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Crédit Agricole, ricavi sprint: «Puntiamo al cda di Bpm»
Il gruppo italiano ha realizzato un risultato complessivo di 1,4 miliardi pari al 14% del totale. L’ad Gavalda: «È ancora presto per entrare nei dettagli sulla rappresentanza in Piazza Meda»

Credit Agricole ha chiuso l’esercizio con un utile netto in lieve crescita e ricavi record, mentre il primo consolidamento di Banco Bpm ha pesato sull’ultimo trimestre. L’amministratore delegato Olivier Gavalda ha chiarito che l’istituto francese punta a una rappresentanza nel consiglio della banca italiana adeguata.
L’Italia si conferma un tassello strategico per la Banque Verte. La branch italiana presieduta da Giampiero Maioli ha generato un utile netto complessivo di 1,4 miliardi, di cui 1,1 miliardi di pertinenza del gruppo, pari al 14% degli utili consolidati. «Il Bel Paese resta il nostro secondo mercato domestico», ha ribadito il management. I ricavi hanno superato i 5,1 miliardi (+1%), con finanziamenti in crescita dell’1,9% a 103 miliardi e raccolta totale salita dell’1,6% a 346 miliardi. I clienti serviti sono oltre sei milioni.
Guardando alla sola Credit Agricole Italia, l’utile netto è invece sceso dell’1,4% a 797 milioni. I proventi operativi netti si sono attestati a 3,1 miliardi (-0,6%), penalizzati dalla flessione del margine di interesse (-5,2% a 1,7 miliardi), compensata dalla crescita delle commissioni (+5,3% a 1,3 miliardi), «trainate dal brillante risultato del Wealth Management», con collocamenti in aumento del 12%. Gli oneri operativi sono saliti a 1,66 miliardi, portando il cost/income al 51,1%, mentre il costo del credito è sceso a 34 punti base.
Il secondo gruppo bancario francese ha registrato nel 2025 un utile netto di 8,75 miliardi di euro, in aumento dell’1,3% su base annua, sostenuto da un margine di intermediazione record pari a 39,56 miliardi, in crescita del 3,9%. Un risultato che, secondo il presidente Eric Vial, conferma «la solidità del nostro modello, la pertinenza della nostra strategia e la bella dinamica delle nostre attività e delle nostre banche di prossimità».
Più contrastato l’andamento dell’ultimo trimestre, che ha visto l’utile scendere del 23,9% a 1,63 miliardi. A incidere è stato l’impatto di 607 milioni legato al primo consolidamento della partecipazione in Bpm, salita appena sopra il 20% del capitale. Al netto di questo effetto, ha sottolineato il gruppo, le performance trimestrali restano sostenute da tutte le linee di business e dalla ripresa del retail banking in Francia. Il consiglio proporrà per il 2025 un dividendo in aumento a 1,13 euro per azione, il 3% in più rispetto all’anno precedente, segnalando fiducia nella capacità di generare capitale anche in una fase di normalizzazione dei tassi.
Il dossier Banco Bpm resta però il principale elemento di attenzione per gli investitori. Secondo Gavalda, la partecipazione garantirà al gruppo «circa 100 milioni di euro di utile a trimestre» dopo il consolidamento e ridurrà la volatilità del conto economico: «Grazie a questo consolidamento non ci sarà più volatilità collegata all’evoluzione del prezzo delle azioni di Banco Bpm».
Sul piano della governance in Piazza Meda, Credit Agricole chiede un ruolo coerente con il peso detenuto: «Vogliamo avere una rappresentanza nel consiglio di amministrazione di Banco Bpm equivalente alla nostra quota del 20%». Le discussioni sono in corso, ma «è ancora troppo presto per entrare nei dettagli». Quanto a un possibile rafforzamento della partecipazione, Gavalda frena le aspettative: «Vedremo a tempo debito se è nel nostro interesse aumentarla. Al momento non è una questione rilevante per il gruppo». Una prudenza che riflette l’approccio graduale di Credit Agricole in Italia: consolidare i risultati, valorizzare le sinergie industriali e mantenere aperte le opzioni strategiche, senza accelerazioni che possano alterare gli equilibri del sistema bancario domestico.
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