Clochard morto in via dell’Aprica. È il sesto caso dall’inizio dell’anno

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Da inizio anno sono sei i senza fissa dimora morti in strada a Milano

Da inizio anno sono sei i senza fissa dimora morti in strada a Milano

di NicolaPalmaDue clochard morti in meno di 48 ore. Sei dall’inizio del 2026, in appena 36 giorni. Anzi in appena 30 giorni, se consideriamo che il primo di una serie sempre più drammatica è scomparso lo scorso 5 gennaio. Una media estremamente preoccupante nella Milano che si appresta in queste ore a iniziare la luccicante avventura olimpica, se pensiamo che ci sono diverse centinaia di irriducibili che continuano a vivere in strada anche d’inverno, preferendo il gelo alle strutture d’accoglienza messe a disposizione dal Comune. Alcuni di loro si ritrovano da qualche tempo nel punto in cui la notte scorsa alcuni passanti hanno segnalato al 112 la presenza di un senza fissa dimora immobile a terra in via dell’Aprica, in zona Lancetti, sotto un porticato che si è trasformato in un mini accampamento di tende e rifugi di fortuna.

Il personale sanitario non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo, che non aveva documenti con sé e che non è stato ancora identificato. In via dell’Aprica sono intervenuti anche i carabinieri del Radiomobile e della stazione Sempione: i primi accertamenti hanno escluso segni di violenza sul corpo, avvalorando l’ipotesi che a uccidere il clochard sia stato il freddo o comunque l’effetto delle basse temperature su un fisico inevitabilmente debilitato dalla vita di strada. Martedì mattina lo stesso tragico destino è toccato a un altro senzatetto in viale Cassala: l’uomo ucraino dell’età apparente di 60 anni (pure lui non aveva documenti) è stato ritrovato senza vita sotto una sorta di tettoia, in un angolo tra due negozi. Copione identico: arrivo della polizia, nessun segno di violenza e ipotermia come unica spiegazione plausibile. Sabato mattina, altro morto in piazza Luigi di Savoia, sul lato destro della Stazione Centrale: il ragazzo di circa 25 anni, senza documenti ma con alcuni fogli in tasca che potrebbero rivelare le sue origini somale, è stato soccorso in un’aiuola, ma pure in quel caso i sanitari di Areu si sono dovuti arrendere all’evidenza di un decesso quasi certamente provocato dal freddo.

Il 16 gennaio, l’allarme è scattato poco prima delle 10.30 sotto un cavalcavia di via Padova, in un’area riservata al parcheggio dei residenti: niente da fare per un uomo sui quarant’anni, probabilmente straniero. Cadaveri ancora in cerca di un nome che possa rendere dignità alla loro fine su un marciapiedi o in un anfratto. L’8 gennaio, alcuni passeggeri diretti alla stazione ferroviaria Cadorna hanno lanciato un sos alla centrale operativa dei carabinieri per un altro senza fissa dimora deceduto: pure lui senza documenti, i militari della Compagnia Duomo sono riusciti a identificarlo dall’analisi delle impronte digitali come il cinquantunenne indiano Gharia Narendra Singi.

In tanti, invece, conoscevano a Rogoredo Andrea Colombo, un trentaquattrenne da tempo intrappolato nel girone infernale dei dannati dell’eroina: la mattina del 5 gennaio, è stato soccorso nell’area del capolinea della metropolitana M3 a San Donato Milanese, ma nel pomeriggio i medici del Policlinico San Donato hanno chiamato i militari della stazione locale per comunicare la morte in ospedale.

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