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Le opportunità per le eccellenze italiane: olio e vino volano verso Oriente
L’agroalimentare italiano, dopo aver messo a segno un valore record nell’export del 2025 pari a 73 miliardi, continua a volare e punta dritto a nuove rotte verso oriente, come India e Giappone. Dove porta in tavola soprattutto l’olio e il vino

Si apre un nuovo mondo per l’agroalimentare made in Italy che, nonostante le tensioni geopolitiche, ha chiuso il 2025 con un valore record dell’export di 73 miliardi.
E sui mercati punta le sue carte migliori che hanno reso la filiera allargata un sistema chiave del Paese con un valore di 707 miliardi. India, Sud America, Giappone, Canada, Emirati Arabi, Australia: la lista dei Paesi con cui la Ue ha firmato intese o sta trattando è lunga. Dopo lo shock dei dazi Usa, la parola d’ordine è diversificare. Aprendo nuove rotte.
L’India è il mercato destinato a dare grandi soddisfazioni. Con l’abbattimento dei dazi, grazie all’accordo siglato con la Ue, l’Italia è pronta a giocare la partita con olio, vino e ortofrutta. Finora anche per le tariffe al 45%, di olio il Belpaese ne ha inviato in India davvero poco (3,8 milioni contro 2,9 miliardi di export totale). Si tratta di un’occasione da non perdere per ridare slancio a un prodotto, simbolo della dieta mediterranea, che sta attraversando un momento difficile per l’invasione di prodotto extracomunitario (500 milioni di chili) di scarsa qualità e a prezzi stracciati, che ha depresso i listini dell’extravergine italiano, come ha denunciato Coldiretti.
Discorso analogo per il vino, che ha perso smalto negli Usa e deve affrontare il ribasso dei consumi “in casa”. L’India, dove attualmente le spedizioni di etichette italiane valgono solo 2,6 milioni, può diventare un mercato d’oro. E proprio sul vino il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha annunciato «una grande promozione per consolidare i nostri mercati importanti a cominciare dagli Usa e aprirne altri, come sta avvenendo con l’India».
Ottimi frutti li sta dando l’accordo di partenariato economico con il Giappone. Il Paese – spiega Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia – sta gradualmente azzerando i dazi per molti prodotti agricoli di valore come vino, carne, latticini, pasta e cioccolato. E dopo l’entrata in vigore dell’intesa (2019) l’export agroalimentare dei “27” è cresciuto di 267 milioni e nel 2023 la Ue ha registrato un avanzo di circa 9 miliardi. L’Italia è messa molto bene con un valore delle vendite in Giappone di 1,9 miliardi nel 2025, tra extravergine, formaggi Dop/Igp e vini di qualità. Con il Ceta tra il 2017 e il 2023 l’export di agro-food comunitario è aumentato di 400 milioni, ma sono cresciute di 250 milioni anche le importazioni.
E poi c’è l’opportunità delle Indicazioni geografiche (Dop e Igp) di cui l’Italia è leader nella Ue, piatto forte di tutte le intese. Nell’accordo con il Mercosur sono 57 quelle italiane, con l’India si sta trattando. E con la riduzione dei dazi sui formaggi è più vicina anche la Cina dove le vendite hanno segnato (dati Coldiretti/Filiera Italia) un aumento del 207% dal 2020. Ma si può fare ancora di più. «Oggi – afferma Scordamaglia – dovremo affrontare accordi con Vietnam, Thailandia, Filippine, Malesia ed Emirati e se le nostre richieste verranno preventivamente attuate con regolamenti Ue, dalla reciprocità ai controlli fino alle indicazioni di origine, saranno vere opportunità».
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