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Daniele, ballerino senza una gamba, protagonista in Arena di una danza inclusiva


La danza come destino, la vita come prova, il palcoscenico come rinascita. Il 6 marzo, alla cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici, l’Arena accoglierà una storia che va oltre lo spettacolo. Quella di Daniele Terenzi: 37 anni, romano, primo ballerino al mondo con una protesi transfemorale a esibirsi nei repertori di danza classica, neoclassica e latina.
Per Terenzi non si tratta solo del debutto artistico in uno dei principali templi mondiali del balletto, ma del punto più alto di un percorso umano e professionale che ha plasmato una tragedia in una nuova forma di espressione e di rivincita. La danza entra nella vita di Daniele ancora bambino e cresce insieme a lui, fino a diventare un lavoro, una carriera, e quindi un’identità. Ma poi, nel 2018, lo spartiacque. Un gravissimo incidente stradale interrompe bruscamente quella traiettoria. Lui sopravvive, ma perde la gamba sinistra. Trascorre un periodo in coma e poi un lungo anno a letto, tra interventi, riabilitazione e piccoli progressi quotidiani. Medici e fisioterapisti ne ammirano la determinazione e la forza, ma sono chiari fin da subito, spazzando via le illusioni: tornare a ballare è oggettivamente impossibile. «Io non ho voluto crederci», racconta Terenzi. «Ho sempre sentito che la mia essenza è la danza: ballerino ero prima e ballerino restavo, anche senza una gamba».
È l’ottimismo, unito a una profonda gratitudine per essere sopravvissuto, a spingerlo a non rinunciare. «Ero stato fortunato a trasformare la mia passione nel mio lavoro e di nuovo fortunato a essere quell’unica persona su dieci che riesce a riprendersi dopo un incidente così tremendo. Ho scelto di guardare il lato positivo e di riprendermi la mia vita». La rinascita passa anche dalla tecnologia e dal lavoro di squadra. Fondamentale è il supporto dell’ortopedia romana Somp, che accoglie come una sfida la realizzazione di una protesi per Terenzi, progettata specificamente per il balletto, e della sua compagnia, l’Empathy Ballet Studio di Pomezia. «Adattarsi a ballare con una protesi è stato durissimo: un passo avanti e due indietro. Dopo tre anni di calvario, quando sono tornato sul palco e il sipario si è aperto di fronte a me, ho provato un’emozione che non dimenticherò mai. Ce l’avevo fatta».
Ma per Daniele non è abbastanza. Da quella frattura nasce una nuova missione: diventare ambasciatore di una danza inclusiva. Ecco l’origine della sua compagnia che porta questo messaggio in Italia e all’estero, dall’Ariston di Sanremo a tournée negli Stati Uniti, tra Los Angeles e Miami. «La soddisfazione più grande è vedere ragazzi con disabilità riuscire a esprimersi attraverso la danza. A volte succede qualcosa di miracoloso: chi è in sedia a rotelle riesce ad alzarsi con il deambulatore. E poi ci sono i ragazzi normodotati che, dopo aver visto i nostri spettacoli, tornano a ballare dopo aver smesso per vergogna del proprio corpo. La danza è tecnica e perfezione, sì, ma soprattutto è espressione di sé, emozione condivisa».
Un messaggio che si riflette anche nel suo lavoro quotidiano di insegnante, con classi miste di allievi con e senza disabilità, e che si allinea perfettamente a “Life in motion”, vita in movimento, tema creativo della Cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici.
La chiamata per la cerimonia del 6 marzo segna una terza, potentissima emozione. «Esibirsi in Arena, un palco sognato da tantissimi artisti, è un onore ma anche una grande responsabilità. Ci stiamo allenando duramente per dare il meglio e diffondere il nostro messaggio». Terenzi sarà protagonista all’interno di una visione coreografica firmata da Yoann Bourgeois, con la regia di Marco Boarino. «È un linguaggio che mette l’essere umano al centro, prima della tecnica. Portare la mia danza in questo contesto significa contribuire a un messaggio universale: l’arte come spazio di verità, inclusione e riconoscimento autentico della persona». Daniele Terenzi ha raccontato la sua esperienza anche nel libro “La danza della rinascita”, disponibile attraverso il suo sito.
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