Uniformi scolastiche, sistemi di videosorveglianza, ambulanze private e software antivirus fanno ufficialmente parte dei consumi degli italiani. Ieri l’Istat ha presentato l’aggiornamento annuale del paniere di beni e servizi, che contribuisce al calcolo dell’inflazione. Per il 2026 introduce 8 nuovi prodotti e adotta una nuova classificazione europea, che modifica la struttura con cui vengono organizzate le abitudini delle famiglie italiane, portando le divisioni di spesa da 12 a 13 e considerando in totale 392 segmenti. La fotografia è quella di italiani che comprano più servizi e meno beni rispetto al passato, e che hanno risvegliato abitudini che pensavamo dimenticate. Per esempio, i grembiuli scolastici, i filati per maglia e uncinetto, il carbone di legna. Entrano nel cesto anche carbonella e bricchetti per barbecue, tende e zaini da campeggio, tappetini da bagno. Il paniere complessivo conta ora 531 voci di prodotto per gli indici nazionali, monitorate attraverso circa 27 milioni di quotazioni mensili: la maggioranza proviene dai dati della grande distribuzione, mentre oltre 400mila sono raccolte dagli uffici comunali di statistica in 80 città italiane. Dai grembiuli all’uncinetto, cosa compriamo Le quattro maggiori divisioni di spesa del paniere sono prodotti alimentari e bevande analcoliche (17,1%), trasporti (15,5%), servizi di ristorazione e alloggio (12,6%) e abitazione con le relative utenze (11,9%). Ma è nei cambiamenti anno su anno che emerge l’evoluzione. Cresce il peso dei servizi di ristorazione e alloggio, che guadagnano lo 0,65% rispetto all’anno precedente. «La struttura della spesa si sta spostando verso i servizi- spiega Fedele De Novellis dell’istituto indipendente Ref Ricerche -. Ristoranti e alloggio riflettono l’incremento del turismo. E poi c’è la sanità, con le famiglie spendono di più in medicinali e farmaci». Aumenta anche il peso degli articoli per la casa (+0,20 punti), trainato da utensili, attrezzature ed elettrodomestici, e dell’abbigliamento e calzature (+0,15 punti). Sul fronte opposto, si registrano cali per ricreazione, sport e cultura (-0,48 punti), informazione e comunicazione (-0,45 punti) e trasporti (-0,16 punti). «Ci sono servizi come l’informazione e comunicazione in cui si spende di meno, perché tendono ad avere prezzi in discesa – precisa De Novellis -. Si pensi a cellulari e offerte di servizi di telefonia: la spesa si riduce non perché si consuma di meno ma perché si abbassa il costo». Il calo dovuto al carovita emerge anche nei beni alimentari, che hanno visto una riduzione di anno in anno nonostante gli aumenti dei prezzi perché le famiglie hanno ridotto gli acquisti in volume. «Al contrario – osserva De Novellis -, abitazione e trasporti si sono stabilizzati dopo avere aumentato il loro peso a causa dei rincari di bollette e carburanti, e di una domanda più rigida delle famiglie». Per la prima volta, quest’anno non sono usciti beni dal conteggio ma ne sono soltanto entrati. L’Istituto ha poi adottato la nuova classificazione europea delle spese per consumi (Ecoicop versione 2) che recepisce i cambiamenti introdotti dalla Coicop 2018. «È articolata su quattro livelli gerarchicamente ordinati – spiega l’Istat – 13 divisioni di spesa, 47 gruppi, 122 classi e 234 sottoclassi». La spesa per l’assicurazione Tra le novità di metodo anche la separazione di assicurazione auto e moto: «Speriamo consenta di monitorare l’aumento dei prezzi», spiegano le associazioni dei consumatori, che contestano poi l’aggiornamento sulla scuola. «Il paniere è incompleto – dice il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona -, mancano all’appello astucci, diari, squadre, compassi, pennarelli e pastelli. Assurdo poi che entri lo zaino da campeggio e non le cartelle, i trolley o gli zainetti usati dagli studenti». Ieri l’istituto ha diffuso le stime preliminari sull’inflazione di gennaio 2026. I prezzi sono saliti dello 0,4% rispetto a dicembre e dell’1% rispetto a un anno fa, in calo dall’1,2% del mese precedente. Gli aumenti principali riguardano frutta e verdura (+2,5%), prodotti alimentari confezionati (+2,2%), affitti e bollette (+4,4%), sigarette (+3,3%) e attività ricreative e servizi di bellezza (+3%).