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Crans Montana, aiuti alle famiglie: dal Comune solo un milione (e colletta tra i residenti)
I pm dicono no all’istanza dei Moretti che chiedevano di oscurare la piattaforma dell’avvocato che raccoglie altre prove. Lo accusano di avere contatti con i testimoni

I testimoni della tragedia di Crans-Montana potranno continuare a fornire testimonianze all’avvocato Romain Jordan, che difende alcune famiglie. Mentre il Comune di Crans stanzia un milione di franchi come rimborso ai parenti delle vittime, la procura di Sion ha respinto la richiesta del pool dei legali di Moretti di oscurare la piattaforma “crans.merkt.ch”, disponibile in quattro lingue e creata da Jordan, per raccogliere prove, documenti e video sull’incendio.
L’aggiunto Chaterine Sappet, ha sottolineato che «continuerà a monitorare attentamente la situazione». Ma intanto la piattaforma resterà attiva. «È una buona notizia – ha commentato Jordan – per l’inchiesta e per le famiglie». In particolare l’avvocato Patrick Michod, chiedendo l’oscuramento della piattaforma, in un’istanza alla procura del 15 gennaio, aveva accusato Romain: «Si appropria dei poteri dell’autorità giudiziaria… rivendica, in particolare – si legge nel documento – la prerogativa di amministrare le prove, ignorando il fatto che tale prerogativa appartiene esclusivamente alle autorità penali. Queste ultime sono le uniche in grado di valutare la pertinenza delle prove raccolte, garantendone al contempo la legalità. Non vi è dubbio che né la valutazione né la legalità dei documenti trasmessi sulla piattaforma saranno garantite. A tal proposito, è necessario ribadire ancora una volta che alcune immagini o video potrebbero essere stati facilmente falsificati, in particolare tramite intelligenza artificiale, e che questi devono essere considerati inammissibili». Accusando anche l’avvocato «di contattare i testimoni», cosa che dagli atti risulta invece abbiano fatto proprio i Moretti, incontrando i dipendenti dopo l’incendio.
La replica
Il legale aveva replicato alla procura chiarendo che non spettava agli inquirenti decidere in merito, tanto più che il «Tribunale federale ha già stabilito che un avvocato può avvalersi dei servizi di un investigatore privato per condurre indagini private». E, oltre a ribattere dal punto di vista giuridico, Romain, il 22 gennaio aveva aggiunto: «Oltre a queste considerazioni puramente giuridiche, va aggiunto che l’eventuale raccolta di dati da parte della piattaforma non elimina alcun elemento di prova dall’indagine».
La donazione
L’annuncio è arrivato dal sindaco di Crans Nicolas Féraud, travolto in questo mese dalle polemiche: il consiglio comunale ha disposto una donazione di un milione di franchi (circa un milione e 93mila euro) a favore delle famiglie delle vittime del rogo nel bar Constellation dove a Capodanno sono morte 41 persone e altre 116 sono rimaste ferite. «È indipendente da eventuali risarcimenti danni che potrebbero essere stabiliti successivamente». Lo precisa la stessa amministrazione comunale, ma lo sottolineano anche i legali delle vittime.
Le somme, devolute alla fondazione creata ad hoc, si aggiungeranno ai 10mila euro che entro la fine della settimana le famiglie dovrebbero ricevere dal Cantone del Vallese. Il provvedimento era stato annunciato a metà gennaio come immediato creando aspettative soprattutto tra i parenti dei feriti, che stanno affrontando spese di assistenza sanitaria molto onerose. Ma i soldi, che adesso dovrebbero essere accreditati alla fine della settimana, non sono ancora stati assegnati, suscitando qualche protesta.
Gli interrogatori
Intanto le indagini, a un mese dalla tragedia, si stanno concentrando sulle responsabilità dell’amministrazione comunale. Venerdì sarà interrogato Christophe Balet, dal 2024 responsabile della sicurezza pubblica. Lunedì 9 febbraio toccherà al suo predecessore, Ken Jacquemoud, che ha ricoperto quel ruolo dal 2017.
I due indagati, su cui hanno puntato il dito in molti, tra cui gli avvocati di Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation, dovranno innanzitutto spiegare perché dal 2019 non sono più stati fatti i controlli periodici annuali nel bar.
Insieme al ragazzo che ha fornito il video con la schiuma che cadeva dal soffitto e un soccorritore rimasto ferito, la polizia ha avuto soprattutto la delega di sentire dal capo dei vigili del fuoco David Vocat, convocato il 16 febbraio come persona informata sui fatti, si aspettano spiegazioni sui due ultimi sopralluoghi in cui nessuno è sembrato accorgersi del soffitto ricoperto dalla spugna anti-rumore, che ha poi preso fuoco a Capodanno.
Sul tema delle inadempienze del municipio punta molto anche la difesa dei coniugi Moretti, che saranno nuovamente interrogati l’11 e il 12 febbraio, sperando in un alleggerimento delle accuse a loro carico.
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