L’impatto dei Giochi?: “Oltre i 5 miliardi un’eredità intangibile. Lo sport è locomotiva”

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Il rettore-tedoforo Francesco Billari ha inaugurato “sPark of Change“ in Bocconi

Il rettore-tedoforo Francesco Billari ha inaugurato “sPark of Change“ in Bocconi

“Tutti vogliono avere il magico numero dell’impatto economico dei Giochi che, verosimilmente, sarà sopra i 5 miliardi. Daremo un numero molto più preciso, ma dobbiamo pensare soprattutto alle eredità intangibili e fare partecipare la cittadinanza ai risvolti di Milano-Cortina”. Dino Ruta è delegato al Movimento Olimpico dell’Università Bocconi e ha scritto per Egea “Colori olimpici“: da quel libro è nata una mostra-esperienza lungo il passaggio pedonale di via Gobbi, tra via Sarfatti e piazza Sraffa. Si chiama sPark of Change: sei stazioni, tra realtà aumentata, dati e voci di atleti.

State studiando e mostrando in diretta l’impatto delle Olimpiadi. Perché?

“Perché lo sport deve essere concepito prima di tutto come una competenza di cittadinanza: bisogna trasferirlo dal campo di gioco alla cultura di tutti i giorni. Mostriamo cosa vuol dire fare l’atleta, investire nello sport, fare il tifoso, costruire un impianto, lavorarci all’interno. C’è un’economia che ruota intorno allo sport, va raccontata”.

Come?

“Lo sport è tante cose, noi le abbiamo associate a cinque colori, cinque argomenti. Il sesto è il bianco, il colore che dà risalto a tutto il resto, lo sfondo della bandiera olimpica. Bianco per noi vuol dire “impattare“, lasciare un’eredità. Non bisogna chiedere quanto guadagna un atleta ma che impatto ha nella nostra società. Questo Sinner ce lo sta insegnando, ma anche Compagnoni e Tomba l’hanno insegnato alle generazioni precedenti. Gli atleti hanno un grande impatto così come le società sportive: avere Inter e Milan a Milano è stato un regalo che i proprietari hanno fatto alla città perché si creano tante economie, basta guardare ricavi, costi e l’eredità a medio e lungo termine”.

E quale sarà l’eredità di Milano-Cortina?

“Al di là degli oltre 5 miliardi che abbiamo prospettato anche noi, già in fase di candidatura, c’è un’eredità intangibile: ci sono tremila persone che hanno lavorato a tempo pieno per le Olimpiadi e le Paralimpiadi ed è un’esperienza che vale come un master dei master. Abbiamo territori che iniziano a “parlare“, località montane che hanno una dotazione di impianti e competenze che non avrebbero avuto. Tutto questo genererà valore in futuro. Credo che Milano-Cortina sia anche un bel binomio: avvicinare le città alle montagne e la natura alla vita urbana è un messaggio di sostenibilità”.

E tra le opere per la città?

“Uno studentato, l’Arena Santa Giulia: Milano non aveva un’arena a differenza delle altre grandi città. Dobbiamo viaggiare, guardarci intorno: gli altri sono un pochino avanti sulle infrastrutture sportive all’interno delle quali si possono fare concerti, mostre, eventi. Lo sport attira, è la locomotiva, ma poi c’è un’economia dell’intrattenimento che ruota attorno. Va letta”.

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