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Putin aumenta l’arsenale nucleare nell’Artico dopo la fine del trattato New Start: perché la penisola di Kola è importante
L’accordo con gli Stati Uniti non è stato rinnovato, ecco gli scenari

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Oggi è scaduto il trattato New Start sul nucleare firmato nel 2010 da Usa e Russia. Prevede, anzi bisognerebbe dire prevedeva visto che non è stato rinnovato, limiti a testate, missili e bombardieri con ispezioni reciproche. Ora si teme che la Russia possa rinforzare l’arsenale nucleare a partire dall’Artico.
Per comprenderlo bisogna spostarsi in un oblast (una regione) ricca di nichel, rame, apatite, terre rare.
La città principale è Murmansk, uno dei centri abitati più grandi al nord del circolo polare, che ospita una rilevante base navale. Siamo nella penisola di Kola, abitata oltre che dai russi da persone di etnie Sami, il confine con Norvegia e Finlandia non è lontano. Bene, da qui potrebbe aumentare la minaccia nucleare russa.
Il trattato New Start sul nucleare
Scrive il Barents Observer, affidabile testata giornalistica con sede a Kirkenes, in Norvegia, a soli 15 chilometri dal confine russo e dalla penisola di Kola: «Senza accordo non ci sono più limiti giuridicamente vincolanti sul numero totale di testate nucleari. Se lanciate, tali armi possono raggiungere l’avversario in circa 30 minuti. La distanza più breve per uno scambio di armi apocalittiche tra Russia e Stati Uniti passa attraverso lo spazio sopra l’Artico. La maggiore concentrazione di armi nucleari russe si trova sulla penisola di Kola. Sia i sottomarini multiruolo che quelli strategici della Flotta del Nord trasportano armi nucleari. Molte altre testate sono in deposito, pronte per essere schierate».
La divisione sottomarini
Il Barents Observer ricorda che «Gadzhiyevo, a 100 chilometri dal confine con la Norvegia, ospita la 31ª Divisione Sottomarini, composta da vettori balistici di classe Delta-IV e Borei. Ciascuno di questi sottomarini può trasportare 16 missili, e ogni missile può essere armato con almeno sei testate». E cita il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre che parla di preoccupazioni reali e concrete. «Mentre il New Start limitava il numero di testate a lungo raggio, Støre ha sottolineato l’importanza di tenere d’occhio anche le armi nucleari tattiche. Si tratta di armi montate su missili da crociera a gittata più breve. Se lanciate dalla Russia o dalle acque dell’Atlantico settentrionale, possono colpire obiettivi in Europa».
L’arsenale nucleare di Putin
Il lungo articolo del media norvegese in cui lavorano anche esuli russi fa poi un elenco delle armi nucleari che potrebbe avere Putin nell’area: «Non si sa con precisione quante armi nucleari tattiche la Russia abbia sulla penisola di Kola. Alcune sono probabilmente dispiegate su missili da crociera navali come Tsirkon e Kalibr. Molte altre sono immagazzinate a terra in due basi sottomarine e impianti di supporto nucleare sulla costa del Mar di Barents. Esiste anche un deposito centrale di armi nucleari nell’entroterra della penisola di Kola, a due-tre ore di auto a sud di Murmansk». Ancora: «La Flotta del Nord dispone di tre sottomarini di classe Yasen ritenuti in grado di trasportare tali armi: Severodvinsk (K-573), Kazan (K-561) e Arkhangelsk (K-564). Sono i sottomarini russi più silenziosi e difficili da rilevare. Lo scorso autunno, il Barents Observer ha riferito della presenza in mare della Kazan e dell’Arkhangelsk mentre la portaerei statunitense USS Gerald R. Ford navigava al largo del nord della Norvegia».
Katarzyna Zysk, professoressa presso l’Istituto norvegese per gli studi sulla difesa, osserva: ora che non ci sono più i controlli reciproci, la Russia si comporterà prendendo in considerazione i numeri più alti per rispondere all’arsenale americano. Dice: «Il valore centrale del New Start non risiedeva solo nei limiti numerici, ma anche nel flusso prevedibile di notifiche, scambi di dati, ispezioni in loco e altri meccanismi di trasparenza che riducevano l’incertezza e contribuivano a sostenere la prevedibilità sulle forze schierate dall’altra parte».
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