesta della procura del Cantone vallese. Le telefonate al 144, il centralino del soccorso sanitario svizzero, iniziano all’1.30, l’incendio è scoppiato da pochi minuti. Nel giro di un’ora e mezza, fino alle 3 della notte, saranno 171. Lo rende noto l’emittente francese Bfmtv. Non solo chi porta già i segni indelebili del fuoco sulla pelle, a chiamare i soccorsi sono anche i testimoni, gli stessi medici arrivati sul posto e, disperati, i genitori che non riescono a trovare i propri figli.
Le domande
«C’è stato un incendio. Nostra figlia è coinvolta, non abbiamo più sue notizie», dice il padre di una dispersa. Dal centralino rispondono come possono: «Non so dove si trovi sua figlia o se sia lì». Il genitore vuole saperne di più: «Quante persone sono coinvolte?»«Circa un centinaio… Mi dispiace, non ho altre informazioni da darle», taglia corto l’operatore.
Molti di quei genitori rimarranno sospesi per giorni, senza sapere se i propri figli siano morti tra le fiamme o si trovino in qualche ospedale in gravi condizioni, fino alle terribili conferme arrivate con i test del dna. Nessuno dirà loro nulla prima degli esiti, nonostante ci siano corpi, come quello del 16enne di Genova, Emanuele Galeppini, perfettamente riconoscibili e con i documenti in tasca integri.
I soccorsi arrivano in fretta al Constellation, ma non bastano. Un testimone chiama il 144 e chiede «elicotteri. Le ambulanze sono già qui, ma mandatene altre. La gente sta morendo. Non hanno più pelle, non hanno più niente». Sono racconti confusi, dato lo choc, ma anche particolarmente espliciti per far capire a chi ascolta la portata di quanto sta accadendo: «Ci sono molti feriti, c’è sangue ovunque, non ho mai visto niente del genere in vita mia». I mezzi di soccorso fanno fatica, molti feriti verranno portati negli ospedali vicini dai propri parenti. Come nel caso del romano Manfredi Marcucci, 16 anni, portato in ospedale insieme a un altro ragazzo.
Nella prima telefonata arrivata al soccorso sanitario svizzero, si sente: «Vorrei che veniste perché c’è un’emergenza al Le Constellation». Mentre grida di panico provengono da lontano, in francese, in un’altra telefonata una persona esclama: «Per favore, signora, qui c’è un incendio. Bisogna mandare i soccorsi subito, ci sono troppi feriti».
La catastrofe
Durante la notte, le chiamate hanno consentito alla centrale operativa di coordinare le operazioni tra i soccorritori sul posto e i medici negli ospedali. «Sono sull’incendio a Crans-Montana», dice uno dei primi soccorritori arrivati sul posto. «Primo bilancio: tre ustionati gravi». Saranno poi 40 le vittime e 116 i feriti. La situazione si complica in fretta. Dal centralino chiamano uno dei medici del pronto soccorso: «È per avvisarti che c’è stata un’esplosione». Dopo poco tempo dall’inizio del rogo uno dei medici sul posto conta «quattro persone decedute e almeno 30 feriti». «Lanciamo il piano catastrofe», risponde l’operatore. Un altro medico aggiunge: «Dobbiamo far intervenire tutti quelli che possiamo, questa è una zona di guerra».
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