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Il Bitcoin crolla di oltre il 10% ai minimi dal 2024. Soffrono i titoli tech, pesanti anche oro e argento
Ci sono almeno tre forze che stanno creando una profonda instabilità sui mercati e spingendo il valore delle monete digitali sempre più in basso, con il Bitcoin che ieri è sceso sotto i 65.000 dollari, un livello tecnico chiave.
Da una parte il sell-off delle azioni tecnologiche che si è intensificato dopo la pubblicazione dei conti di Alphabet che, nonostante abbia battuto le attese, ha annunciato di voler raddoppiare le spese nell’intelligenza artificiale. Dall’altra i dati sul lavoro che hanno creato forti dubbi negli investitori sullo stato di salute dell’economia americana: ieri sono stati annunciati 108.435 licenziamenti solo a gennaio, il dato più alto per questo mese dal 2009. L’aumento su base annua è del 118%, e del 205% rispetto a dicembre 2025. Un altro segnale che il mercato del lavoro si sta indebolendo.
E ancora, i nuovi dati del Bureau of Labor Statistics mostrano che il numero stimato di posti di lavoro vacanti è sceso a 6,54 milioni alla fine di dicembre, attestandosi sul livello più basso da settembre 2020. I tassi di assunzione, dimissioni e licenziamenti sono rimasti relativamente stabili.
In questa condizione di instabilità, le cripto, per molti anni viste come l’oro digitale, non convincono più gli investitori: è la prima volta da novembre 2024 che il Bitcoin scende sotto quota 67.000 dollari, rompendo un livello che molti analisti consideravano cruciale. Secondo diversi osservatori, 70.000 dollari rappresentava la soglia chiave da monitorare e una violazione netta potrebbe aprire la strada a perdite più profonde. «Se non riusciremo a mantenere questi livelli, un movimento verso l’area compresa tra 60.000 e 65.000 dollari diventa piuttosto probabile», ha avvertito in una nota James Butterfill, responsabile della ricerca di CoinShares. È importante ricordare che, solo a ottobre, il Bitcoin aveva raggiunto la soglia dei 126.000 dollari.
Intanto continua la volatilità nei metalli preziosi. L’oro è ritornato sotto i 5.000 dollari l’oncia dopo il recupero di mercoledì. Male anche l’argento, che dopo un breve rimbalzo è tornato a crollare fino a meno 16%, dopo il meno 30% di venerdì scorso.
Wall Street si è mossa in deciso ribasso, con il Dow Jones che è calato di circa 600 punti, pari all’1,2%, dopo essere arrivato a perderne quasi 700 (circa l’1,4%) nel corso della seduta. Anche l’S&P 500 è arretrato dell’1,2%, scivolando in territorio negativo da inizio anno, mentre il Nasdaq ha ceduto l’1,6%. Nei momenti di maggiore pressione, le vendite si sono intensificate, con l’S&P 500 e il Nasdaq arrivati a segnare ribassi rispettivamente fino a -1,5% e -1,9%, riflettendo un clima di crescente avversione al rischio e le forti tensioni delle tecnologiche.
Tra i titoli che hanno guidato la seduta di ieri c’è Alphabet: Google ha battuto le attese su utili e ricavi, ma ha annunciato investimenti fino a 185 miliardi di dollari nel 2026 solo sull’intelligenza artificiale. Il dato ha spaventato gli investitori, che temono impatti sulla redditività. In parallelo, è continuata la fuga dai titoli software: il timore è che gli strumenti di Ia finiscano per sostituire prodotti tradizionali. Anche Qualcomm ha perso terreno (-8,4%) dopo una guidance debole, colpita da una carenza globale di chip di memoria. Il mercato reagisce con preoccupazione alla fragilità della catena di approvvigionamento.
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