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Scuole, il giorno della protesta: «No all’accorpamento»
Appuntamento alla Rocca dei Rettori in piazza prof, genitori e studenti

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Scuole in strada per dire no al maxi istituto della discordia. Docenti e famiglie del Sant’Angelo a Sasso e del Moscati, ma anche esponenti del mondo sindacale e politico, faranno sentire questa mattina la loro voce unendosi nella iniziativa di protesta in programma dalle 10.30 in piazza Castello dove si terrà un sit-in ai piedi della Rocca dei Rettori. I promotori della manifestazione raggiungeranno poi in corteo lo spazio antistante Palazzo del Governo, su Corso Garibaldi. Due luoghi simbolo delle istituzioni chiamate a farsi carico del problema sorto per effetto dell’ormai nota delibera licenziata lunedì dalla Giunta regionale che ha accorpato i due istituti comprensivi della città per formare il nuovo “Sant’Angelo a Sasso – Moscati” da oltre 1.600 alunni. Troppi, secondo le due comunità scolastiche, unite nel dire no al riassetto varato da Palazzo Santa Lucia sotto la spada di Damocle del commissariamento minacciato dal Governo. E non mancherebbero opzioni alternative: su tutte l’accorpamento degli istituti Moscati e Pascoli che darebbe vita a una scuola più gestibile da 1.300 alunni.
L’APERTURA
Protesta che avrà il punto di partenza nel piazzale antistante la sede istituzionale della Provincia. Luogo evidentemente non casuale, scelto anche per coinvolgere i vertici della Rocca nella mobilitazione contro la decisione dell’esecutivo regionale che ha salvato dal taglio l’istituto comprensivo San Pio di Pietrelcina sull’onda di una diffusa protesta popolare, coinvolgendo però nel dimensionamento il popoloso istituto della zona alta, il più grande della città nel primo ciclo d’istruzione con i suoi 1.026 iscritti. Che sommati ai 628 dell’istituto del rione Ferrovia formerebbero la “scuola mostro” stigmatizzata dagli autori della protesta. E dal numero uno della Provincia Nino Lombardi arriva una significativa apertura al confronto: «Va ricordato in premessa – puntualizza il presidente – che questa vicenda nasce esclusivamente dal ciclo triennale di tagli delle autonomie scolastiche varato dal Governo di centrodestra, subito giocoforza dalla Regione che ha dovuto prendere una decisione pena il commissariamento, dopo che sulla questione si era registrato il pronunciamento del Consiglio di Stato. La Provincia non ha mai avallato alcun taglio, né è stata consultata prima dell’adozione del deliberato. Abbiamo soltanto recepito le proposte inerenti l’attivazione di nuovi indirizzi formativi, avanzate dai dirigenti scolastici e dai sindacati del comparto al tavolo svoltosi alla Rocca lo scorso 5 dicembre. Adesso, se dal territorio viene avanzata una proposta alternativa a quella licenziata dalla Regione che possa incontrare un consenso ampio – conclude Lombardi – la Provincia sarà sempre pronta a fare quanto nelle proprie possibilità per sostenerla».
LE ALTERNATIVE
Una proposta alternativa a quella contestata, in realtà, è già agli atti della Regione da giorni, ma non è stata presa in considerazione. È quella tratteggiata dall’Associazione nazionale presidi che la rispolvera alla luce delle criticità emerse: «Per noi resta valida la proposta trasmessa il 30 dicembre alla Giunta regionale – dichiara il presidente provinciale Anp Domenico Zerella Venaglia – Ovvero, l’aggregazione del Liceo classico Giannone con il Convitto Giannone. In questo modo si sanerebbe uno storico vulnus del Convitto, unico in Italia privo di un corso d’istruzione superiore, e si eviterebbero anche le fondate problematiche segnalate dai due istituti oggetto di accorpamento». Tra gli addetti ai lavori si fa strada in queste ore un’ulteriore ipotesi che vedrebbe di buon occhio l’accorpamento del Moscati al Pascoli, con nascita di un istituto comprensivo da 1.300 alunni sicuramente più gestibile sul piano dei numeri, e più contiguo territorialmente. Non si espone per il momento sul tema il Partito democratico, partito che ha espresso l’assessore regionale all’Istruzione Andrea Morniroli autore del contestato riassetto. Ma la questione è all’attenzione dei democrat sanniti che due sere fa l’hanno affrontata nel corso di un confronto con le forze sindacali del settore scuola. Prende posizione invece Potere al Popolo: «Il presidente Fico in campagna elettorale aveva annunciato a gran voce un cambio di passo rispetto alla giunta De Luca, fondato su condivisione e partecipazione delle comunità locali. E invece inaugura il proprio mandato con un atto calato dall’alto, senza dialogo istituzionale, senza confronto sociale e sindacale e senza alcuna proposta formale della Provincia. Questa battaglia non riguarda solo Sant’Angelo a Sasso e Moscati: può e deve diventare l’inizio di una vertenza generale per rivendicare la dignità della scuola pubblica».
Scuole, il giorno della protesta: «No all’accorpamento»
Appuntamento alla Rocca dei Rettori in piazza prof, genitori e studenti

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Scuole in strada per dire no al maxi istituto della discordia. Docenti e famiglie del Sant’Angelo a Sasso e del Moscati, ma anche esponenti del mondo sindacale e politico, faranno sentire questa mattina la loro voce unendosi nella iniziativa di protesta in programma dalle 10.30 in piazza Castello dove si terrà un sit-in ai piedi della Rocca dei Rettori. I promotori della manifestazione raggiungeranno poi in corteo lo spazio antistante Palazzo del Governo, su Corso Garibaldi. Due luoghi simbolo delle istituzioni chiamate a farsi carico del problema sorto per effetto dell’ormai nota delibera licenziata lunedì dalla Giunta regionale che ha accorpato i due istituti comprensivi della città per formare il nuovo “Sant’Angelo a Sasso – Moscati” da oltre 1.600 alunni. Troppi, secondo le due comunità scolastiche, unite nel dire no al riassetto varato da Palazzo Santa Lucia sotto la spada di Damocle del commissariamento minacciato dal Governo. E non mancherebbero opzioni alternative: su tutte l’accorpamento degli istituti Moscati e Pascoli che darebbe vita a una scuola più gestibile da 1.300 alunni.
L’APERTURA
Protesta che avrà il punto di partenza nel piazzale antistante la sede istituzionale della Provincia. Luogo evidentemente non casuale, scelto anche per coinvolgere i vertici della Rocca nella mobilitazione contro la decisione dell’esecutivo regionale che ha salvato dal taglio l’istituto comprensivo San Pio di Pietrelcina sull’onda di una diffusa protesta popolare, coinvolgendo però nel dimensionamento il popoloso istituto della zona alta, il più grande della città nel primo ciclo d’istruzione con i suoi 1.026 iscritti. Che sommati ai 628 dell’istituto del rione Ferrovia formerebbero la “scuola mostro” stigmatizzata dagli autori della protesta. E dal numero uno della Provincia Nino Lombardi arriva una significativa apertura al confronto: «Va ricordato in premessa – puntualizza il presidente – che questa vicenda nasce esclusivamente dal ciclo triennale di tagli delle autonomie scolastiche varato dal Governo di centrodestra, subito giocoforza dalla Regione che ha dovuto prendere una decisione pena il commissariamento, dopo che sulla questione si era registrato il pronunciamento del Consiglio di Stato. La Provincia non ha mai avallato alcun taglio, né è stata consultata prima dell’adozione del deliberato. Abbiamo soltanto recepito le proposte inerenti l’attivazione di nuovi indirizzi formativi, avanzate dai dirigenti scolastici e dai sindacati del comparto al tavolo svoltosi alla Rocca lo scorso 5 dicembre. Adesso, se dal territorio viene avanzata una proposta alternativa a quella licenziata dalla Regione che possa incontrare un consenso ampio – conclude Lombardi – la Provincia sarà sempre pronta a fare quanto nelle proprie possibilità per sostenerla».
LE ALTERNATIVE
Una proposta alternativa a quella contestata, in realtà, è già agli atti della Regione da giorni, ma non è stata presa in considerazione. È quella tratteggiata dall’Associazione nazionale presidi che la rispolvera alla luce delle criticità emerse: «Per noi resta valida la proposta trasmessa il 30 dicembre alla Giunta regionale – dichiara il presidente provinciale Anp Domenico Zerella Venaglia – Ovvero, l’aggregazione del Liceo classico Giannone con il Convitto Giannone. In questo modo si sanerebbe uno storico vulnus del Convitto, unico in Italia privo di un corso d’istruzione superiore, e si eviterebbero anche le fondate problematiche segnalate dai due istituti oggetto di accorpamento». Tra gli addetti ai lavori si fa strada in queste ore un’ulteriore ipotesi che vedrebbe di buon occhio l’accorpamento del Moscati al Pascoli, con nascita di un istituto comprensivo da 1.300 alunni sicuramente più gestibile sul piano dei numeri, e più contiguo territorialmente. Non si espone per il momento sul tema il Partito democratico, partito che ha espresso l’assessore regionale all’Istruzione Andrea Morniroli autore del contestato riassetto. Ma la questione è all’attenzione dei democrat sanniti che due sere fa l’hanno affrontata nel corso di un confronto con le forze sindacali del settore scuola. Prende posizione invece Potere al Popolo: «Il presidente Fico in campagna elettorale aveva annunciato a gran voce un cambio di passo rispetto alla giunta De Luca, fondato su condivisione e partecipazione delle comunità locali. E invece inaugura il proprio mandato con un atto calato dall’alto, senza dialogo istituzionale, senza confronto sociale e sindacale e senza alcuna proposta formale della Provincia. Questa battaglia non riguarda solo Sant’Angelo a Sasso e Moscati: può e deve diventare l’inizio di una vertenza generale per rivendicare la dignità della scuola pubblica».
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