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Pesante ribasso della sterlina. Tassi e Pil: l’incubo di Starmer

Non bastava il ciclone Epstein e la nomina controversa dell’ambasciatore Peter Mandelson. Per ora le dimissioni sono scongiurate per il premier britannico. Ma la prossima grana di Keir Starmer rischia di essere l’esplosione del costo del debito, dopo i picchi dell’anno scorso, oltre a dover fare i conti con le picconate arrivate dal mercato sulla sterlina. Il termometro dell’instabilità politica ha messo in allarme i mercati che guardano ora alla pessima posizione del partito laburista nei sondaggi ea un indice di sfiducia record. Non un bel quadro in vista delle elezioni suppletive di fine mese e delle elezioni locali di maggio.
Si preannunciano mesi turbolenti per la politica britannica a poco più di un anno e mezzo dal successo di Starmer. E «la prospettiva di un cambio sia del primo ministro che del cancelliere Rachel Reeves rimane una delle principali minacce per la sterlina quest’anno», un sentire Ing Bank. Un cambio di leadership può solo far scattare un’espansione fiscale, nella lettura dei mercati. E date le difficoltà di lunga data del Regno Unito in tema di finanziamento del debito, i mercati non potrebbero prenderla male. Ecco perché mettono le mani avanti.
Nel giorno in cui la Bank of England lascia i tassi invariati al 3,75% – ma durerà poco – e certifica il rischio di una crisi occupazionale (le ultime previsioni indicano quasi 100.000 disoccupati in più rispetto alle attese di novembre), mentre l’inflazione è inaspettatamente risalita al 3,4%, la pressione sui titoli di Stato è arrivata a livelli di allarme rosso. Il divario tra i rendimenti dei Gilt a due e dieci anni (con il tasso che ha raggiunto il 4,6%) è ai massimi dal 2018, mentre la sterlina è stata la valuta con la performance peggiore tra tutte ieri. Senza contare il rendimento a 30 anni salito al livello più alto da novembre (fino al 5,38%). Del resto, il debito a più lunga scadenza, si sa, è più sensibile al rischio politico e fiscale, mentre i titoli a breve scadenza tendono a essere guidati principalmente dalla politica monetaria. La sterlina è invece scesa fino allo 0,7% a 1,3557 dollari, il minimo in quasi due settimane. Con le opzioni sulla valuta che hanno evidenziato il sentiment più ribassista degli ultimi due mesi. Mentre l’arretramento rispetto all’euro è dello 0,49% (a quota 1,1509).
A ben vedere, la spinta in calo della sterlina è stata alimentata anche dalla mossa della BoE. È l’effetto di una serie di comunicazioni sorprendentemente accomodanti da parte della Banca d’Inghilterra, dicono da Ebury: «Il voto risicato di 5 a 4 a favore dello status quo è più vicino di quanto i mercati si aspettassero. Da qui la svendita istintiva della sterlina. Ma è tutt’altro che una sorpresa totale, visto quanto falchi e colombe siano stati radicati nelle loro rispettive opinioni negli ultimi tempi». La conclusione principale è che il Comitato di Politica Monetaria (MPC) appare sempre più fiducioso nel raggiungimento del suo obiettivo di inflazione rispetto alla precedente riunione, il che potrebbe aprire la strada a tagli più rapidi e aggressivi del tasso di riferimento quest’anno. Almeno due. Forse il primo già a marzo.
L’eredità
Negli ultimi anni, i titoli di Stato britannici hanno dovuto fare i conti con un premio per il rischio elevato, soprattutto dopo la volatilità seguita al “mini-budget” del 2022 (un pacchetto di tagli fiscali varato per stimolare la crescita). Ma ora il rischio debito potrebbe esplodere, a fronte di un Pil in frenata e un contesto geopolitico complesso.
La fotografia è quella di un’economia in stallo, troppe tasse, assistenzialismo fuori controllo e debito pubblico in salita. Certo, molti mali vengono da lontano, di sicuro non aiutati dalla Brexit e aggravati dalla politica economica di Starmer. Nel dettaglio, la spesa pubblica fuori controllo il debito pubblico (già in affanno per gli aiuti durante il Covid) a sfiorare il 100% del Pil, a quasi 3mila miliardi di sterline, mentre per decenni è stato attorno al 60%.
E così più di qualcuno ieri evocava sul mercato i tempi bui del 2022. Un forte aumento dei rendimenti dei titoli sovrani britannici e dei tassi swap e un altrettanto forte calo del valore della sterlina nel settembre 2022 sono arrivati a mettere sotto pressione la liquidità dei fondi pensione del Regno Unito. Il riprezzamento degli asset rischiosi è stato innescato dall’annuncio proprio del già citato “mini-budget”. Già allora, la struttura e le strategie di investimento dei fondi pensione britannici li hanno resi particolarmente impreparati per affrontare le turbolenze del mercato. La stretgia di utilizzo della leva finanziaria di certi fondi, ma anche gli asset impacchettati negli stessi danno qualche pensiero anche oggi.
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