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Casal di Principe, spara contro la moglie e fugge: arrestato 57enne
Le urla, la rabbia e i maltrattamenti che andavano avanti da anni

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4 febbraio, 08:42
Le urla, la rabbia e i maltrattamenti che andavano avanti da anni, domenica notte, potevano avere un esito tragico. L’uomo, P.B. di 57 anni, di Casal di Principe è stato arrestato con l’accusa di tentato femminicidio. Quando i quando i carabinieri della locale Stazione, al comando del maresciallo Michele Conte, sono arrivati sul posto, unitamente al personale del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia, hanno messo in salvo la donna che si era rifugiata tra le auto in strada, scappando dal marito che le stava sparando contro. Ad allertare i militari è stata la figlia della coppia, una ragazza che abita fuori Regione che al momento della lite tra i suoi genitori era in videochiamata con la mamma. Ha sentito i colpi e non ha esitato un solo attimo. Ha chiamato il 113, sperando che i carabinieri arrivassero in tempo per mettere in salvo la madre.
Una corsa contro la cieca violenza dell’uomo che intanto aveva esploso tre colpi di arma da fuoco, calibro 9, illegalmente detenuta, all’interno dell’appartamento dove, secondo quanto ricostruito, i coniugi stavano litigando. I proiettili avrebbero colpito un televisore presente nell’abitazione, senza provocare feriti. Dopo l’accaduto, l’uomo, un muratore spesso con incarichi a nero, si è allontanato a bordo della propria autovettura individuata dai carabinieri poco prima che si presentasse negli uffici della Stazione dei carabinieri, in via Vaticale, accompagnato dal proprio legale di fiducia Fabio Ucciero. È ora rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, mentre la donna è tornata a casa protetta dalla sua famiglia. Nel corso del sopralluogo effettuato all’interno dell’abitazione, i militari hanno trovato 28 proiettili dello stesso calibro, custoditi all’interno di una scatoletta e altre armi tutte illegalmente detenute.
Maddaloni, esce da scuola e scompare: 16enne ritrovato alla stazione di Caserta
La pistola utilizzata per l’esplosione dei colpi, e dunque per il tentato femminicidio, non è stata al momento recuperata. L’uomo se ne sarebbe liberato una volta salito in auto, forse per cercare la moglie che intanto si era nascosta o forse per girovagare in paese in preda alla rabbia o chissà a qualche rimorso di coscienza. L’uomo che di solito, stando alle indagini, girava in casa con una pistola in tasca maltrattava la donna fin da quando si erano conosciuti. Le prime angherie poi sfociate in violenza sarebbero cominciate già durante il periodo del fidanzamento. Per paura, la vittima non lo aveva mai denunciato pensando forse che ogni volta sarebbe stata l’ultima. Una speranza che spesso salva l’uomo violento ma che mette in serio pericolo la vita delle donne, picchiate e vessate. Nemmeno i tre figli che la coppia ha avuto, da un’unione evidentemente non improntata sul reciproco amore, hanno mai trovato la forza di denunciare quel padre violento.
Santa Maria a Vico, raid con bombe al bancomat: fuga a mani vuote
«Per rispettare il volere della madre», pare si siano giustificati o forse perché non hanno mai compreso fino in fondo quel che accadeva alla povera donna soggiogata dall’uomo che aveva però promesso di amarla e proteggerla. Delle violenze, subite dalla donna, nessuna segnalazione è mai arrivata anche dai vicini di casa che ascoltati dai carabinieri avrebbero riferito di non essersi mai accorti di quanto accadeva. È probabile che le urla venissero spesso coperte dal volume alto dello stereo che il marito violento imponeva, probabilmente proprio per evitare che potessero nascere domande o che qualcuno potesse scegliere di avvisare i carabinieri. Non sentire o far finta di non farlo, è però purtroppo una comune pratica e anche questo particolare dovrebbe far molto riflettere sulla capacità della comunità di tutelare le vittime. La donna di Casal di Principe è stata salvata dalla figlia, così come è accaduto un mese fa a San Cipriano d’Aversa. Le indagini, intanto, continueranno per ricostruire quanto fino a questo momento non è stato ancora scritto nel fascicolo a carico dell’accusato. C’è da capire se l’uomo si sia disfatto della pistola con l’aiuto di un complice.
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Le urla, la rabbia e i maltrattamenti che andavano avanti da anni

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4 febbraio, 08:42
Le urla, la rabbia e i maltrattamenti che andavano avanti da anni, domenica notte, potevano avere un esito tragico. L’uomo, P.B. di 57 anni, di Casal di Principe è stato arrestato con l’accusa di tentato femminicidio. Quando i quando i carabinieri della locale Stazione, al comando del maresciallo Michele Conte, sono arrivati sul posto, unitamente al personale del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia, hanno messo in salvo la donna che si era rifugiata tra le auto in strada, scappando dal marito che le stava sparando contro. Ad allertare i militari è stata la figlia della coppia, una ragazza che abita fuori Regione che al momento della lite tra i suoi genitori era in videochiamata con la mamma. Ha sentito i colpi e non ha esitato un solo attimo. Ha chiamato il 113, sperando che i carabinieri arrivassero in tempo per mettere in salvo la madre.
Una corsa contro la cieca violenza dell’uomo che intanto aveva esploso tre colpi di arma da fuoco, calibro 9, illegalmente detenuta, all’interno dell’appartamento dove, secondo quanto ricostruito, i coniugi stavano litigando. I proiettili avrebbero colpito un televisore presente nell’abitazione, senza provocare feriti. Dopo l’accaduto, l’uomo, un muratore spesso con incarichi a nero, si è allontanato a bordo della propria autovettura individuata dai carabinieri poco prima che si presentasse negli uffici della Stazione dei carabinieri, in via Vaticale, accompagnato dal proprio legale di fiducia Fabio Ucciero. È ora rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, mentre la donna è tornata a casa protetta dalla sua famiglia. Nel corso del sopralluogo effettuato all’interno dell’abitazione, i militari hanno trovato 28 proiettili dello stesso calibro, custoditi all’interno di una scatoletta e altre armi tutte illegalmente detenute.
Maddaloni, esce da scuola e scompare: 16enne ritrovato alla stazione di Caserta
La pistola utilizzata per l’esplosione dei colpi, e dunque per il tentato femminicidio, non è stata al momento recuperata. L’uomo se ne sarebbe liberato una volta salito in auto, forse per cercare la moglie che intanto si era nascosta o forse per girovagare in paese in preda alla rabbia o chissà a qualche rimorso di coscienza. L’uomo che di solito, stando alle indagini, girava in casa con una pistola in tasca maltrattava la donna fin da quando si erano conosciuti. Le prime angherie poi sfociate in violenza sarebbero cominciate già durante il periodo del fidanzamento. Per paura, la vittima non lo aveva mai denunciato pensando forse che ogni volta sarebbe stata l’ultima. Una speranza che spesso salva l’uomo violento ma che mette in serio pericolo la vita delle donne, picchiate e vessate. Nemmeno i tre figli che la coppia ha avuto, da un’unione evidentemente non improntata sul reciproco amore, hanno mai trovato la forza di denunciare quel padre violento.
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«Per rispettare il volere della madre», pare si siano giustificati o forse perché non hanno mai compreso fino in fondo quel che accadeva alla povera donna soggiogata dall’uomo che aveva però promesso di amarla e proteggerla. Delle violenze, subite dalla donna, nessuna segnalazione è mai arrivata anche dai vicini di casa che ascoltati dai carabinieri avrebbero riferito di non essersi mai accorti di quanto accadeva. È probabile che le urla venissero spesso coperte dal volume alto dello stereo che il marito violento imponeva, probabilmente proprio per evitare che potessero nascere domande o che qualcuno potesse scegliere di avvisare i carabinieri. Non sentire o far finta di non farlo, è però purtroppo una comune pratica e anche questo particolare dovrebbe far molto riflettere sulla capacità della comunità di tutelare le vittime. La donna di Casal di Principe è stata salvata dalla figlia, così come è accaduto un mese fa a San Cipriano d’Aversa. Le indagini, intanto, continueranno per ricostruire quanto fino a questo momento non è stato ancora scritto nel fascicolo a carico dell’accusato. C’è da capire se l’uomo si sia disfatto della pistola con l’aiuto di un complice.
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