Alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano-Cortina 2026, Greenpeace Italia accende i riflettori sulle responsabilità ambientali delle aziende inquinanti come Eni, il colosso italiano del petrolio e del gas, fra i principali sponsor dei Giochi Invernali. Lo fa con un video di denuncia realizzato da Studio Birthplace in cui le competizioni sportive vengono interrotte da un’onda nera di petrolio che invade le piste, travolge gli atleti e cola sui cinque cerchi simbolo dei Giochi Olimpici. In una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) l’ong chiede di rinunciare alle sponsorizzazioni delle aziende del petrolio e del gas, tenendo fede ai valori olimpici del rispetto per le persone e l’ambiente. “La crisi climatica causata dai combustibili fossili sta già mettendo a rischio la stagione invernale e gli stessi Giochi. Fino a pochi giorni fa, Cortina ha rischiato di accogliere gli atleti e le atlete di tutto il mondo su montagne senza neve”, dichiara Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. “È assurdo che fra i principali partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina figurino aziende che, con le loro emissioni fuori controllo, rischiano di far scomparire il ghiaccio e la neve da cui dipendono le Olimpiadi Invernali. Chiediamo al Comitato Olimpico Internazionale di interrompere tutte le sponsorizzazioni e partnership con le aziende del gas e del petrolio, a partire da Eni, per salvaguardare i Giochi Olimpici presenti e futuri”. 

La replica di Eni a Greenpeace: “Tradurre le emissioni di CO₂ di un singolo operatore energetico in una specifica potenziale quota di massa glaciale globale perduta rappresenta un esercizio semplicistico e persino fuorviante, caratterizzato da un elevato grado di incertezza e significative limitazioni, in quanto non tiene in considerazione – tra le altre – né la domanda globale di energia fossile che supera tutt’oggi l’80% rispetto al fabbisogno totale, né l’esigenza di garantire l’energia necessaria ai bisogni primari e alle attività economiche, quali case, scuole, ospedali, uffici, imprese, industrie, trasporto pubblico, trasporto di soccorso e così via, e nemmeno il ruolo dei governi nella definizione delle politiche climatiche e nell’allocazione delle risorse necessarie alla transizione. Eni condivide l’importanza del contrasto al cambiamento climatico e continuerà a investire nella transizione energetica, come dimostrano i continui e crescenti investimenti, volti a  un percorso di progressiva decarbonizzazione che la porterà alle zero emissioni nette entro il 2050”. (video: Greenpeace)