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India, allo studio il tetto agli investimenti esteri nelle banche statali
Riflettori puntati sul Subcontinente: ha la popolazione giovane più numerosa al mondo. Il Paese ha la nona riserva aurea al mondo

Il governo indiano potrebbe aumentare il tetto agli investimenti diretti esteri nelle banche statali al 49% rispetto all’attuale 20%.
L’annuncio del segretario ai servizi finanziari dell’India, M Nagaraju, è solo una conferma delle potenzialità di investimento nel Paese che ha registrato una crescita robusta nell’ultimo decennio, trainata dalle riforme strutturali e dagli investimenti infrastrutturali.
In particolare, ora è in crescita l’interesse straniero per il settore bancario, come dimostra l’acquisto, da parte della Emirates NBD con sede a Dubai, di una quota del 60% della banca privata RBL Bank per 3 miliardi di dollari. Una delle leve per l’afflusso di capitali, favoriti ora anche dallo storico accordo con l’Europa. Del resto l’India promette una storia di crescita strutturale nel lungo periodo dettata dall’urbanizzazione e dalla digitalizzazione obbligata. Per la verità, dopo anni di ottime performance e un rialzo del rating, nel 2025 il mercato azionario indiano ha sottoperformato rispetto al resto dei mercati emergenti. In molti hanno preferito la Cina.
Eppure il Paese sarà l’economia principale con la crescita più rapida nei prossimi cinque anni, scommette Laurence Bensafi di RBC BlueBay «e, grazie al suo profilo demografico favorevole, si distingue come una delle opportunità più interessanti tra gli emergenti». L’India ha la popolazione giovanile più numerosa al mondo che le garantisce un sostanziale dividendo demografico per rafforzare la traiettoria di crescita. Una leva nel lungo termine per l’India può essere la crescita trainata dai consumi e da una nuova spesa in conto capitale privata. I consumi hanno subito una frenata, quest’anno, per l’aumento della tassazione e dell’indebitamento delle famiglie. Ma misure come la riforma della tassa su beni e servizi (GST) e i tagli fiscali per sostenere i consumi dovrebbero cambiare la narrativa. C’è però un altro nodo cruciale da considerare.
Con il raddoppio in un anno, l’oro fa scintillare le riserve della banca centrale – 880 tonnellate d’oro che collocano l’India al nono posto nella classifica mondiale. A risplendere però è soprattutto la fortuna delle famiglie che ne possiedono più delle dieci maggiori banche centrali messe insieme. Morgan Stanley stima che le famiglie indiane possiedano fino a 34mila tonnellate del metallo giallo, anche se le stime più comuni si aggirano sulle 25mila tonnellate. Una buona notizia per i consumi. Ma intanto, dice La Financière de l’Echiquier, stanno esplodendo i prestiti garantiti dall’oro. E questa è un’altra buona notizia per i consumi.
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