[analyse_image type=”featured” src=”https://statics.cedscdn.it/photos/MED_HIGH/2026/02/02/9335429_02220741_onecms_1oxdfn5tvnke06m7cnc.jpg”]
Casini: «Spazio politico per il centro? Non più in senso tradizionale»
L’ex presidente della Camera a Napoli per la presentazione del suo nuovo libro ripercorre quarant’anni di storia della Repubblica: sala gremita, dibattito con De Luca e Sangiuliano

abbonati premium
4 febbraio, 08:18
«Non è un libro nostalgico ma sulla memoria», tiene a precisare subito Pier Ferdinando Casini presentando il suo ultimo libro («Al centro dell’aula. Dalla Prima Repubblica a oggi» per i tipi de Il Mulino). Il dibattito, organizzato dall’imprenditore Antonio Alfano nell’aula magna della Federico II (affollatissima), vede gli interventi dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano e dell’ex governatore Vincenzo De Luca moderati da Vincenzo Di Vincenzo: «Un autorevole diario di bordo del Parlamento», sintetizza il direttore de Il Mattino. Ed in effetti nel tomo oltre ai discorsi più significativi dell’ex presidente della Camera, c’è tutto il percorso di quest’ultimo che sono più di quarant’anni di storia repubblicana: dagli inizi nella Democrazia cristiana, passando per la discesa in campo di Berlusconi sino all’abbandono (dell’ex presidente della Camera) dell’area di centrodestra per agire da indipendente nel centrosinistra.
In mezzo il ruolo dell’Europa da rilanciare come concordano, oltre all’autore, anche Sangiuliano e De Luca. «In questo momento la Ue è solo una struttura burocratica: deve ritrovare invece se stessa per fronteggiare giganti come Russia e Cina», spiega l’ex ministro della Cultura. «Il libro è un’ottima occasione per riflettere sulla memoria», è l’incipit dell’ex governatore che nota come «ci sia ora una certa povertà dei gruppi dirigenti nazionali. Per questo guardo con nostalgia alla politica estera di Andreotti, Moro o Craxi che gestivano le intemperanze degli Stati uniti e, nel frattempo, dialogavano con il mondo arabo: l’Italia era un punto di equilibrio». In mezzo, ovviamente, De Luca molla una stilettata al Pd, il suo partito: «Ora invece abbiamo esperti su tutto: dalla fisica quantistica e anche sul Campo largo…», ironizza per rispondere a chi vuole schierare un’alleanza modello Fico-Manfredi a Salerno, cercando di impedire, o rendere difficile, di fatto, la sua discesa in campo come sindaco di Salerno. Ma ovviamente, dall’ex governatore, pur sollecitato a margine nessuna dichiarazione al riguardo.
I NODI
E se qualcuno pensa che il libro di Casini sia, anche in maniera inconscia, un assist per il ritorno di un partito di centro, rimarrà deluso se a decretarne l’impossibilità sia uno dei cavalli di razza dello scudocrociato. «La Dc è morta non per Tangentopoli ma per la caduta del Muro di Berlino quando – spiega – perse il suo ruolo storico. Per questo mi cadono le braccia quando qualcuno dice che vuole rifare il centro: non ci sono più le ragioni storiche ed ideologiche». Poi a margine chiarisce meglio: «In termini tradizionali non credo possa rinascere il centro. Per certe sensibilità spero di sì, perché se nella politica non ci fossero certe sensibilità obiettivamente sarebbe più povera. Ma d’altronde è cambiato tutto, non c’è più lo scontro ideologico di prima, non ci sono più i partiti e la formazione della classe dirigente che c’era. Oggi ci sono soprattutto partiti personali per cui già questo la dice lunga sul cambiamento».
E a proposito di riforme ne cita due. La prima: «Ci vorrebbero le preferenze o anche coi collegi uninominali, i meccanismi possono essere diversi, ma di tutto si parla salvo delle riforme che servirebbero per dare proprio ai cittadini in mano la possibilità che ci sia il supporto parlamentare. Così la politica riprenderebbe la sua funzione pedagogica». La seconda: «Accorpare tutte elezioni: dalle politiche alle amministrative. Così la smettiamo di legare le sorti del paese, ogni tre mesi, magari alle regionali della Basilicata…». «Il modello della democrazia liberale è arrivato a fine corsa. Basta vedere – nota De Luca – alla Campania dove vota il 40 per cento degli aventi diritto e così per i governi: praticamente è come se fossimo tornati all’’800 quando non c’era ancora il suffragio universale». E aggiunge: «La politica è scaduta a mero pragmatismo, a mera amministrazione senz’anima, senza visione e punto di arrivo».
Concorde anche Sangiuliano secondo cui «la qualità politica è enormemente scaduta nel Paese. Siamo passati da Berlinguer, De Gasperi, Fanfani, Andreotti e Almirante che avevano nella politica proiezione delle loro idee a una politica di oggi scaduta al mero pragmatismo, all’amministrazione senz’anima, senza visione e a un punto di arrivo della società che non serve a niente. In un mondo multipolare, con la Cina che vuole essere egemone, la Russia che ha compiuto una aggressione, India e Brasile che premono alle porte, l’Europa deve tornare se stessa, capire cosa ci unisce e dove vogliamo andare». E infine, a proposito del ruolo italiano in politica estera del passato, Casini svela un piccolo aneddoto su Arnaldo Forlani di cui era il delfino: «Una sola volta si arrabbiò con me: quando da giovane parlamentare feci una dichiarazione contro l’Olp. Mi costrinse ad andare a scusarmi di persona con il loro ambasciatore a Roma. Mentre oggi tutti cincischiano di “due popoli, due stati” ma nessuno si ribella all’esproprio sistematico dei territori palestinesi da parte di Netanyahu».
Casini: «Spazio politico per il centro? Non più in senso tradizionale»
L’ex presidente della Camera a Napoli per la presentazione del suo nuovo libro ripercorre quarant’anni di storia della Repubblica: sala gremita, dibattito con De Luca e Sangiuliano

abbonati premium
4 febbraio, 08:18
«Non è un libro nostalgico ma sulla memoria», tiene a precisare subito Pier Ferdinando Casini presentando il suo ultimo libro («Al centro dell’aula. Dalla Prima Repubblica a oggi» per i tipi de Il Mulino). Il dibattito, organizzato dall’imprenditore Antonio Alfano nell’aula magna della Federico II (affollatissima), vede gli interventi dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano e dell’ex governatore Vincenzo De Luca moderati da Vincenzo Di Vincenzo: «Un autorevole diario di bordo del Parlamento», sintetizza il direttore de Il Mattino. Ed in effetti nel tomo oltre ai discorsi più significativi dell’ex presidente della Camera, c’è tutto il percorso di quest’ultimo che sono più di quarant’anni di storia repubblicana: dagli inizi nella Democrazia cristiana, passando per la discesa in campo di Berlusconi sino all’abbandono (dell’ex presidente della Camera) dell’area di centrodestra per agire da indipendente nel centrosinistra.
In mezzo il ruolo dell’Europa da rilanciare come concordano, oltre all’autore, anche Sangiuliano e De Luca. «In questo momento la Ue è solo una struttura burocratica: deve ritrovare invece se stessa per fronteggiare giganti come Russia e Cina», spiega l’ex ministro della Cultura. «Il libro è un’ottima occasione per riflettere sulla memoria», è l’incipit dell’ex governatore che nota come «ci sia ora una certa povertà dei gruppi dirigenti nazionali. Per questo guardo con nostalgia alla politica estera di Andreotti, Moro o Craxi che gestivano le intemperanze degli Stati uniti e, nel frattempo, dialogavano con il mondo arabo: l’Italia era un punto di equilibrio». In mezzo, ovviamente, De Luca molla una stilettata al Pd, il suo partito: «Ora invece abbiamo esperti su tutto: dalla fisica quantistica e anche sul Campo largo…», ironizza per rispondere a chi vuole schierare un’alleanza modello Fico-Manfredi a Salerno, cercando di impedire, o rendere difficile, di fatto, la sua discesa in campo come sindaco di Salerno. Ma ovviamente, dall’ex governatore, pur sollecitato a margine nessuna dichiarazione al riguardo.
I NODI
E se qualcuno pensa che il libro di Casini sia, anche in maniera inconscia, un assist per il ritorno di un partito di centro, rimarrà deluso se a decretarne l’impossibilità sia uno dei cavalli di razza dello scudocrociato. «La Dc è morta non per Tangentopoli ma per la caduta del Muro di Berlino quando – spiega – perse il suo ruolo storico. Per questo mi cadono le braccia quando qualcuno dice che vuole rifare il centro: non ci sono più le ragioni storiche ed ideologiche». Poi a margine chiarisce meglio: «In termini tradizionali non credo possa rinascere il centro. Per certe sensibilità spero di sì, perché se nella politica non ci fossero certe sensibilità obiettivamente sarebbe più povera. Ma d’altronde è cambiato tutto, non c’è più lo scontro ideologico di prima, non ci sono più i partiti e la formazione della classe dirigente che c’era. Oggi ci sono soprattutto partiti personali per cui già questo la dice lunga sul cambiamento».
E a proposito di riforme ne cita due. La prima: «Ci vorrebbero le preferenze o anche coi collegi uninominali, i meccanismi possono essere diversi, ma di tutto si parla salvo delle riforme che servirebbero per dare proprio ai cittadini in mano la possibilità che ci sia il supporto parlamentare. Così la politica riprenderebbe la sua funzione pedagogica». La seconda: «Accorpare tutte elezioni: dalle politiche alle amministrative. Così la smettiamo di legare le sorti del paese, ogni tre mesi, magari alle regionali della Basilicata…». «Il modello della democrazia liberale è arrivato a fine corsa. Basta vedere – nota De Luca – alla Campania dove vota il 40 per cento degli aventi diritto e così per i governi: praticamente è come se fossimo tornati all’’800 quando non c’era ancora il suffragio universale». E aggiunge: «La politica è scaduta a mero pragmatismo, a mera amministrazione senz’anima, senza visione e punto di arrivo».
Concorde anche Sangiuliano secondo cui «la qualità politica è enormemente scaduta nel Paese. Siamo passati da Berlinguer, De Gasperi, Fanfani, Andreotti e Almirante che avevano nella politica proiezione delle loro idee a una politica di oggi scaduta al mero pragmatismo, all’amministrazione senz’anima, senza visione e a un punto di arrivo della società che non serve a niente. In un mondo multipolare, con la Cina che vuole essere egemone, la Russia che ha compiuto una aggressione, India e Brasile che premono alle porte, l’Europa deve tornare se stessa, capire cosa ci unisce e dove vogliamo andare». E infine, a proposito del ruolo italiano in politica estera del passato, Casini svela un piccolo aneddoto su Arnaldo Forlani di cui era il delfino: «Una sola volta si arrabbiò con me: quando da giovane parlamentare feci una dichiarazione contro l’Olp. Mi costrinse ad andare a scusarmi di persona con il loro ambasciatore a Roma. Mentre oggi tutti cincischiano di “due popoli, due stati” ma nessuno si ribella all’esproprio sistematico dei territori palestinesi da parte di Netanyahu».
[analyse_source url=”http://ilmattino.it/primopiano/politica/casini_spazio_politico_per_il_centro_non_piu_in_senso_tradizionale-9335429.html”]






















