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Nuova aggressione al personale della Polizia penitenziaria. Durante le operazioni di controllo previste dall’ordinamento penitenziario, preliminari alla traduzione di un detenuto presso il Tribunale per un’udienza, un detenuto, già imputato per aggressione nei confronti di agenti in servizio presso diversi istituti della nazione e gravato da precedenti penali rilevanti, all’invito di sottoporsi alle procedure di ammanettamento ha aggredito un poliziotto della scorta, colpendolo al ginocchio e costringendolo a ricorrere alle cure del pronto soccorso cittadino.
Non pago del primo gesto violento, il detenuto ha successivamente tentato di colpire anche l’ispettore capo scorta; solo grazie alla prontezza e alla professionalità del personale presente è stato possibile evitare conseguenze peggiori, quindi procedere all’ammanettamento e garantire la regolare traduzione in udienza.
Il Sappe: “Non più tollerabile la grave carenza di organico”
A esprimere solidarietà agli agenti coinvolti è la segreteria locale del SAPPE, che rende noto come il medesimo detenuto, già alcune settimane fa, avesse tentato di aggredire e minacciare altro personale. Sempre il sindacato rileva come non sia più «tollerabile la grave carenza di organico presso il reparto di Castrovillari, più volte segnalata sia al DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) sia al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria, aggravata dalla sottrazione del comandante di reparto per quattro giorni a settimana al fine di sopperire alla mancanza del comandante della Casa Circondariale di Rossano». Si chiede pertanto all’Amministrazione un intervento immediato e risolutivo volto a «ristabilire adeguate condizioni di sicurezza e a garantire la piena operatività dell’istituto, nonché la tempestiva conclusione dei lavori delle sale destinate alle videoconferenze, strumenti ormai indispensabili per ridurre i rischi connessi alle traduzioni dei detenuti». Contestualmente si rivolge un appello alla politica affinché «intervenga con norme chiare e prive di margini interpretativi, prevedendo, per i detenuti considerati pericolosi, l’obbligo — senza alternative — di presenziare alle udienze tramite videoconferenza direttamente dai propri istituti di detenzione, a tutela dell’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria e della sicurezza collettiva».
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