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Il lavoro domestico resta il settore per eccellenza del lavoro nero, o «informale», termine utilizzato dal settimo Rapporto annuale sul lavoro domestico dell’Osservatorio Domina, presentato in Senato con i dati del 2024. Questo settore registra il «più alto tasso di irregolarità in Italia (48,8%, contro il 10,0% di media settori) – scrive il rapporto – applicando questo tasso agli 1,7 milioni di persone censite dall’Inps, il numero di persone coinvolte supera i 3,3 milioni».
Non è possibile avere numeri certi sul lavoro nero, quindi il rapporto offre cifre ricavate da elaborazioni su dati Inps da cui emerge che in Italia sono 902.083 i datori di lavoro domestico (persone fisiche, 2024), di cui 169.984 in Lombardia, regione che, con il 18,8%, è in testa alla classifica delle regioni italiane. Nel rapporto non ci sono cifre bresciane, ma le ricerche effettuate attestano 15mila lavoratrici e lavoratori domestici regolari su un totale di 30mila. Nel Bresciano, dunque, un caso di lavoro domestico su due è irregolare.
Cosa sta accadendo
Un dato sottolineato con evidenza da Domina è il calo di lavoratori e di datori di lavoro: calano i casi regolari e, di riflesso, si allarga sempre di più la macchia del lavoro nero. «Dopo gli aumenti del 2020 e 2021, riconducibili principalmente alle misure di contenimento della pandemia, i datori di lavoro nel 2024 continuano a diminuire, registrando 16 mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,7%) – scrive il rapporto – trend simile anche per i lavoratori (-2,7%), ma con differenze significative per genere e cittadinanza.
Il calo più significativo si è registrato tra gli uomini stranieri (-9,1%), mentre gli uomini italiani sono in lieve aumento (+0,6%). Le donne straniere rimangono dominanti nel settore domestico, rappresentando il 60% del totale. Il secondo gruppo più numeroso è quello delle donne italiane, che rappresentano il 29% del totale. Il settore rimane caratterizzato dalla presenza di lavoratori provenienti dall’Est Europa (34,8%). Il secondo gruppo più numeroso è quello di cittadinanza italiana, con il 31,4% del totale».
Nel mondo reale
Ma il lavoro nero rende la realtà ben diversa: i numeri di lavoratrici e lavoratori domestici sono sicuramente molto maggiori, anche se non dichiarati all’Inps per vari motivi: «Tra i datori di lavoro le cause principali sono da ricercare in irregolarità con il permesso di soggiorno o in esplicite richieste del lavoratore. In altri termini, per quasi il 70% dei datori di lavoro le cause sono imputabili principalmente ai lavoratori.
Tra i lavoratori, invece, tra le cause dell’informalità prevale nettamente la mancanza di controlli». Per quel che riguarda il contributo economico e fiscale, il valore aggiunto prodotto ammonta a 17,1 miliardi, pari allo 0,9% del Pil nazionale. Le famiglie sostengono una spesa complessiva di 13,4 miliardi di euro per il lavoro domestico, somma che include sia la componente regolare sia quella sommersa.
La Lombardia, per la componente regolare, è ancora la regione che registra la spesa più alta: 1,665 milioni, tra retribuzioni (1,311 milioni), contributi (257 milioni), Tfr (97 milioni). Questo impegno privato genera un beneficio diretto per lo Stato, che nel 2024 ha potuto contare su un risparmio stimato di oltre 6 miliardi, equivalenti allo 0,3% del Pil, evitando l’onere di un’assistenza istituzionalizzata a oltre 800 mila anziani non autosufficienti.
Le idee
Domina avanza 5 proposte: introdurre il cash back il lavoro domestico, permettendo al datore di lavoro di vedersi riconoscere una somma economica quantificabile in via graduata da poter spendere solo per i pagamenti di contributi Inps del lavoratore domestico. Assunzione durante la NASpI con trasferimento di una mensilità al datore di lavoro domestico per il pagamento come incentivo all’assunzione regolare.
Detrazione del 10% dei costi sostenuti durante l’anno per il lavoratore domestico, qualora il pagamento sia effettuato tramite bonifici che prevedono l’agevolazione fiscale. Uguagliare la gestione della malattia dei lavoratori domestici a quella prevista per gli altri lavoratori dipendenti. Migliorare la gestione della genitorialità del lavoro domestico, assicurando ai genitori e al bambino un’adeguata protezione.
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