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Svolta sulla sicurezza, il cdm approva il decreto. Meloni: «Da certe toghe due pesi e due misure»
Il Consiglio dei ministri approva il dl. Nordio: «Evitiamo il ritorno delle Br» In arrivo un provvedimento sui migranti: blocco delle navi delle Ong

Interior Minister Matteo…
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ROMA Nel chiuso del Consiglio dei ministri che licenzia il “pacchetto sicurezza” Giorgia Meloni chiede di tenere bassi i toni, «evitiamo dichiarazioni sensazionalistiche». Ma di fronte alle telecamere decide di mettere la faccia e la firma, la premier, sulla svolta securitaria del governo. Stop alle indagini automatiche per gli agenti che sparano per difendersi, stretta contro il porto di coltelli e i minorenni violenti, fermo preventivo dei manifestanti facinorosi. «Sulla sicurezza serve un approccio più duro» rivendica Meloni ospite di Paolo Del Debbio a Dritto e Rovescio. E a farle eco durante la conferenza stampa post Cdm ci pensa il Guardasigilli Carlo Nordio richiamando addirittura, tra le polemiche delle opposizioni, gli anni bui delle Brigate rosse e del terrorismo politico: «Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano».
A Palazzo Chigi è il gran giorno delle nuove norme sulla sicurezza nelle piazze e nelle strade. Ed ecco che il Cdm del giudizio, con il via libera al decreto legge con le tutele agli agenti dopo una lunga trattativa con il Quirinale, finisce in sordina per il colpo di pistola d’inizio – lo “starter” – della campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Meloni ospite degli studi Mediaset torna sul corteo di Askatasuna, la guerriglia urbana a Torino finita con le martellate agli agenti della polizia.
Le accuse alle toghe
Allunga una prima stoccata alle toghe italiane a meno di due mesi dal referendum. Si dice «indignata» dalla scarcerazione dei manifestanti arrestati dopo gli scontri nel capoluogo piemontese. «Ma non mi stupisce: ci sono troppi precedenti in tal senso». Non sono “ragazzi che sbagliano”, prosegue l’invettiva della leader della destra italiana, ma “nemici dello Stato”: «Strutture organizzate per fare male, non avevano solo martelli ma molotov, capatapulte e jammer per impedire alle forze dell’ordine di comunicare». Calza l’elmetto Meloni. «Non si scende a patti con i violenti» recita un dossier riservato di Fratelli d’Italia inviato ai parlamentari, che accusa la sinistra di offrire «a chiunque delinque una prospettiva di impunità». Meloni difende le forze dell’ordine e le nuove tutele legali. Guai a parlare di “scudo penale”, «quello ce l’hanno i centri sociali», perché lo stop alle indagini automatiche vale per tutti i cittadini italiani, anche per i medici che vedono morire un paziente sotto i ferri, ma la mossa è pensata ovviamente per le forze di polizia, «evitiamo un calvario a chi ha fatto il suo lavoro per difenderci». Segue un nuovo affondo ai giudici italiani: «Penso ci sia un doppiopesismo di certa parte della magistratura e questo rende un po’ difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini». Il “buonsenso” delle nuove norme di cui parla la premier in tv fa rima con il consenso a cui guarda la stretta del governo. Dove è granitica la convinzione che sulla sicurezza nelle città si giocheranno le politiche del 2027. Specie se a destra c’è chi – vedi Vannacci – proverà a rosicchiare voti proprio su questo terreno. Durante il Cdm Meloni ascolta il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi snocciolare il decreto legge articolo per articolo. Qualcuno – Tajani, lo stesso Salvini, Lollobrigida – chiede chiarimenti, corrucciato. Lo fa anche la premier. Chiede ad esempio lumi sul fermo preventivo e cosa significa che un manifestante può essere fermato prima di scendere in piazza se il pericolo è “concreto”. Dal Mef, prima della riunione, bacchettano il Viminale: siete sicuri che ci siano le coperture? Ma la riunione fila liscia e in conferenza stampa Nordio e Piantedosi difendono le nuove norme. Incluso il disegno di legge che con più calma introdurrà la “fase due” e si concentra ad esempio sui rimpatri velocizzati per i migranti “violenti”. E soprattutto il discusso blocco navale per le navi delle Ong che non rispettano le regole. Mentre Matteo Salvini ospite da Lilli Gruber a Otto e Mezzo fa sapere che la Lega tornerà in pressing su una battaglia per ora archiviata nei decreti – la cauzione per chi organizza cortei bocciata da FdI e Forza Italia – «la ripresenteremo in Parlamento».
Muro contro muro
Le opposizioni fanno muro. Parte il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte: «Cercasi vere misure per la sicurezza nelle strade delle nostre città: con le loro norme i ladri continuano a scappare perché li avvertono dell’arresto». Via via gli altri. Arturo Scotto dal Pd: «Ormai chi ci governa vive sulla Luna». Mentre Riccardo Magi, segretario di Più Europa, punta il dito contro la «svolta illiberale». Schermaglie che scaldano, si diceva, l’ultimo miglio della campagna referendaria sulla giustizia. Meloni non vuole politicizzare. Scaccia l’ombra della scommessa renziana – se perdo lascio – che pure aleggia intorno a Palazzo Chigi. Invita a votare “sul merito della riforma” in tv, cassa in fretta le polemiche delle opposizioni sulla presenza della polizia anti-migranti di Trump, l’Ice, alle Olimpiadi di Milano-Cortina: «Polemica surreale, non svolgerà operazioni di polizia di controllo sul nostro territorio». E riaccende la sfida giudiziaria con il centrosinistra a guida Conte-Schlein: «Sanno benissimo che è una riforma di buonsenso. Quando la sinistra tira fuori il jolly del fascismo vuol dire che è abbastanza disperata».
Svolta sulla sicurezza, il cdm approva il decreto. Meloni: «Da certe toghe due pesi e due misure»
Il Consiglio dei ministri approva il dl. Nordio: «Evitiamo il ritorno delle Br» In arrivo un provvedimento sui migranti: blocco delle navi delle Ong

Interior Minister Matteo…
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ROMA Nel chiuso del Consiglio dei ministri che licenzia il “pacchetto sicurezza” Giorgia Meloni chiede di tenere bassi i toni, «evitiamo dichiarazioni sensazionalistiche». Ma di fronte alle telecamere decide di mettere la faccia e la firma, la premier, sulla svolta securitaria del governo. Stop alle indagini automatiche per gli agenti che sparano per difendersi, stretta contro il porto di coltelli e i minorenni violenti, fermo preventivo dei manifestanti facinorosi. «Sulla sicurezza serve un approccio più duro» rivendica Meloni ospite di Paolo Del Debbio a Dritto e Rovescio. E a farle eco durante la conferenza stampa post Cdm ci pensa il Guardasigilli Carlo Nordio richiamando addirittura, tra le polemiche delle opposizioni, gli anni bui delle Brigate rosse e del terrorismo politico: «Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano».
A Palazzo Chigi è il gran giorno delle nuove norme sulla sicurezza nelle piazze e nelle strade. Ed ecco che il Cdm del giudizio, con il via libera al decreto legge con le tutele agli agenti dopo una lunga trattativa con il Quirinale, finisce in sordina per il colpo di pistola d’inizio – lo “starter” – della campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Meloni ospite degli studi Mediaset torna sul corteo di Askatasuna, la guerriglia urbana a Torino finita con le martellate agli agenti della polizia.
Le accuse alle toghe
Allunga una prima stoccata alle toghe italiane a meno di due mesi dal referendum. Si dice «indignata» dalla scarcerazione dei manifestanti arrestati dopo gli scontri nel capoluogo piemontese. «Ma non mi stupisce: ci sono troppi precedenti in tal senso». Non sono “ragazzi che sbagliano”, prosegue l’invettiva della leader della destra italiana, ma “nemici dello Stato”: «Strutture organizzate per fare male, non avevano solo martelli ma molotov, capatapulte e jammer per impedire alle forze dell’ordine di comunicare». Calza l’elmetto Meloni. «Non si scende a patti con i violenti» recita un dossier riservato di Fratelli d’Italia inviato ai parlamentari, che accusa la sinistra di offrire «a chiunque delinque una prospettiva di impunità». Meloni difende le forze dell’ordine e le nuove tutele legali. Guai a parlare di “scudo penale”, «quello ce l’hanno i centri sociali», perché lo stop alle indagini automatiche vale per tutti i cittadini italiani, anche per i medici che vedono morire un paziente sotto i ferri, ma la mossa è pensata ovviamente per le forze di polizia, «evitiamo un calvario a chi ha fatto il suo lavoro per difenderci». Segue un nuovo affondo ai giudici italiani: «Penso ci sia un doppiopesismo di certa parte della magistratura e questo rende un po’ difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini». Il “buonsenso” delle nuove norme di cui parla la premier in tv fa rima con il consenso a cui guarda la stretta del governo. Dove è granitica la convinzione che sulla sicurezza nelle città si giocheranno le politiche del 2027. Specie se a destra c’è chi – vedi Vannacci – proverà a rosicchiare voti proprio su questo terreno. Durante il Cdm Meloni ascolta il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi snocciolare il decreto legge articolo per articolo. Qualcuno – Tajani, lo stesso Salvini, Lollobrigida – chiede chiarimenti, corrucciato. Lo fa anche la premier. Chiede ad esempio lumi sul fermo preventivo e cosa significa che un manifestante può essere fermato prima di scendere in piazza se il pericolo è “concreto”. Dal Mef, prima della riunione, bacchettano il Viminale: siete sicuri che ci siano le coperture? Ma la riunione fila liscia e in conferenza stampa Nordio e Piantedosi difendono le nuove norme. Incluso il disegno di legge che con più calma introdurrà la “fase due” e si concentra ad esempio sui rimpatri velocizzati per i migranti “violenti”. E soprattutto il discusso blocco navale per le navi delle Ong che non rispettano le regole. Mentre Matteo Salvini ospite da Lilli Gruber a Otto e Mezzo fa sapere che la Lega tornerà in pressing su una battaglia per ora archiviata nei decreti – la cauzione per chi organizza cortei bocciata da FdI e Forza Italia – «la ripresenteremo in Parlamento».
Muro contro muro
Le opposizioni fanno muro. Parte il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte: «Cercasi vere misure per la sicurezza nelle strade delle nostre città: con le loro norme i ladri continuano a scappare perché li avvertono dell’arresto». Via via gli altri. Arturo Scotto dal Pd: «Ormai chi ci governa vive sulla Luna». Mentre Riccardo Magi, segretario di Più Europa, punta il dito contro la «svolta illiberale». Schermaglie che scaldano, si diceva, l’ultimo miglio della campagna referendaria sulla giustizia. Meloni non vuole politicizzare. Scaccia l’ombra della scommessa renziana – se perdo lascio – che pure aleggia intorno a Palazzo Chigi. Invita a votare “sul merito della riforma” in tv, cassa in fretta le polemiche delle opposizioni sulla presenza della polizia anti-migranti di Trump, l’Ice, alle Olimpiadi di Milano-Cortina: «Polemica surreale, non svolgerà operazioni di polizia di controllo sul nostro territorio». E riaccende la sfida giudiziaria con il centrosinistra a guida Conte-Schlein: «Sanno benissimo che è una riforma di buonsenso. Quando la sinistra tira fuori il jolly del fascismo vuol dire che è abbastanza disperata».
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