Bracconaggio notturno nel Garda, «prese tonnellate di pesce» – VIDEO

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Peschiera

Bracconaggio notturno nel Garda, «prese tonnellate di pesce» – VIDEO

Katia Ferraro
Un video girato da un pescatore sportivo ha ripreso la razzia avvenuta all’interno di un piccolo porto in località Fornaci
Nel frame due pescatori di frodo
Nel frame due pescatori di frodo
Pescatori di frodo a Peschiera
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Il video passa di cellulare in cellulare fino a quando viene diffuso al grande pubblico da Andrea Spiller, consigliere comunale di Desenzano, con un post sui social corredato da un titolo eloquente: «Bracconaggio ittico sul lago di Garda». Le immagini sono sfocate, riprese di notte e a distanza: si vede una barca in movimento in un porticciolo, con a bordo due persone. A descrivere l’accaduto è lo stesso consigliere dopo aver ricostruito la vicenda. A girare il video è stato un pescatore sportivo intorno alle due del mattino di sabato scorso. «Lui stava pescando regolarmente con la canna da pesca fuori dal porto, quando ha sentito un rumore e si è avvicinato», racconta Spiller.

Il porto, stando a quanto riferito, è quello privato in località Fornaci a Peschiera del Garda, affiancato a quello pubblico. Stando alla ricostruzione, le due persone hanno calato la rete attorno al pontile del porto (dove è sempre vietato pescare) luogo prediletto in questo periodo soprattutto dai pesci della famiglia dei ciprinidi, carpe in primis. «Basta poco tempo per far smuovere i pesci e spingerli nelle reti, per poi caricarli in barca e allontanarsi nel buio, direzione porto di Pacengo dove li aspetta un furgone per stoccare il pesce e il carrello per rimuovere la barca», ha scritto Spiller nel suo post, diventato virale. «Questi personaggi approfittano della tranquillità notturna per compiere vere e proprie razzie: si parla di tonnellate di pesce vivo da rivendere abusivamente ai laghetti di pesca sportiva oppure morto quando destinato ai mercati ittici dell’est Europa».

E aggiunge: «Subito dopo l’avvistamento si è mossa una rete di persone appassionate che monitora queste situazioni e sono state allertate anche le forze dell’ordine, che però non sono riuscite a fermarli», racconta il consigliere desenzanese a L’Arena. «Al porto di Pacengo, dove c’è lo scivolo aperto che permette di varare e alare velocemente la barca, hanno trovato squame e sangue, tracce evidenti dello scarico del pesce». Modus operandi che a Walter Calicante, guardia ittica dell’Unione pescatori sportivi del Garda, ricorda l’operazione di contrasto al bracconaggio condotta un paio d’anni fa negli stessi luoghi, che aveva portato al sequestro di un chilometro di reti non consentite sul Garda e alla liberazione delle carpe che erano state catturate. Diffondendo il video e rendendo pubblico quanto accaduto qualche giorno fa, Spiller, a sua volta pescatore sportivo, ha voluto «puntare i riflettori su fatti che si verificano da anni sul Garda», spiega.

Impatto sull’ecosistema

«L’intento è creare consapevolezza nell’opinione pubblica su situazioni che hanno un impatto sull’ecosistema e sul patrimonio generale di tutti. L’unico modo per arrivare a una soluzione è intervenire a livello normativo con misure restrittive e orientate a contrastare davvero il fenomeno», prosegue. «Ad esempio limitando la pesca professionale solo a chi ha licenza in quel luogo e impedendo certi tipi di pratiche, tra cui la posa di reti in posti discutibili: nei porti è già vietato, ma non lo è nei canneti dove si fanno gli stessi danni se non di più». D’accordo Filippo Gavazzoni, vicesindaco di Peschiera e vicepresidente della Comunità del Garda, da anni impegnato sui temi della difesa dell’ecosistema lacustre: «Non rilascio commenti sul video, di cui non mi è possibile comprendere la dinamica», premette, «quanto alle idee normative, avevo già fatto proposte di questo tipo ai tecnici delle regioni Veneto, Lombardia e della Provincia autonoma di Trento: è necessario contingentare le licenze, percorso che si sta facendo, ma anche evitare che possano venire sul lago pescatori di professione con licenze altrove, altrimenti la gestione diventa impossibile.

Bisogna capire se questa limitazione è possibile a livello normativo. Vista la situazione di calo del pescato bisogna però prendere provvedimenti e uno dei primi è avere il controllo di chi, quanto e come pesca, per il bene di tutti».

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