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Valeria Golino: «Invecchiata e imbruttita per questo film, vedermi così mi ha impaurito. Ho l’incubo di cadere nel vuoto»
Un film vero, ispirato ispirato ad un reale fatto di cronaca, l’omicidio dell’insegnante Gloria Rosboch avvenuta per mano di un suo ex allievo

A Valeria Golino non era mai successo prima di ritrovarsi in scena, dietro a una macchina da presa invecchiata, e soprattutto imbruttita. «È la prima volta che in un film mi succede», dice al Corriere della Sera parlando di “La gioia”, il film che la vedrà protagonista nelle sale il prossimo 12 febbraio. Un film vero, ispirato ispirato ad un reale fatto di cronaca, l’omicidio dell’insegnante Gloria Rosboch avvenuta per mano di un suo ex allievo.
Per farla invecchiare, racconta ancora, è bastato poco. «Basta una luce per mettere in evidenza le asimmetrie che l’età comincia a darti.
Però mi ha impaurito e turbato».
Poi al Corsera racconta la sua Gioia. «Una donna manipolata, che non aveva mai conosciuto l’amore prima». Una donna che «si aggrappa con veemenza a questa storia incongrua e impossibile che a lei sembra quasi naturale». Insomma per Valeria, «sono tutti vittime di loro stessi. Il fraintendimento emotivo, il vuoto, il torpore, l’isolamento. Nessuno si salva. È una storia figlia del nostro tempo. La gioia resta nel titolo». Cosa pensa di Gioia? «Io sono scevra dal giudizio, in questo caso ancora di più; dal teorizzare nascono sovrastrutture intellettuali che non appartengono né al personaggio né alla storia».
L’analisi
Nel film Gioia dice di essere stata lenta tutta la vita. Valeria è un po’ diversa solo all’apparenza: «Sembro veloce perché lavoro tanto invece sono lenta anch’io. Sono più cauta dei personaggi che interpreto forse sono un po’ più borghese di estrazione, ma poi non lo sono affatto, non mi riconosco nelle abitudini e nella routine della vita. Mi sento in continua metamorfosi, un moto perpetuo».
Valeria Golino vive tra tanti sogni e un incubo: «Ho quello di cadere nel vuoto. Mi sveglio cadendo. Non sono mai andata in analisi, io credo che rappresenti la mia impotenza e inadeguatezza, il non avere le ali, che penso di avere».
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A Valeria Golino non era mai successo prima di ritrovarsi in scena, dietro a una macchina da presa invecchiata, e soprattutto imbruttita. «È la prima volta che in un film mi succede», dice al Corriere della Sera parlando di “La gioia”, il film che la vedrà protagonista nelle sale il prossimo 12 febbraio. Un film vero, ispirato ispirato ad un reale fatto di cronaca, l’omicidio dell’insegnante Gloria Rosboch avvenuta per mano di un suo ex allievo.
Per farla invecchiare, racconta ancora, è bastato poco. «Basta una luce per mettere in evidenza le asimmetrie che l’età comincia a darti.
Però mi ha impaurito e turbato».
Poi al Corsera racconta la sua Gioia. «Una donna manipolata, che non aveva mai conosciuto l’amore prima». Una donna che «si aggrappa con veemenza a questa storia incongrua e impossibile che a lei sembra quasi naturale». Insomma per Valeria, «sono tutti vittime di loro stessi. Il fraintendimento emotivo, il vuoto, il torpore, l’isolamento. Nessuno si salva. È una storia figlia del nostro tempo. La gioia resta nel titolo». Cosa pensa di Gioia? «Io sono scevra dal giudizio, in questo caso ancora di più; dal teorizzare nascono sovrastrutture intellettuali che non appartengono né al personaggio né alla storia».
L’analisi
Nel film Gioia dice di essere stata lenta tutta la vita. Valeria è un po’ diversa solo all’apparenza: «Sembro veloce perché lavoro tanto invece sono lenta anch’io. Sono più cauta dei personaggi che interpreto forse sono un po’ più borghese di estrazione, ma poi non lo sono affatto, non mi riconosco nelle abitudini e nella routine della vita. Mi sento in continua metamorfosi, un moto perpetuo».
Valeria Golino vive tra tanti sogni e un incubo: «Ho quello di cadere nel vuoto. Mi sveglio cadendo. Non sono mai andata in analisi, io credo che rappresenti la mia impotenza e inadeguatezza, il non avere le ali, che penso di avere».
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// outbrain parte solo quando scrollando arriva abbastanza vicino alla viewport
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