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Farmaci contro l’obesità, battaglia anche in Borsa
La competizione sui prodotti per dimagrire diventa sempre più forte e impatta sull’andamento dei titoli del listino: Nono Nordisk va giù, mentre balza Eli Lilly

Negli Stati Uniti la competizione sui farmaci contro l’obesità sta producendo effetti molto concreti sui conti delle aziende e sulle loro valutazioni in Borsa. Novo Nordisk ed Eli Lilly, che fino a poco tempo fa sembravano destinate a crescere insieme in un mercato in forte espansione, oggi mostrano traiettorie nettamente divergenti.
Il gruppo danese, che per primo ha costruito il successo dei farmaci GLP-1, ha messo in conto per il 2026 un calo delle vendite e dell’utile operativo tra il 5% e il 13%. Una revisione che il mercato ha accolto con durezza, spingendo il titolo a perdere fino al 18% in una sola seduta per poi recuperare e chiudere in ribasso del 6,18%. La sua avversaria americana, Eli Lilly, ha invece presentato una trimestrale solida e previsioni per l’anno in corso superiori alle attese, con il titolo che ha chiuso a Wall Street in rialzo del 10,33%.
La differenza di passo
La differenza di passo è legata anche alle scelte commerciali negli Stati Uniti, dove la pressione politica sui prezzi dei medicinali è diventata un fattore strutturale. L’amministrazione di Donald Trump ha chiesto alle grandi aziende farmaceutiche di ridurre il costo dei farmaci più diffusi, in particolare quelli legati a diabete e obesità. In questo contesto, Novo Nordisk ha accettato di rivedere al ribasso il prezzo di Wegovy e di lanciare la versione in pillola a un costo inferiore rispetto all’iniezione, puntando su una maggiore accessibilità per i pazienti che pagano direttamente la terapia e non passano dalle assicurazioni. La scommessa del gruppo danese è che prezzi più bassi possano tradursi in un aumento dei volumi nel medio periodo.
L’amministratore delegato Mike Doustdar ha messo in chiaro che l’impatto sui conti nel breve termine è messo in conto. Ma il mercato resta scettico, soprattutto perché la concorrenza americana appare in una posizione di vantaggio. Eli Lilly ha infatti superato Novo Nordisk su diversi fronti. Zepbound registra un numero di prescrizioni nettamente superiore rispetto a Wegovy e offre risultati clinici migliori in termini di perdita di peso. A questo si aggiungono una capacità produttiva più ampia e una strategia di vendita diretta al consumatore più avanzata, elementi che consentono al gruppo americano di assorbire meglio la riduzione dei prezzi imposta dal contesto politico. Il quadro è reso ancora più complesso dall’arrivo di nuove formulazioni orali. Novo Nordisk ha ottenuto il via libera delle autorità americane per la pillola anti-obesità, ma finora il lancio non ha inciso in modo significativo sui volumi. Eli Lilly è in attesa dell’autorizzazione per il proprio farmaco orale e gli analisti ritengono che questo possa rafforzare ulteriormente le vendite di Zepbound e Mounjaro, intercettando quella parte di pazienti che vuole evitare le iniezioni.
LO STUDIO
Alle complessità di questa competizione a due si è di recente aggiunta Pfizer: lo scorso novembre ha comprato Metsera per 10 miliardi di dollari, al termine di una competizione serrata che aveva visto coinvolta anche Novo Nordisk. L’operazione ha permesso a Pfizer di mettere le mani su PF 3944, un candidato farmaco progettato per passare da iniezioni settimanali a un regime di mantenimento mensile. Proprio questo aspetto è stato al centro del trial di fase intermedia: i dati indicano che, dopo il passaggio alla somministrazione mensile sottocutanea, la perdita di peso è proseguita senza mostrare un rallentamento fino alla settimana 28 e l’azienda si aspetta che il trend continui fino alla conclusione dello studio alla settimana 64. Lo studio ha mostrato nei test clinici di fase intermedia una perdita di peso fino al 12,3% in pazienti non diabetici.
Resta da capire quale impatto reale potrà avere Pfizer sulle quote di mercato dei leader attuali una volta che il farmaco sarà disponibile. Secondo i vertici del gruppo, però, il punto di forza non è tanto la sostituzione dei trattamenti esistenti quanto la maggiore praticità. La somministrazione mensile potrebbe rappresentare un’opzione più gestibile per molti pazienti rispetto alle iniezioni settimanali o alle terapie orali quotidiane.
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