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Bce, tassi fermi e lente sull’eurodollaro. Lagarde: lista delle riforme per i leader Ue
«L’economia europea tiene nonostante il contesto globale, ora rafforzare la crescita e liberare il talento inespresso»

Tassi d’interesse fermi per la quinta volta consecutiva. All’unanimità, quello di riferimento sui depositi è stato lasciato ancora una volta invariato al 2% dal consiglio direttivo della Banca centrale europea che si è riunito a Francoforte.
Il livello del costo del denaro va bene così, è il messaggio che la presidente dell’Eurotower Christine Lagarde ha mandato ai mercati al termine dell’incontro. Il tasso principale rimane al 2,15%, mentre quello marginale al 2,40%, sui livelli raggiunto con l’ultimo taglio del giugno scorso, dopo le sforbiciate complessive di due punti percentuali in un anno.
La decisione era ampiamente attesa. «La valutazione aggiornata» della situazione macroeconomica «conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine», si legge nel comunicato finale, secondo cui «l’economia continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale.
Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita».
IL CAMBIO
Certo, l’incertezza derivante dalle tensioni geopolitiche e commerciali, complice una sempre imprevedibile Casa Bianca, continuano a pesare, riconosce la Bce. Ma questo non si tradurrà, nell’immediato, in nuovi interventi di riduzione dei tassi d’interesse di fronte a un euro che si rafforza nel cambio con il dollaro e, sommandosi ai dazi, toglie slancio all’export Ue. Il cambio con il biglietto verde (oggi intorno a 1,18 dopo aver quasi toccato 1,21 a fine gennaio) si sta comunque muovendo all’interno di «un intervallo pienamente in linea con la media complessiva da quanto esiste la moneta unica», ha affermato Lagarde, escludendo (per ora) un intervento.
Chi, invece, secondo la numero uno della Bce dovrebbe rimboccarsi le maniche sono i leader dei 27 Stati Ue. È a loro che, in vista del ritiro informale di giovedì prossimo al castello belga di Alden Biesen, dedicato al rilancio della competitività con la partecipazione di Mario Draghi ed Enrico Letta, Lagarde invierà una “lista della spesa” delle riforme da realizzare senza perdere tempo. «Questa è la nostra “checklist” di ciò che riteniamo in grado di rafforzare la crescita, migliorare la produttività e liberare davvero il talento inespresso dell’Europa», ha detto la francese, annunciando un’iniziativa piuttosto inusuale da parte dell’Eurotower per fare pressione sui governi.
Tra le priorità assolute per Francoforte rientrano il completamento dell’unione dei mercati dei capitali e dell’unione bancaria, l’euro digitale (per averlo in funzione nel 2029), sostegno all’innovazione e semplificazione normativa. Accanto a ciascun dossier, ci sarà una casella da spuntare. Se i Ventisette lo vorranno.
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