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Pizzo sotto forma di violenza. Così un commerciante ha definito l’incubo vissuto nel suo bar di viale Regione Siciliana, dove gli uomini del clan Cintura entravano e uscivano di notte lasciando dietro di sé devastazioni, lividi e minacce. «Io pago il pizzo sotto forma di merce», raccontava al telefono con un amico, anche lui imprenditore. Un’estorsione mascherata da consumo forzato: «Io pago a Ti scricchio (alias Giuseppe Cintura), a Carmelo, Billy e Patrizio. È una nuova tecnica per chiedere la messa a posto – spiegava – così ci costringono ad andare dal Buddha e chiedere quanto vuole per non farli venire più».
Il Buddha è Salvatore Cintura, fratello di Giuseppe, già condannato a 20 anni per spaccio di droga e traffico di metalli. Il sistema, secondo la vittima, lasciava una sola via d’uscita: la denuncia. «Se non lo fai sei alla loro mercé. Vivono di questo. Se io non li avessi denunciati a quest’ora il locale sarebbe già loro».
Violenze, minacce ed estorsioni che dopo due anni di indagini martedì sono sfociate nel blitz della squadra mobile tra Cep e Borgo Nuovo. In carcere sono finiti Giuseppe Cintura (39 anni, già detenuto per altri reati), Giuseppe Guttuso (34anni), Carmelo Picciotto (34 anni), Vincenzo La Mattina (36 anni), Antonino Castrofilippo (43 anni), Gabriele Corrao (30 anni) e Lucio Corrao (36 anni). Ai domiciliari Francesco D’Oca (34 anni). All’appello manca ancora un uomo. Ma la scia di violenza non si fermava a viale Regione Siciliana.
L’articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell’edizione digitale.
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