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La zona in cui furono ritrovati i resti dei coniugi Donegani si trova sul versante bergamasco della Vallecamonica, in val di Sellero a poca distanza dal Passo del Vivione che porta in Val di Scalve. Per raggiungerla dalla città, all’epoca dei fatti, servivano quasi due ore di viaggio percorrendo la superstrada per Iseo, poi, lungo la stessa direttrice, superare Pisogne, Darfo e Breno. E da Berzo Demo salire al confine tra le due province.
Un lungo viaggio che nell’estate del 2005 Guglielmo Gatti fece per abbandonare i copri senza vita dei suoi zii. «I resti dei corpi erano in sette, forse otto sacchi neri come quelli della spazzatura. Difficile dire con certezza quanti fossero, perché se alcuni erano ancora integri, altri erano rotti», furono le prime parole di Valerio Zani, vicepresidente nazionale del Soccorso alpino, l’uomo che coordinò le ricerche delle squadre del Soccorso che il 17 agosto del 2005 ritrovarono i resti dei corpi dei coniugi Donegani, scomparsi 18 giorni prima, nel sottobosco di una scarpata profonda duecento metri.
Il fermo di Guglielmo Gatti
“Ad uccidere gli zii per i carabinieri è stato Guglielmo Gatti, 41enne, studente universitario fuori corso, uomo dalla vita solitaria che amava star solo in casa a leggere o davanti al computer. Delitto deciso nell’appartamento di via Ugolini, al quartiere Sant’Anna, sovrastante quello degli zii Aldo e Luisa Donegani – inizia così l’articolo di Bresciaoggi del 18 agosto firmato dal redattore Franco Mondini -. Da ieri sera è in una cella di Canton Mombello, guardato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria e domattina il gip lo interrogherà per la convalida del fermo deciso nel tardo pomeriggio al termine dell’interrogatorio tenutosi in una stanza del Reparto operativo alla caserma Masotti di piazza Tebaldo Brusato. Il presunto assassino è accusato di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, dei vincoli parentali e dei futili motivi. In aggiunta l’occultamento di cadavere. Accuse che Guglielmo Gatti ha respinto dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere“.
Gatti – dichiarò ai giornalisti il suo avvocato dopo l’interrogatorio – «è apparso tranquillo, sereno, disponibile, ma deciso a non rilasciare alcuna dichiarazione». La sua abitazione fu messa sotto sequestro. Per dodici lunghi giorni resse la messinscena del congiunto preoccupato e inconsolabile, sostenendo senza tradirsi decine di ore di interrogatori dei carabinieri. Fino al ritrovamento e all’epilogo. Rinviato a giudizio sulla base di vari indizi e testimonianze, fu condannato all’ergastolo; l’iter processuale si concluse nel 2009. Il movente non è mai stato effettivamente chiarito.
La ricostruzione
In quei giorni nell’appartamento di Gatti al piano superiore di via Ugolini, fu ritrovato lo scontrino della spesa fatta dagli zii al sabato e una nuova ispezione alla villa, eseguita con l’ausilio del luminol, evidenziò nel garage in uso al nipote la presenza di amplissime tracce di sangue ripulite, fino a un’altezza di un metro da terra, tali da far ritenere che quella stanza fosse stata l’effettiva scena del crimine; residui ematici furono anche repertati nell’auto e su una scarpa di Gatti.
I cugini del ramo materno dissero che da quel vano, il giorno della denuncia della scomparsa, proveniva un forte odore di candeggina. Secondo gli inquirenti intorno a mezzogiorno di sabato 30 luglio Gatti avrebbe avvelenato gli zii, o quantomeno somministrato loro un narcotico, per poi trasportarli nel box e lì dissezionarli (forse prima ancora che fossero clinicamente morti) con le cesoie.
Completata l’operazione e ripulito l’ambiente dal sangue, l’indomani avrebbe caricato i resti in macchina e si sarebbe diretto verso il passo del Vivione per sbarazzarsene, fermandosi poi a dormire a Breno. Il 1º agosto avrebbe quindi fatto rientro a Brescia non prima però di essersi fermato in un autolavaggio a pulire la macchina. Gatti si dichiarò innocente e vittima di un tentativo di “incastrarlo”, negando di essere mai stato in Val Camonica in quei giorni, sostenuto in ciò da parte della sua stessa famiglia e da alcuni giornali che misero in evidenza la presenza di alcune incongruenze e lacune nel sistema accusatorio.
La veggente
Pochi giorni prima la signora Maria Rosa una «veggente» bresciana dichiarò a Bresciaoggi: «I coniugi Donegani purtroppo sono stati uccisi e io so chi è il loro assassino. Quando vidi la fotografia della coppia sui giornali qualche giorno fa, non ebbi dubbi: capii subito, osservandoli, ma interpellando poi i miei spiriti guida, che per loro non c’era più nulla da fare. Una persona di cui si fidavano ha messo fine alla loro vita e ha nascosto i loro corpi». «Vedo sempre qualcosa di preciso che fa riferimento alle persone scomparse – specificò Maria Rosa -: nel caso della coppia di Castenedolo (il riferimento è ai coniugi Moreni trovati morti nella loro auto nel lago d’Iseo) era chiaro, nelle mie visioni, il riferimento all’acqua profonda. Nel caso dei Donegani vedo chiaro il colore della terra. Sono stati sepolti lontano da casa loro, ma non vicini l’uno all’altro».
Le segnalazioni
Dal giorno della loro scomparsa furono decine le segnalazioni arrivate alle forze di polizia: c’era chi assicurava d’aver visto Luisa e Aldo Donegani in luoghi improbabili, chi li aveva riconosciuti in una coppia intravista a Budapest. Segnalazioni ritenute poco attendibili: dal giorno della loro scomparsa, il 30 luglio, non venne registrato nessun movimento nei loro conti bancari e nel periodo precedente non vennero effettuati prelievi di denaro tali da consentire lunghi periodi di assenza anche per persone parsimoniose.
Due, invece, attirarono l’attenzione degli inquirenti: la prima di un pescatore del lago d’Iseo, che dichiarò di aver visto Luisa e Aldo Donegani, insieme al nipote Guglielmo Gatti, a Vello di Marone nel pomeriggio di sabato 30 luglio, il giorno della sparizione. Dapprima i tre sarebbero stati insieme, poi il nipote (riconosciuto dalle immagini televisive) sarebbe stato visto da solo con lo sguardo perso nel lago; la seconda testimonianza arrivò da Loveno, il paese nella valle del Sellero, l’ultimo centro abitato prima del passo del Vivione: il passaggio di una Fiat Uno color blu elettrico che saliva a una certa velocità non sfuggì a un bambino e a suo padre.
Le prime reazioni dei vicini di via Ugolini
La notizia del macabro ritrovamento dei coniugi Donegani e quella del fermo del nipote Guglielmo, sconvolse non poco gli abitanti di via Ugolini. Molti si soffermarono sul carattere schivo di Gatti: «Mentre tutti i bambini giocavano per strada, lui se ne stava da solo, sulla terrazza della mansarda, seduto sullo stesso dondolo – commentò una donna -. Era un tipo molto solitario».
Altri vollero ricordare la coppia: «Erano due ballerini provetti, partecipavano sempre a tutte le feste del quartiere cimentandosi in danze di ogni genere. Avevano una gran voglia di vivere. Una coppia a cui tutti volevano bene»
Chi erano i coniugi Donegani
I due s’erano conosciuti 20 prima del loro omicidio: vedovo lui, un matrimonio finito alle spalle lei, e avevano dato vita a una coppia affiatatissima. La casetta di via Ugolini, nel quartiere di Sant’Anna, era diventato il loro nido d’amore. Nonostante la differenza d’età, di provenienza, di origini familiari. Lui, Aldo Donegani, aveva 77 anni. Aveva lavorato come modellista qualificato, come operaio specializzato, in fabbriche grandi (come la Franchi armi) e piccole. Lei, Luisa De Leo, 61 anni, veniva invece da una famiglia numerosa di Terlizzi, in Puglia:
Nell’appartamento sopra al loro, in via Ugolini, a condividere il tetto, le scale e il giardino, era rimasto solo il nipote Guglielmo. Il loro boia.
Tutta la ricostruzione, giorno dopo giorno
Di seguito le tappe di un caso che ha scosso tutti per il macabro epilogo.
● SABATO 30 LUGLIO: Aldo e Luisa telefonano al nipote Luciano Di Leo, carabiniere a Castelfidardo (Ancona). E’ anche l’ultimo giorno in cui i coniugi vengono visti in via Ugolini 15.
● DOMENICA 31 LUGLIO: la coppia non si presenta all’appuntamento a casa di un amico e non avvisa.
● LUNEDÌ 1 AGOSTO:scatta l’allarme. Il nipote Luciano, arrivato dalle Marche, non trovando gli zii nella villetta chiama il cugino «acquisito» Guglielmo Gatti, che abita al piano superiore. Insieme, i due telefonano ai vigili del fuoco e ai carabinieri che entrano nell’abitazione, vuota e in perfetto ordine.
● MARTEDÌ 2 AGOSTO: alla stazione dei carabinieri di San Faustino il nipote Guglielmo Gatti formalizza la scomparsa degli zii.
● MERCOLEDÌ 3 AGOSTO: i parenti della coppia temono sia accaduta una disgrazia; inutili le chiamate al telefono cellulare che risulta irraggiungibile.
● GIOVEDÌ 4 AGOSTO: Guglielmo Gatti lancia un appello da un’emittente privata.
● VENERDÌ 5 AGOSTO: a quasi una settimana dalla scomparsa dei coniugi, gli uomini della Scientifica, con altri investigatori dell’Arma, entrano nella villetta di via Ugolini intorno alle 15.30 e iniziano le ricerche: in un cassetto viene rinvenuto il cellulare spento dei PùdlGllG
● SABATO 6 AGOSTO: i vigili del fuoco prosciugano uno stagno in un campo del Fontanone ( Fontanù) nei pressi del quartiere Badia. Nell’abitazione, intanto, si susseguono i sopralluoghi. Il nipote viene risentito anche alla presenza dei magistrati Paola Reggiani e Claudia Moregola.
● DOMENICA 7 AGOSTO: blitz della polizia scientifica all’Aprica; gli inquirenti cercano tracce di Aldo Donegani e Luisa De Leo nell’abitazione valtellinese del nipote Guglielmo, ma l’esito è negativo. Nel frattempo la Guardia di finanza passa al setaccio i conti correnti, le polizze assicurative e i beni della coppia.
● LUNEDÌ 8 AGOSTO: il procuratore della Repubblica Giancarlo Tarquini effettua altri due sopralluoghi: uno nella villetta del mistero, l’altro al Fontanù. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, neppure l’allontanamento volontario, ma nel quartiere Sant’Anna sono in pochi a credere che Aldo e Luisa se ne siano andati senza avvisare nessuno.
● MARTEDÌ 9 AGOSTO: in via Ugolini 15 mancano tre pistole: Aldo Donegani, appassionato d’armi, aveva denunciato il possesso di cinque revolver in casa e gli inquirenti ne trovano solamente due. Oltre alla pistole sembra sparita anche una macchina fotografica.
● MERCOLEDÌ 10 AGOSTO: si attendono le risposte dei Ris sul materiale inviato dai carabinieri delle scientifica di Brescia mentre la Sezione investigativa scientifica (Sis) effettua l’ennesimo controllo in casa Donegani, nel garage e nel giardino di una casa vicina, al civico 19, dove sono incorsi lavori di ristrutturazione.
●GIOVEDÌ 11 AGOSTO Le ricerche coordinate dal vicequestore aggiunto del corpo forestale dello Stato Gualtiero Stolfini, continuano sul colle di Sant’Anna (località Picastel); sono molti anche i gruppi di volontari mobilitati per setacciare i territori limitrofi della Val Bresciana. Viene ritrovata la macchina fotografica e viene chiarito il giallo delle due pistole mancanti: potrebbero essere state vendute dallo stesso Donegani.
● VENERDÌ 12 AGOSTO: è il giorno delle segnalazioni; da ogni regione d’Italia e dall’estero si rincorrono le voci di avvistamenti che risultano prive di fondamento. Spunta la pista «sebina»: l’ipotesi di una gita al lago finita in tragedia per la coppia bresciana.
● SABATO 13 AGOSTO: si scopre che da casa Donegani mancherebbero le valigie e alcuni abiti; il mistero si infittisce sempre più. A due settimane dalla scomparsa degli zii viene risentito Guglielmo Gatti;
● DOMENICA 14 AGOSTO: don Faustino Pari, parroco di Sant’Antonio, invita tutta la comunità a «pregare per Aldo e Luisa».
● LUNEDÌ 15 AGOSTO: via Ugolini è deserta; i vicini, i conoscenti e gli amici sono sempre più preoccupati per la misteriosa scomparsa di una coppia definita da tutti molto affiatata.
● MARTEDÌ 16 AGOSTO: nuovo vertice in procura; i carabinieri, coordinati dal colonnello Mauro Valentini, continuano a controllare le segnalazioni che continuano ad arrivare copiose. Spunta la pista che porta in Val di Scalve: drammaticamente, sarà la pista giusta.
● MERCOLEDÌ 17 AGOSTO : le squadre della Forestale ritrovano in Val di Scalve i resti martoriati di Aldo Donegani e Luisa De Leo. Il nipote Guglielmo, 41 anni, è «fermato» dopo l’ii
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