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Il gioco di equilibri tra sovranità europea e forza del tech Usa
Il 2026 si è aperto con un flusso di capitali che va meno negli States e più verso il resto del mondo. Ma è impossibile restare fuori dalla rivoluzione
digitale americana. Come bilanciare il portafoglio con l’indipendenza Ue

Lo stress test dei mercati di gennaio ha confermato quanto era già ben chiarito nel 2025.
Oggi sovranità tecnologica, e quindi anche energetica, vuol dire tutto. Ecco perché tra le mosse geopolitiche di Trump ossessionato dall’avanzata cinese, gli ultimi numeri sugli utili e gli investimenti dell’IA e le prove di difesa dell’Europa, emergono due grandi dilemmi dalle ultime analisi di banche d’affari e Asset Manager. Il primo riguarda la capacità dell’economia digitale guidata dalle Magnifiche Sette americane, Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla, di reggere a valutazioni astronomiche nonostante le correzioni e le preoccupazioni sull’indebitamento. Il secondo nodo riguarda invece le opportunità per agganciare sui mercati quella sovranità necessaria, tra sicurezza e tecnologia, che l’Europa non può più rimandare.
Sul primo fronte, sono gli ultimi numeri raccolti da Bloomberg a rispondere. Bolla o no – e i più non credono che sia ancora il caso di parlarne – appare praticamente impossibile stare fuori dal mercato Usa dominato dalle Big Tech insieme a Broadcom (valgono un terzo del mercato Ue e Usa messi insieme). Ben vengano diversificazione e selezione nel portafoglio, ma quando le grandi società Usa raccolgono nel 2025 oltre 6,7 trilioni di ricavi in più rispetto ai cugini Ue, stare fuori da questo affare significa prendersi un bel rischio.
Questo non vuol dire che non si debba guardare all’Europa e ai suoi sforzi verso l’indipendenza. Del resto, non sono solo le dichiarazioni politiche dal Forum di Davos in poi. Sono i mercati ad aver metabolizzato quanto è oramai evidente: il vecchio asse atlantico non basta più a garantire crescita, sicurezza e stabilità. Dunque l’Europa si gioca ora più che mai la partita della sovranità. Ed è proprio qui che i flussi di capitale delle ultime settimane raccontano la storia meglio di qualsiasi dichiarazione politica per Gabriel Debach di e-Toro. Le azioni internazionali stanno attirando volumi massicci. I fondi equity dei mercati sviluppati hanno raccolto oltre 50 miliardi di dollari netti da inizio anno. E l’equity internazionale sta attirando flussi quasi 50 volte superiori a quelli Usa.
I SETTORI
Quali i settori “sovranity driven” in Europa? Per Thomas Friedberger di Tikehau Capital, nei prossimi anni l’Europa offrirà opportunità uniche in quasi tutte le asset class, dal private debt al private equity, dalle azioni alle obbligazioni, fino ai real assets. «Gli sforzi europei verso l’indipendenza dovrebbero avvantaggiare in particolare i settori della difesa, della cybersecurity e della decarbonizzazione». Inoltre, c’e’ in generale un forte potenziale nei Private Debt Secondaries, così come nel real estate value-add e nel debito immobiliare. Nel 2026 la crescita sarà trainata più dagli investimenti che dai consumi. Massicci impegni per rafforzare resilienza e sovranità, saranno finanziati tramite deficit e investimenti privati, con due conseguenze: pressione sui tassi a lungo termine e crescita concentrata nei settori che spendono.
Dunque il valore si sta spostando dalla generazione di efficienza alla creazione di resilienza e sovranità. Ecco perché in Europa, l’espansione fiscale, la politica monetaria, valutazioni ragionevoli, bassi livelli di leva nel settore privato e la fine del deleveraging del sistema bancario creano opportunità significative. L’Europa sembra offrire il miglior profilo di rischio-rendimento. E il finanziamento di acquisizioni per creare campioni Ue tramite il private credit rappresenta un’occasione. Le opportunità sono anche nei casi speciali: aziende in salute con strutture di capitale deboli, infrastrutture strategiche e asset che necessitano di riposizionamento, situati in location di qualità. Nell’azionario, meglio privilegiare una certa disciplina sulle valutazioni e focus sulla crescita e sui fattori abilitanti della resilienza: società attive nei settori aerospace e defence, sovranità industriale, transizione energetica, infrastrutture strategiche e cybersecurity. Quanto al fronte tech, l’IA è entrata nell’era della supply chain concreta, e chi controlla la parte tangibile detta legge. L’hardware fisico, spiega e-Toro, soprattutto negli Stati Uniti, sta cannibalizzando il software, messo sotto pressione da una crescita che non basta più a giustificare valutazioni elevate e da livelli di capex che il mercato inizia a percepire come un buco nero senza ritorni immediati. Gli ultimi segnali lo confermano. Al crollo di Microsoft si è affiancata in Ue la caduta di SAP ed STM. Sul fronte opposto, il boom di Sandisk e Western Digital, il record di Apple e i massimi di ASML hanno rafforzato una polarizzazione già evidente nei dati di portafoglio.
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