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I presidi del Villafranchese: «Per ora no al metal detector, ma una spinta a prevenire»


Nessun metal detector ma un rafforzamento delle iniziative di prevenzione e sensibilizzazione dei ragazzi nelle scuole superiori di Villafranca. È questa la linea che prevale tra i dirigenti dei principali istituti delle scuole superiori della città che richiamano ogni giorno oltre 3.500 studenti provenienti dai centri limitrofi ma anche da fuori provincia.
E ed è proprio uno di questi studenti, un 16enne di Monzambano (Mantova), iscritto ad una delle superiori villafranchesi, che aveva con sé, qualche mattina fa, un pugnale, un tirapugni ed uno scalpello: armi e arnesi che gli sono stati trovati, e sequestrati, mentre il giovane attendeva l’autobus per raggiungere la scuola.
Il fatto è stato appreso come un fulmine a ciel sereno da ragazzi, docenti e dirigenti scolastici dei quattro principali istituti superiori, ossia il Bolisani, l’Anti, il Medi e lo Stefani-Bentegodi.
Sedicenne a scuola armato. La direzione: «Mai avuto sentore potesse accadere una cosa del genere»
Piergiorgio Sartori, presidente provinciale dell’associazione «Dirigentiscuola» e dirigente dell’istituto Bolisani non ha dubbi: «Sicuramente quella dell’utilizzo di metal detector agli ingressi degli edifici scolastici, come previsto dalla recente circolare dei ministeri dell’Istruzione e dell’Interno, è una richiesta che ciascun dirigente può fare per risolvere alcune situazioni particolari. Tuttavia il grande ruolo che può giocare la scuola è quello di un’azione educativa con ragazzi ma anche con i genitori».
Riunioni in calendario
«La problematica emersa in questi giorni», sostiene Sartori «sarà oggetto comunque di discussione, per gli ambiti di pertinenza, sia del collegio docenti che del consiglio di istituto».
«Va bene», spiega Francesco Rossignoli, dirigente dell’istituto agrario Stefani-Bentegodi, «la collaborazione già in essere con le forze dell’ordine, la cui presenza funge spesso da deterrente a comportamenti non conformi dei ragazzi, anche fuori da scuola, tuttavia al momento non ci sono situazioni tali da richiedere, nel nostro istituto, il metal detector». «Anche perché», prosegue Rossignoli, «il ruolo dell’istituto deve essere preventivo, per questo cerchiamo di intercettare eventuali situazioni critiche sia attraverso lo sportello di ascolto che tramite i nostri docenti».
«Sicuramente», annota Paolo Beltrame, alla guida dell’istituto Anti, «di questo episodio ne parleremo sia internamente che con gli altri dirigenti scolastici della provincia. Così come valuteremo iniziative su questa tematica, avendo pure una psicologa che segue i ragazzi dell’istituto. Bisogna insistere sugli aspetti educativi, quindi sensibilizzando e informando i ragazzi, anche per evitare casi di emulazione».
La nota dei ministeri
«Di fronte a questi problemi», afferma Paola Catanzaro, dirigente del liceo Medi, «per noi la formazione viene prima di tutto: tra l’altro, è ciò che facciamo ormai da diversi anni, nel nostro istituto. In un secondo momento, attraverso gli organi collegiali dell’istituto, prenderemo invece delle decisioni operative per applicare la nota congiunta dei ministri dell’Interno, Matteo Piantedosi, e della Giustizia, Carlo Nordio».
Giuliana Guadagnini, psicologa all’Anti, concorda con i dirigenti: «Il fine della scuola è innanzitutto educativo: i ragazzi devono imparare che ogni comportamento ha una conseguenza che però non deve essere interpretata in chiave repressiva. In tutti gli istituti scolastici, inoltre, dovrebbe esserci uno psicologo a tempo pieno».
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