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Siccità, dighe e decenni di guerre hanno devastato le piantagioni di palma da dattero, un tempo fondamentali per l’economia agricola irachena. I livelli dell’Eufrate e del Tigri sono diminuiti drasticamente, prosciugati anche dalle dighe a monte, soprattutto in Turchia. A Shatt al-Arab il calo delle risorse idriche ha permesso all’acqua di mare del Golfo di spingersi verso l’entroterra, portando la salinità a livelli senza precedenti, che gli agricoltori descrivono come una “lingua salina” in continuo avanzamento. Solo a Bassora si contavano 13 milioni di palme su 32 milioni in tutto il paese, spiega Jassim Mohammed, capo del dipartimento agricolo della Direzione dell’Agricoltura, ma da allora il numero è diminuito drasticamente. Ora però i germogli di palma nascono in vitro: i minuscoli germogli vengono conservati lontano da contaminazioni. Grazie ai ricercatori impegnati nei laboratori Nakheel Al Basra la produzione di piantinesfida le temperature estive che possono superare i 50 gradi. Così, per migliorare i tassi di sopravvivenza, le giovani palme vengono acclimatate in condizioni estreme prima di essere piantate aumentando gradualmente le temperature, passando dai 25° ai 52°C, mentre viene aumentato il tasso salino delle acque perché possano dare frutti. Ci vogliono sei mesi perché le giovani palme possano essere piantate nel terreno, con ottimi risultati – dicono dal centro di ricerca – per la produzione di datteri. (video: Reuters)
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