Sedicenne a scuola armato. La direzione: «Mai avuto sentore potesse accadere una cosa del genere»

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Il caso di Villafranca

Sedicenne a scuola armato. La direzione: «Mai avuto sentore potesse accadere una cosa del genere»

Camilla Ferro
«Il ragazzo? non so chi sia, non so niente di questa brutta storia. Le forze dell’ordine non sono venute a scuola a chiederci informazioni su di lui»
Le armi Pugnale, tirapugni e scalpello sequestrati al sedicenne dai carabinieri di Monzambano
Le armi Pugnale, tirapugni e scalpello sequestrati al sedicenne dai carabinieri di Monzambano
Le armi Pugnale, tirapugni e scalpello sequestrati al sedicenne dai carabinieri di Monzambano
Le armi Pugnale, tirapugni e scalpello sequestrati al sedicenne dai carabinieri di Monzambano
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Il pensiero corre a Youssef Abanoub, 18 anni, accoltellato a morte a scuola da un compagno, a La Spezia, tre settimane fa. Il ministro dell’Istruzione Valditara è subito corso ai ripari annunciando l’attuazione di «tutte le misure necessarie per riportare tra gli studenti la cultura del rispetto e delle regole». Nei giorni scorsi ha firmato una circolare con il ministro dell’Interno Piantedosi che permette alle scuole di richiedere l’uso di metal detector agli ingressi per svolgere controlli. Perché i coltelli in classe non ci devono più entrare. 

A Villafranca, in un istituto superiore, ci stavano arrivando. Solo l’intervento preventivo dei carabinieri di Monzambano, l’altra mattina, ha evitato che succedesse: qualsiasi fosse la finalità del giovane finito poi nei guai, gli hanno trovato nella cartella tre armi bianche. È stato denunciato per il loro porto abusivo e deferito alla Procura del tribunale dei Minorenni di Brescia. 

Minorenne armato

Ha 16 anni, italiano, vive a Monzambano e frequenta uno degli istituti superiori di Villafranca. Era alla fermata dell’autobus che ogni giorno lo porta, dal piccolo paese lombardo, a scuola nel Veronese. 

I militari stavano svolgendo normali controlli e si sono insospettiti per il suo atteggiamento. Quando infatti il giovane li ha notati, s’è agitato adottando comportamenti che hanno convinto le forze dell’ordine a procedere ad un controllo. Il loro fiuto investigativo ha permesso di evitare il peggio. 

Se fosse arrivato a Villafranca con il suo carico illegale nello zaino, poteva succedere di tutto. Tra libri e quaderni, infatti, il sedicenne nascondeva un tirapugni, un pugnale con lama di 13 centimetri ed uno scalpello della lunghezza di 14. Il primo si recupera facilmente online ed è lì che sembra l’abbia acquistato.Non aveva messo i tre arnesi in cartella per colpire o ferire qualcuno, si sarebbe giustificato, ma al di là della motivazione ora si ritrova una denuncia alla Procura presso il tribunale dei Minorenni di Brescia per il reato di porto abusivo di armi.

I motivi

I carabinieri conoscevano il sedicenne e lo tenevano d’occhio, confermano dal Comando provinciale di Mantova. Sapevano, ad esempio, che si vantava con i compagni di classe del suo piccolo arsenale. E forse, per rendere ancora più forte la sua posizione, aveva deciso di portarlo a scuola per farlo vedere, che non erano solo chiacchiere ma davvero lui si era procurato tirapugni e pugnali per difendersi in caso servisse. O per far paura. O per attaccare. Questo lo verificherà il pm. 

A scuola

Ieri è arrivata come una notizia «estremamente preoccupante», quella della denuncia del giovane studente, alla direzione dell’istituto superiore villafranchese che frequenta. «Non ne sapevo assolutamente nulla», ha dichiarato, «e non sono quindi in grado di esprimere alcun giudizio sul ragazzo: non so chi sia, non so niente di questa brutta storia. Le forze dell’ordine non sono venute a scuola a chiederci informazioni su di lui».

Poi, le rassicurazione: «In questa scuola l’ambiente è molto sereno e tranquillo, i ragazzi sono a posto, non abbiamo situazioni di violenze, aggressioni, bullismo. Nessun sentore, insomma, fino ad oggi, che qualcosa del genere potesse coinvolgerci. Rimango senza parole e confermo che non ci ha mai sfiorato il sentore che una cosa così potesse in qualche modo accadere. Dopo la tragedia di La Spezia, guai abbassare la guardia».

La circolare del Governo

I controlli nelle scuole con metal detector, unità cinofile e perquisizioni da parte delle forze dell’ordine – su richiesta dei presidi – muovono dall’urgenza di creare un effetto deterrenza dopo l’assassinio di Youssef. Messa in sicurezza la scuola, ci sarà da fare il gran lavoro culturale sui ragazzi per bloccare la dilagante tendenza a rendere normale la violenza come prima e più semplice risposta.

Non è casuale il ricorso al coltello, simbolo di autoprotezione e potenza. Sembra sia da inquadrare in questo contesto la vicenda del sedicenne che studia a Villafranca e che nella sua scuola aveva deciso di portare le tre armi bianche. Per esibizione nel gruppo o, peggio ancora, per usarle contro qualcuno. 

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