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Iran, i negoziati in bilico: «Salta il vertice con gli Usa». Poi Trump ci ripensa
Washington aveva inizialmente rifiutato la richiesta di Teheran di spostare il summit in Oman. Axios: «Ha ceduto al pressing dei Paesi arabi». L’incontro domani a Muscat

La pace in Medio Oriente è appesa a un filo. E questo filo, da ieri, è diventato ancora più sottile, al punto che Donald Trump si è rivolto alla Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, dicendo che adesso «dovrebbe essere molto preoccupato». La speranza è tutta riposta nel vertice previsto per domani tra delegati iraniani e statunitensi. Ma nelle ultime 24 ore, la situazione è apparsa sempre più critica, tanto che i media israeliani avevano parlato di incontro saltato per «divergenze incolmabili», mentre le fonti del portale Axios hanno rivelato che gli inviati Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner, sarebbero rientrati in Florida subito dopo una tappa in Qatar. Quindi senza fermarsi per l’incontro con la delegazione di Teheran.
Nelle ore successive, da Teheran e da Washington sono arrivate però indicazioni sul fatto che l’incontro si terrà lo stesso. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato che il vertice sarà domani mattina in Oman. Funzionari americani hanno detto ad Axios che i colloqui si faranno per «rispetto» degli alleati e per «continuare a seguire la via diplomatica». Ma la strada del negoziato, a questo punto, sembra decisamente in salita.
I colloqui
Tutto è iniziato con la scelta della sede dei colloqui. L’amministrazione Trump aveva proposto Istanbul e con un formato allargato a diversi partner regionali. Mentre l’Iran ha puntato tutto sull’Oman, considerato un Paese amico.
All’inizio, gli Stati Uniti sembravano disposti ad assecondare le richieste degli ayatollah. «Se gli iraniani vogliono incontrarci, siamo pronti», aveva sottolineato in conferenza stampa a Washington il segretario di Stato, Marco Rubio, apparso comunque contrariato dal rilancio di Teheran. Ma al di là della sede del vertice tra Witkoff e Araghchi, la «divergenze incolmabili» di cui ha parlato la stampa israeliana sono soprattutto legate ai temi sul tavolo.
«Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero includere certi elementi, a cominciare dalla discussione sui suoi missili balistici, il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, il programma nucleare e il trattamento riservato alla sua popolazione», ha chiarito Rubio. E l’inserimento di questi dossier ha rappresentato – e continua a rappresentare – uno scoglio insuperabile per Teheran.
La Repubblica islamica vuole discutere con l’amministrazione Trump solo del programma nucleare e di come gestire l’uranio arricchito. Inoltre, gli ayatollah hanno fatto capire di non volere altri interlocutori preferendo un incontro bilaterale. Richieste che, come spiegato dalle fonti Usa, per i consiglieri del tycoon sono diventate irricevibili.
Il vertice
Da Washington, in queste ore, non è mai arrivata l’indicazione che i canali diplomatici si sarebbero definitivamente interrotti. I funzionari statunitensi, anche quando il vertice sembra essere definitivamente tramontato, avevano spiegato di essere disposti a parlare con gli iraniani tornando allo schema originale. Tuttavia, l’impressione è che la finestra di opportunità per arrivare a un accordo sia ormai quasi chiusa. I partner regionali Usa, dalla Turchia all’Egitto fino al Qatar stanno spingendo per una soluzione di compromesso. In campo anche l’Arabia Saudita, con il ministro degli Esteri Faisal bin Farhan che ha sentito il suo omologo iraniano. Ma l’opzione militare rischia di diventare sempre più concreta. Dopo il drone iraniano abbattuto da un F-35 americano, nel Golfo Persico si respira di nuovo aria di tensione. Lo stesso ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha puntato il dito sulla «aggressività di Teheran» dopo l’inseguimento della petroliera Usa e l’incidente del drone. E ieri, Trump è stato chiaro: «Ho sentito che l’Iran sta cercando di riprendere il suo programma nucleare, se lo farà invieremo di nuovo i caccia».
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