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Leo: «Al lavoro per estendere l’ipermmortamento». Pronte ad arrivare 2,4 milioni di lettere dal Fisco

Governo al lavoro per rivedere l’iperammortamento ed eliminare i requisiti territoriali sugli investimenti fatti dalle aziende che escludono dall’incentivo beni prodotti fuori dalla Ue. Un limite del nuovo piano Transizione 5.0 uscito dall’ultima manovra di bilancio che avrebbe ostacolato l’accesso a determinate tecnologie e filiere. Non a caso le bozza del decreto attuativo del provvedimento cui stava lavorando il ministero delle Imprese aveva cercato di attenuare la portate delle limitazioni con una interpretazione un po’ più estensiva della clausola del Made in Ue. «Stiamo lavorando con l’obiettivo di eliminare queste limitazioni territoriali», ha annunciato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, intervenendo all’appuntamento Telefisco organizzato dal Sole24Ore, «Quindi, indipendentemente da dove viene effettuato l’investimento, è premiato e può fruire dell’iperammortamento».
La correzione arriverà nel primo provvedimento utile, quindi forse con un emendamento, correggendo la norma primaria. L’annuncio è stato salutato con favore sia dalla politica, sia dal mondo dell’industria sia dai commercialisti. «Serve anche semplificare le procedure e rendere strutturale l’incentivo», ha aggiunto il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio.
Intanto dal Fisco sono pronte ad arrivare ai contribuenti 2,4 milioni di compliance dall’Agenzia delle Entrare. Si tratta di ‘reminder’ per ricordare al contribuente di verificare se il suo comportamento sia stato o meno corretto», ha spiegato il direttore dell’Ente, Vincenzo Carbone. Solo lo scorso anno sono stati intercettati 200mila evasori totali, di questi il 57% non aveva presentato dichiarazione; 86mila erano completamente sconosciuti al fisco.
LE STIME
Intanto una analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio ha calcolato gli effetti sul rapporto debito pil del recupero del gettito fiscale.
Se il Paese continuasse fino al 2028 con il ritmo tenuto fino al 2023 l le entrate fiscali aumenterebbero strutturalmente fino a 0,3 punti percentuali di pil e, nel medio-lungo periodo (2041), il rapporto debito pil si ridurrebbe di oltre 4 punti percentuali, dal 122,5% al 118%. In uno scenario più ambizioso, basato sugli andamenti osservati tra il 2016 e il 2023, le entrate aumenterebbero di 0,4 punti percentuali di pil e il calo nel medio-lungo termine sarebbe di oltre 6 punti percentuali, scendendo nel 2041 al 116%.
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