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Marco Elio Rottigni, dg di Abi:«Rischio geopolitico? Può rappresentare una leva per cambiare il modo di fare banca»
Il dg di Abi: «In 5 anni gli istituti sono disponibili a far fronte alle necessità concrete per adeguare l’hardware e il software per l’euro digitale»

Dottor Marco Elio Rottigni, dg Abi, la geopolitica ha un ruolo centrale nelle dinamiche di posizionamento economico dei Paesi. Quali i punti di attenzione per l’Italia?
«Per quanto riguarda l’Italia, il suo ruolo di “Paese trasformativo”, caratterizzato da una forte capacità manifatturiera, dalla trasformazione di materie prime importate e dall’inserimento in catene globali di valore, rende la dimensione geopolitica un fattore determinante da considerare. Dall’inizio del conflitto russo-ucraino, gli indici internazionali che misurano il rischio geopolitico hanno registrato un forte incremento in un range compreso tra il 40% e il 110% rispetto ai livelli precedenti. Inoltre, l’indice di incertezza sulle politiche commerciali a gennaio 2026, ha raggiunto 367 punti, a fronte di una media storica pari a circa 40 punti (1960–2024). L’impatto di questa incertezza non è uniforme tra i Paesi: le economie più integrate nelle catene globali del valore e più dipendenti da flussi commerciali e logistici internazionali risultano maggiormente esposte».
Come impatta lo scenario geopolitico su strategie e operatività delle banche?
«La solidità del settore bancario italiano è caratterizzata da liquidità superiore ai requisiti normativi e da un’alta qualità degli attivi, ma l’orizzonte si annuncia complesso. La congiuntura internazionale vede il rallentamento di economie chiave come Germania e Francia e pone la necessità di una diversificazione geografica, del monitoraggio anticipato dei rischi e piani di emergenza in risposta a shock improvvisi. In questo scenario, va sottolineato che il rischio geopolitico non si traduce esclusivamente in vulnerabilità. Se adeguatamente compreso e gestito, può diventare una leva per rafforzare la capacità strategica delle banche e per ripensare modelli di business in una prospettiva internazionale di medio-lungo periodo».
Considerato il rischio geopolitico come priorità della Vigilanza Bce, quali ulteriori valutazioni sono richieste alle banche?
«Le banche sono chiamate a rafforzare la propria capacità di risposta alle scosse geopolitiche, sviluppando capacità di lettura e gestione di tali rischi, integrandoli nella strategia aziendale e nelle decisioni di business con l’obiettivo di proteggere gli asset e individuare nuove opportunità di crescita. Abi lavora a fianco delle banche per supportarle in questo percorso. Stiamo valutando il lancio di un ecosistema di formazione, analisi e confronto sulla geopolitica e sull’economia internazionale per rafforzare le capacità di lettura e gestione dei rischi geopolitici, mettendo a disposizione delle banche un radar comune per intercettare tempestivamente rischi emergenti e scenari in evoluzione».
Rischio geopolitico, cybersicurezza e cripto-attività, come stanno ridefinendo le priorità di Abi e del settore bancario?
«In un contesto geopolitico segnato dall’aumento della frequenza e della sofisticazione degli attacchi, le banche hanno ulteriormente rafforzato prevenzione e risposta attraverso investimenti continuativi. Secondo i dati Abi Lab più recenti, tra il 2020 e il 2024 le banche italiane hanno investito oltre due miliardi di euro in cybersicurezza. Il 70% delle banche colloca le iniziative di continuità operativa tra le prime dieci priorità Ict, mentre la gestione del rischio cyber è stabilmente tra le prime cinque per una quota significativa del settore».
Come può contribuire l’euro digitale alla sicurezza, all’inclusione finanziaria e alla fiducia nella moneta?
«Il progetto dell’euro digitale rappresenta una sfida impegnativa nonché una opportunità strategica, per l’Europa e per tutto il sistema dei pagamenti, favorendo il rafforzamento dell’economia e dell’autonomia della Ue e riducendo la dipendenza dai fornitori di servizi di pagamento extra Ue, come risposta ai monopoli delle Big Tech e alle criptoattività. Quale forma prenderà l’euro digitale è tema centrale: l’effettiva realizzazione dovrà evitare impatti sulla stabilità finanziaria e bancaria. I costi per la sua introduzione graveranno anche sulle banche: secondo una stima elaborata da Abi Lab con 18 gruppi bancari italiani, l’adeguamento dei sistemi informativi richiederà almeno 880 milioni di euro. A questi si aggiungono i costi pubblici: la Bce prevede 1,3 miliardi per le prime forniture esterne. Andrà inoltre definito l’uso “offline”, assicurandone la piena coerenza con le norme antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo».
Innovazione tecnologica e intelligenza artificiale rappresentano una nuova frontiera. Come si stanno preparando le banche?
«Lo sviluppo tecnologico svolge un ruolo strategico ed è un volano di competitività. I dati più recenti Abi Lab mostrano l’impegno continuo e crescente del settore sul fronte della tecnologia: le banche operanti in Italia hanno progressivamente aumentato gli investimenti in tecnologia, che nel 2024 hanno raggiunto i 6,3 miliardi di euro. Negli ultimi cinque anni, la spesa Ict è cresciuta di circa il 20% e, in termini assoluti, parliamo di una spesa complessiva di oltre 20 miliardi di euro in un arco di tempo che va dal 2019 al 2024».
Innovazioni e competitività del settore bancario sono un binomio inscindibile?
«Nel contesto di rapida evoluzione a causa della digitalizzazione e fintech, lo sviluppo tecnologico è un fattore cruciale di competitività ed è pervasivo. L’innovazione incide su tutti gli aspetti del settore, dai presidi per la sicurezza e contro i rischi cyber, efficienza operativa e data governance».
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