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Ci vediamo in “call”? Una semplice telefonata non basta più
Una video-chiamata è persino più emozionante di una telefonata tra innamorati; ma come capita sempre, quando gli occhi invadono il terreno dell’ascolto, si perde un po’ di poesia. E fioriscono gli sfondi

Ogni malattia lascia qualche strascico, qualche postumo fastidioso.
Il Covid ci ha lasciato le call, o video-call, se preferite. Sembra un secolo, ma sono passati solo sei anni, da quando il virus si affacciò nel nostro Paese. Oltre alle tragedie, troppe, ci ha cambiato la vita e le abitudini. Ogni tanto compare ancora qualche mascherina, fino ad allora prerogativa di qualche turista giapponese. E un po’ di lavoro da remoto si è consolidato, molto meno di quello verso cui sembravamo destinati.
Meno viaggi per lavoro? Sì e no, dopo il crollo dei primissimi anni post-Covid si sono ripresi gli eventi “in presenza”, come si usa dire con una locuzione quasi fantasmatica. Di certo si sono affermate senza freni le video-call. All’inizio erano le naturali e provvidenziali sostituzioni delle riunioni, in ufficio, a scuola, in parrocchia, nei condomini. Poi sono diventate un vezzo, un’abitudine. Le assemblee di condominio non hanno abbassato il tasso di litigiosità, ma sono diventate meno pericolose. Ci si ferma alle minacce verbali, non si passa più all’aggressione fisica. Per molte altre circostanze sono diventate un automatismo.
Una video-chiamata è persino più emozionante di una telefonata tra innamorati; ma come capita sempre, quando gli occhi invadono il terreno dell’ascolto, si perde un po’ di poesia, che è fatta di esitazioni, di pause, di silenzi. Se capita un silenzio di troppo in una video-chiamata subito si pensa a un problema di connettività. Tra le esperienze paradossali c’è quella della telefonata di lavoro, fatta tra due soli interlocutori, sostituita da una video-call. Perché? Probabilmente ci stiamo dimenticando che tra le funzioni dello smartphone c’è anche quella della banale “fonia”. Di fatto piovono inviti per collegarsi in “call” senza muoversi da casa. Ma con il rischio di farci vedere scarmigliati, mal vestiti, o in ambienti troppo privati. E fioriscono gli sfondi, le più improbabili architetture di interni, le immagini psichedeliche, le giungle floreali. Oppure, invece del volto, compaiono le “sigle” del convenuto, se non l’immagine del suo profilo social, una caricatura, una vignetta, un arcano simbolo che dovrebbe sintetizzare la sua personalità, ma senza farsi vedere. Ma allora perché non una telefonata? Una volta allungava persino la vita.
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