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Dimore storiche: restauri con vista, tra stoffe e affreschi volàno da 2 miliardi
Maria Pace Odescalchi, presidente Adsi: «Il nostro è un investimento nel patrimonio architettonico italiano».
E si aggiungono ospitalità, eventi e produzione agricola. Mattoscio (Fondazione Pescarabruzzo): «La cultura si coniuga coi modelli di crescita»

Civita D’Antino, Abruzzo, un migliaio di abitanti scarso. Qui, a fine Ottocento, si creò una scuola d’arte diffusa, fondata dal pittore danese Kristian Zahrtmann e diventata cenacolo di artisti scandinavi e non solo.
Sulla costa, a Pescara, la collezione degli Impressionisti scandinavi ha trovato casa in una sezione dell’Imago Museum. «Museo d’arte moderna e contemporanea originalissimo, inaugurato a settembre del 2021 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella», sottolinea Nicola Mattoscio, presidente di Fondazione Pescarabruzzo, proprietaria dell’edificio storico vincolato in cui ha sede il Museo, di cui è promotrice. «L’obiettivo è coniugare la cultura con modelli di crescita e sviluppo territoriali – aggiunge il presidente – In questo caso si dimostra l’integrazione tra l’area urbana di Pescara e il contesto delle aree interne. Civita D’Antino ospita, d’estate in particolare, molti turisti dalla Danimarca come dalla Germania, grazie anche ai voli dall’aeroporto internazionale di Pescara».
LA RETE
La Fondazione è associata all’Adsi, l’Associazione dimore storiche italiane. E la realizzazione del polo museale è un esempio di recupero a nuova vita di un edificio storico, appunto, e vincolato. Tra palazzi, ville e castelli, ce ne sono 46mila in Italia. Quasi il 30% si trova nei Comuni con meno di 5mila abitanti e ha attirato più di due milioni di visitatori, degli oltre 35 milioni totali del 2024. Realtà di ospitalità, di produzione agricola, di eventi e di cultura. «Le aree interne sono veicoli di ripartenza di parti del Paese, evitare l’abbandono è fondamentale. E le dimore sono centri di economia per il territorio», sottolinea Maria Pace Odescalchi, presidente Adsi, che per cominciare porta altri due esempi pratici, in questo caso dall’Umbria. «A Panicale una coppia di americani ha acquistato un castello e ne ha fatto un Museo del puzzle. Nello stesso comune un altro americano ha investito in un hotel a chilometri zero».
Un dato economico da guardare tocca proprio il recupero degli edifici, tra manutenzione e restauro. I numeri dell’Osservatorio del Patrimonio culturale privato dicono che nel 2024 mantenere in forma le dimore storiche vincolate ha richiesto 1,9 miliardi di euro: 1,2 miliardi solo per interventi straordinari. «Un investimento diretto nel patrimonio architettonico italiano», spiega l’Adsi, nata nel 1977 per favorire la conservazione, la valorizzazione e la gestione di questi beni, e che oggi conta 4.500 soci.
Una rete fatta di «realtà straordinarie, un grande museo diffuso» che si declina in professionalità specifiche. «Quando si parla di lavori, trattandosi di riportare alla luce o mantenere un bene storico vincolato, il restauro richiede edilizia specializzata. Pensate poi agli affreschi e al mobilio che richiedono maestranze specifiche. Così le stoffe e il restauro di affreschi e quadri – rimette in fila la presidente Odescalchi – Si tratta di professionalità spesso richieste anche all’estero che però a volte, ahimè, non hanno la forza per reggersi». Il moltiplicatore dell’impatto di manutenzioni e restauri sull’indotto – ricostruisce l’Osservatorio, di cui è autore il professor Luciano Monti dell’Università Luiss Guido Carli – è del 2% circa (con un range compreso tra l’1,8% e il 2,02) per ogni euro investito.
Il 60% delle dimore svolge attività economica, contribuendo alla destagionalizzazione dei flussi. Il 17% attività agricola (+17% sul 2023). La totalità delle dimore produttrici di vino offre percorsi di degustazione. Le esportazioni coprono il 25-30% della produzione agricola, per l’80% verso Paesi europei. Si calcola poi che il 34% delle aziende vitivinicole italiane è legato a una dimora storica. Oltre duemila dimore, nel 2024, hanno realizzato almeno un evento. Circa 17mila hanno promosso iniziative gratuite o con finalità sociale. Nella sola Giornata nazionale delle dimore storiche 2025 i visitatori sono stati oltre 250mila. A caccia di esperienze. Il 35% delle dimore è destinato oggi a locazione e, tra queste, 3.700 offrono formule di ospitalità turistica breve: un segmento cresciuto in un anno del 46%. «Il Pnrr giardini ha creato un ulteriore veicolo di indotto – sottolinea Maria Pace Odescalchi – Ne hanno usufruito 39 nostri soci. Tra questi il Giardino di Pojega a Negrar di Valpolicella, il Castello Ruspoli di Vignanello, Villa Tasca a Palermo, Villa Tiepolo Passi a Carbonera».
Un’ulteriore riflessione: «Allo stato attuale ci sono 10mila dimore pronte ad avviare o ad ampliare le proprie attività economiche. Ci sono milioni di metri quadrati di spazi non utilizzati: il tema è preservare. Ci sentiamo partner delle istituzioni pubbliche nella custodia del Paese. Ma proprio perché dimore vincolate, in cui non sono possibili frazionamenti né cambi d’uso, oppure perché in aree interne, non sempre è possibile o ha senso realizzare per esempio degli hotel, ma rendere possibile invece la fruizione di poche camere questo sì. Servirebbe una norma generale in grado di rendere più accessibile l’ospitalità extra alberghiera. In particolare laddove si parla di piccoli numeri. E sempre nel rispetto dei luoghi».
LO SVILUPPO
Il concetto di rete si estende allora alla collaborazione con enti e associazioni. A gennaio Adsi ha siglato un protocollo d’intesa con Acri – Associazione di Fondazioni e Casse di risparmio: un accordo di tre anni per concretizzare iniziative in diversi ambiti, dalla formazione – con progetti proprio nell’ottica della conservazione e del restauro – alla realizzazione di eventi. «Per le Fondazioni di origine bancaria – ha dichiarato Giovanni Azzone, presidente di Acri, alla presentazione del Protocollo – il patrimonio culturale, di natura pubblica e privata, costituisce un bene di interesse collettivo, in quanto parte integrante dell’identità dei territori. Rafforzarne la conoscenza e l’accessibilità contribuisce ad accrescere la consapevolezza delle comunità, favorendo coesione sociale e una maggiore capacità di affrontare le sfide future».
Lo scorso autunno, un primo protocollo strategico era stato firmato tra Adsi e Abi – Associazione bancaria italiana. Una collaborazione triennale su più direttrici. Tra queste, la promozione di strumenti finanziari agevolati per il restauro, la conservazione, l’efficientamento energetico e la digitalizzazione del patrimonio artistico e culturale delle dimore. «Attraverso questa intesa – aveva dichiarato nell’occasione Antonio Patuelli, presidente Abi – il mondo bancario rafforza il proprio impegno nel sostenere la cultura e l’economia dei territori. Promuovere collaborazioni virtuose con chi tutela questi luoghi significa anche investire in progetti di coesione e sostenibilità. È un segnale concreto di come il settore bancario contribuisce attivamente alla valorizzazione delle risorse culturali e territoriali, favorendo iniziative che generano impatto sociale positivo e rafforzano il senso di comunità».
Per “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026”, l’Adsi è al fianco dell’Associazione Angelo de Nardis di Prata nel progetto “Dimore Culturali”: 24 dimore storiche vincolate aderenti alla sezione Abruzzo dell’Adsi, a L’Aquila e nel suo territorio, sono sedi e protagoniste di eventi, incontri e iniziative culturali.
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