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Metal detector mobili: alleati in classe scelta autonoma dei consigli di istituto
A breve la decisione sui dispositivi la Giannantonio: «Una tutela per tutti»; Naddeo: «Validissima misura di prevenzione»

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Nel Salernitano la sicurezza a scuola entra in una fase nuova, concreta e responsabile. Nei prossimi giorni, in diversi istituti, i Consigli di istituto saranno chiamati a discutere l’eventuale richiesta dei metal detector mobili messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in raccordo con il Ministero dell’Interno. Non una misura calata dall’alto né un obbligo generalizzato, ma uno strumento in più, attivabile su richiesta dei dirigenti scolastici e valutato caso per caso, come previsto dalla circolare ministeriale arrivata nelle scuole. Il documento parla chiaro e fissa il perimetro: «La sicurezza è condizione essenziale per il pieno esercizio del diritto all’istruzione» e le misure di controllo agli accessi possono essere attivate «su richiesta del dirigente scolastico, in presenza di specifiche esigenze e criticità», sempre «con il coinvolgimento della Prefettura e delle forze dell’ordine». L’impianto è quello di una sicurezza mirata, temporanea, proporzionata, pensata per prevenire e non per reprimere. A Salerno, la linea viene letta come un supporto concreto al lavoro quotidiano delle scuole. Tra le prime voci a intervenire c’è Anna Laura Giannantonio, dirigente del liceo scientifico «Da Procida», che guarda alla misura con convinzione.
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«Condivido pienamente queste linee d’intervento e di accompagnamento per creare nelle scuole un clima più sicuro e a tutela di tutte le studentesse e degli studenti». Per la preside, la validità dei metal detector sta proprio nella loro natura flessibile: «Se ci sono strumenti che possono aiutarci a prevenire situazioni di rischio, è giusto valutarli e, se necessario, utilizzarli. La sicurezza non è in contrasto con l’educazione, ne è la condizione». Sulla stessa lunghezza d’onda il Convitto nazionale «Tasso» di Salerno. Il rettore Claudio Naddeo definisce quella dei metal detector mobili «una misura validissima», purché inserita in una strategia più ampia: «La circolare del Ministero va nella direzione giusta perché non parla di automatismi, ma di responsabilità. Se in un contesto emergono segnali di rischio, è corretto avere strumenti aggiuntivi per tutelare la comunità scolastica». Dal territorio metelliano arriva la riflessione di Maria Alfano, dirigente del liceo «De Filippis Galdi» di Cava de’ Tirreni: «La circolare intercetta un’esigenza reale, viviamo tempi complessi, in cui la scuola è chiamata a svolgere anche una funzione di presidio sociale. Avere strumenti di sicurezza mobili e attivabili quando serve significa proteggere studenti e personale e permettere alla didattica di svolgersi in un clima più sereno». Il filo conduttore che unisce le voci salernitane è chiaro: i metal detector mobili non vengono letti come simbolo di sfiducia, ma come possibilità. Uno strumento che il ministro Valditara ha scelto di mettere a disposizione delle scuole per rafforzare la prevenzione e la tutela, lasciando alle comunità scolastiche il compito di decidere quando e se attivarli. È una linea che tiene insieme sicurezza e autonomia, educazione e protezione, evitando scorciatoie e semplificazioni. Nei prossimi giorni, dunque, i Consigli di istituto saranno il luogo del confronto. È lì che, nel Salernitano, si deciderà se e come richiedere i dispositivi, nel rispetto della cornice ministeriale. Con una consapevolezza condivisa: garantire sicurezza oggi significa permettere alla scuola di continuare a essere uno spazio di fiducia, crescita e futuro. Se gli strumenti ci sono, e sono pensati per essere usati con misura, allora valutarli – come chiedono i presidi – è non solo legittimo, ma doveroso. Gli ultimi episodi di accoltellamento tra giovani ripropongono infatti la piaga della circolazione dei coltelli in modo pericoloso.
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A breve la decisione sui dispositivi la Giannantonio: «Una tutela per tutti»; Naddeo: «Validissima misura di prevenzione»

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Nel Salernitano la sicurezza a scuola entra in una fase nuova, concreta e responsabile. Nei prossimi giorni, in diversi istituti, i Consigli di istituto saranno chiamati a discutere l’eventuale richiesta dei metal detector mobili messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in raccordo con il Ministero dell’Interno. Non una misura calata dall’alto né un obbligo generalizzato, ma uno strumento in più, attivabile su richiesta dei dirigenti scolastici e valutato caso per caso, come previsto dalla circolare ministeriale arrivata nelle scuole. Il documento parla chiaro e fissa il perimetro: «La sicurezza è condizione essenziale per il pieno esercizio del diritto all’istruzione» e le misure di controllo agli accessi possono essere attivate «su richiesta del dirigente scolastico, in presenza di specifiche esigenze e criticità», sempre «con il coinvolgimento della Prefettura e delle forze dell’ordine». L’impianto è quello di una sicurezza mirata, temporanea, proporzionata, pensata per prevenire e non per reprimere. A Salerno, la linea viene letta come un supporto concreto al lavoro quotidiano delle scuole. Tra le prime voci a intervenire c’è Anna Laura Giannantonio, dirigente del liceo scientifico «Da Procida», che guarda alla misura con convinzione.
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«Condivido pienamente queste linee d’intervento e di accompagnamento per creare nelle scuole un clima più sicuro e a tutela di tutte le studentesse e degli studenti». Per la preside, la validità dei metal detector sta proprio nella loro natura flessibile: «Se ci sono strumenti che possono aiutarci a prevenire situazioni di rischio, è giusto valutarli e, se necessario, utilizzarli. La sicurezza non è in contrasto con l’educazione, ne è la condizione». Sulla stessa lunghezza d’onda il Convitto nazionale «Tasso» di Salerno. Il rettore Claudio Naddeo definisce quella dei metal detector mobili «una misura validissima», purché inserita in una strategia più ampia: «La circolare del Ministero va nella direzione giusta perché non parla di automatismi, ma di responsabilità. Se in un contesto emergono segnali di rischio, è corretto avere strumenti aggiuntivi per tutelare la comunità scolastica». Dal territorio metelliano arriva la riflessione di Maria Alfano, dirigente del liceo «De Filippis Galdi» di Cava de’ Tirreni: «La circolare intercetta un’esigenza reale, viviamo tempi complessi, in cui la scuola è chiamata a svolgere anche una funzione di presidio sociale. Avere strumenti di sicurezza mobili e attivabili quando serve significa proteggere studenti e personale e permettere alla didattica di svolgersi in un clima più sereno». Il filo conduttore che unisce le voci salernitane è chiaro: i metal detector mobili non vengono letti come simbolo di sfiducia, ma come possibilità. Uno strumento che il ministro Valditara ha scelto di mettere a disposizione delle scuole per rafforzare la prevenzione e la tutela, lasciando alle comunità scolastiche il compito di decidere quando e se attivarli. È una linea che tiene insieme sicurezza e autonomia, educazione e protezione, evitando scorciatoie e semplificazioni. Nei prossimi giorni, dunque, i Consigli di istituto saranno il luogo del confronto. È lì che, nel Salernitano, si deciderà se e come richiedere i dispositivi, nel rispetto della cornice ministeriale. Con una consapevolezza condivisa: garantire sicurezza oggi significa permettere alla scuola di continuare a essere uno spazio di fiducia, crescita e futuro. Se gli strumenti ci sono, e sono pensati per essere usati con misura, allora valutarli – come chiedono i presidi – è non solo legittimo, ma doveroso. Gli ultimi episodi di accoltellamento tra giovani ripropongono infatti la piaga della circolazione dei coltelli in modo pericoloso.
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