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«No ai nazisti», «Siete la mafia». Caos per Casapound alla Camera

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No pasaràn. La comunicazione della vicesegretaria generale di Montecitorio ai commessi del Palazzo è perentoria: «Non entra nessuno. Sennò qui salta tutto». Ordine del presidente, Lorenzo Fontana: per motivi «di sicurezza» e «di ordine pubblico», CasaPound e Skinhead alla fine non varcano la soglia della Camera. E i deputati d’opposizione si uniscono in un applauso: «Abbiamo fatto rispettare la Costituzione. Neonazisti e neofascisti non sono benvenuti in Parlamento». Finisce così, dopo oltre un’ora di spintoni, cori e urla – e almeno un paio di incidenti sfiorati – la mattinata di caos a Montecitorio. Innescata dalla mossa del deputato leghista vicinissimo a Vannacci, Domenico Furgiuele, di ospitare una dozzina di attivisti dell’ultradestra del gruppo «Remigrazione e riconquista», autori di una proposta di legge popolare che punta a deportare i migranti nei loro Paesi d’origine. Tutti quanti, «irregolari e regolari», colpevoli – è la tesi – di inquinare «l’identità italiana».
Lo ripetono, in un sit in improvvisato fuori dal palazzo, Luca Marsella, portavoce di Casapound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti, ex di Forza Nuova, e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. «Antifascisti mafiosi!», protestano contro la decisione presa in extremis di annullare tutto. Perché dentro, nel frattempo, la sala che avrebbe dovuto ospitare la conferenza stampa di Furgiuele & co è assediata dalle opposizioni. «Qui i nazisti non sono i benvenuti», gridano uno dopo l’altro gli esponenti di Pd, Avs, M5S, +Europa e Azione. Che Costituzione alla mano, occupano (letteralmente) il banco dei relatori circondando il leghista, e pure tutti i posti in sala. Furgiuele non si rassegna: «Siamo qui per presentare un’iniziativa popolare, fate decidere ai cittadini cosa vogliono». Niente da fare, la stellata Gilda Sportiello afferra il microfono: «Ora comincia la nostra conferenza stampa». Il clima si surriscalda in fretta. Urla, schiamazzi. Il dem Cuperlo comincia a declamare la Carta. Il capogruppo M5S Ricciardi rinfaccia a Furgiuele il gesto della “decima” in Aula, un anno fa: «Vergogna!». Si sfiora lo scontro, o almeno così pare: i giornalisti, nel frattempo, vengono fatti uscire dalla sala strapiena. Ma gli schiamazzi salgono di decibel: «Portare qui naziskin e neofascisti è un oltraggio», si sgola Angelo Bonelli. Parte il coro di Bella ciao, poi il dem Stumpo avvicina il smartphone al microfono e le casse cominciano a sparare “Fischia il vento”. La sala è strapiena: per il Pd ci sono Sensi, Verini, Orfini, Gribaudo, Bakkali (che fuori Montecitorio alza al cielo un cappellino blu, identico a quello del bimbo di 2 anni arrestato dall’Ice di Donald Trump). La stellata Baldino sventola Gramsci, “Odio gli indifferenti”, Magi brandisce un’immagine di Matteotti: «La storia vi osserva».
Fino alla presa d’atto dell’inevitabile, venti minuti dopo: tutte le conferenze stampa in programma sono annullate «per ordine pubblico», decide Fontana. Furgiuele sbotta: «Si riempiono la bocca di democrazia e poi non lasciano parlare un gruppo di cittadini». Vannacci gli ha scritto, fa sapere, «per farmi i complimenti». E Salvini? «Non l’ho sentito, ma sapeva della mia iniziativa e non si dissocia». E infatti poco dopo ecco la nota della Lega: «La libertà di parola e di pensiero non può essere limitata da una sinistra violenta e arrogante che occupa le sedi istituzionali come un Askatasuna qualunque. I tentativi di bavaglio non ci fermeranno». Segue il vicepremier: «Interrompere una discussione non è civile, non è democratico».
Lo scontro
Nel frattempo, in piazza, il gruppo di ultradestra si sbizzarisce di fronte alle telecamere, godendo di un palco scenico ancora più ampio di quello sperato. «Metodi mafiosi», accusano: «Torneremo in Parlamento con le firme sulla nostra proposta di legge». Un attimo dopo però ecco che ritentano l’ingresso, stavolta dall’entrata secondaria in veste di “visitatori”, sempre su invito di Furgiuele: ogni parlamentare può invitarne fino a 5. «Gli faccio solo prendere un caffè in buvette». Marsella e Magi si urlano addosso, mentre i parlamentari di centrosinistra corrono al di là del portone per bloccare il gruppetto. Attimi di panico tra i funzionari in livrea: che fare? Finché non arriva il nuovo stop di Fontana: «Per decisione del presidente della Camera e motivi di ordine pubblico, oggi non entrano ospiti», scandisce la vicesegretaria generale Maria Consuelo Amato. Altrimenti, bisbiglia, «salta tutto». Applausi delle opposizioni, scorno di Vannacci. «Oggi – afferma a sera il generale invocando «un intervento di Mattarella» – è morta la democrazia». I leghisti che gli sono vicini fanno sapere che ci riproveranno: la conferenza stampa, assicurano, è solo rimandata. Mentre già montano le polemiche per un altro convegno convocato a Montecitorio da Furgiuele, stavolta sul made in Italy. Location? La sala Matteotti.
«No ai nazisti», «Siete la mafia». Caos per Casapound alla Camera

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No pasaràn. La comunicazione della vicesegretaria generale di Montecitorio ai commessi del Palazzo è perentoria: «Non entra nessuno. Sennò qui salta tutto». Ordine del presidente, Lorenzo Fontana: per motivi «di sicurezza» e «di ordine pubblico», CasaPound e Skinhead alla fine non varcano la soglia della Camera. E i deputati d’opposizione si uniscono in un applauso: «Abbiamo fatto rispettare la Costituzione. Neonazisti e neofascisti non sono benvenuti in Parlamento». Finisce così, dopo oltre un’ora di spintoni, cori e urla – e almeno un paio di incidenti sfiorati – la mattinata di caos a Montecitorio. Innescata dalla mossa del deputato leghista vicinissimo a Vannacci, Domenico Furgiuele, di ospitare una dozzina di attivisti dell’ultradestra del gruppo «Remigrazione e riconquista», autori di una proposta di legge popolare che punta a deportare i migranti nei loro Paesi d’origine. Tutti quanti, «irregolari e regolari», colpevoli – è la tesi – di inquinare «l’identità italiana».
Lo ripetono, in un sit in improvvisato fuori dal palazzo, Luca Marsella, portavoce di Casapound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti, ex di Forza Nuova, e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. «Antifascisti mafiosi!», protestano contro la decisione presa in extremis di annullare tutto. Perché dentro, nel frattempo, la sala che avrebbe dovuto ospitare la conferenza stampa di Furgiuele & co è assediata dalle opposizioni. «Qui i nazisti non sono i benvenuti», gridano uno dopo l’altro gli esponenti di Pd, Avs, M5S, +Europa e Azione. Che Costituzione alla mano, occupano (letteralmente) il banco dei relatori circondando il leghista, e pure tutti i posti in sala. Furgiuele non si rassegna: «Siamo qui per presentare un’iniziativa popolare, fate decidere ai cittadini cosa vogliono». Niente da fare, la stellata Gilda Sportiello afferra il microfono: «Ora comincia la nostra conferenza stampa». Il clima si surriscalda in fretta. Urla, schiamazzi. Il dem Cuperlo comincia a declamare la Carta. Il capogruppo M5S Ricciardi rinfaccia a Furgiuele il gesto della “decima” in Aula, un anno fa: «Vergogna!». Si sfiora lo scontro, o almeno così pare: i giornalisti, nel frattempo, vengono fatti uscire dalla sala strapiena. Ma gli schiamazzi salgono di decibel: «Portare qui naziskin e neofascisti è un oltraggio», si sgola Angelo Bonelli. Parte il coro di Bella ciao, poi il dem Stumpo avvicina il smartphone al microfono e le casse cominciano a sparare “Fischia il vento”. La sala è strapiena: per il Pd ci sono Sensi, Verini, Orfini, Gribaudo, Bakkali (che fuori Montecitorio alza al cielo un cappellino blu, identico a quello del bimbo di 2 anni arrestato dall’Ice di Donald Trump). La stellata Baldino sventola Gramsci, “Odio gli indifferenti”, Magi brandisce un’immagine di Matteotti: «La storia vi osserva».
Fino alla presa d’atto dell’inevitabile, venti minuti dopo: tutte le conferenze stampa in programma sono annullate «per ordine pubblico», decide Fontana. Furgiuele sbotta: «Si riempiono la bocca di democrazia e poi non lasciano parlare un gruppo di cittadini». Vannacci gli ha scritto, fa sapere, «per farmi i complimenti». E Salvini? «Non l’ho sentito, ma sapeva della mia iniziativa e non si dissocia». E infatti poco dopo ecco la nota della Lega: «La libertà di parola e di pensiero non può essere limitata da una sinistra violenta e arrogante che occupa le sedi istituzionali come un Askatasuna qualunque. I tentativi di bavaglio non ci fermeranno». Segue il vicepremier: «Interrompere una discussione non è civile, non è democratico».
Lo scontro
Nel frattempo, in piazza, il gruppo di ultradestra si sbizzarisce di fronte alle telecamere, godendo di un palco scenico ancora più ampio di quello sperato. «Metodi mafiosi», accusano: «Torneremo in Parlamento con le firme sulla nostra proposta di legge». Un attimo dopo però ecco che ritentano l’ingresso, stavolta dall’entrata secondaria in veste di “visitatori”, sempre su invito di Furgiuele: ogni parlamentare può invitarne fino a 5. «Gli faccio solo prendere un caffè in buvette». Marsella e Magi si urlano addosso, mentre i parlamentari di centrosinistra corrono al di là del portone per bloccare il gruppetto. Attimi di panico tra i funzionari in livrea: che fare? Finché non arriva il nuovo stop di Fontana: «Per decisione del presidente della Camera e motivi di ordine pubblico, oggi non entrano ospiti», scandisce la vicesegretaria generale Maria Consuelo Amato. Altrimenti, bisbiglia, «salta tutto». Applausi delle opposizioni, scorno di Vannacci. «Oggi – afferma a sera il generale invocando «un intervento di Mattarella» – è morta la democrazia». I leghisti che gli sono vicini fanno sapere che ci riproveranno: la conferenza stampa, assicurano, è solo rimandata. Mentre già montano le polemiche per un altro convegno convocato a Montecitorio da Furgiuele, stavolta sul made in Italy. Location? La sala Matteotti.
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