Referendum giustizia, Barbera e le ragioni del suo ‘Sì’: “La magistratura sarà rafforzata”

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Augusto Barbera, 87 anni, è presidente emerito della Corte costituzionale

Augusto Barbera, 87 anni, è presidente emerito della Corte costituzionale

Bologna, 5 febbraio 2026 – “Voterò sì perché credo che sia la conclusione di un percorso iniziato tanti anni fa per rendere più liberale il codice Rocco, con la riforma voluta dall’allora ministro Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, alla fine degli anni Ottanta, in attuazione della Costituzione del 1948”.

Augusto Barbera, presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex ministro, sostiene le ragioni del sì alla riforma sulla separazione delle carriere (si vota il 22 e 23 marzo) e lo fa nell’ambito del confronto dal titolo Verso un giudice veramente terzo, le ragioni del sì al referendum organizzato dal ’Comitato Sì Separa’ della Fondazione Einaudi accanto ai relatori Antonio Di Pietro, ex pm del pool Mani Pulite e membro fondatore Comitato Sì Separa, Luigi Salvato, procuratore generale Corte di Cassazione e Andrea Cangini, segretario generale Fondazione Einaudi.

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Professor Barbera, lei si rivolge direttamente ai cittadini.

“Sì, perché qui non si tratta di esprimere un voto a favore di Meloni o contro il campo largo, la politica non c’entra nulla. Il voto al referendum è piuttosto uno degli strumenti tramite cui il cittadino esercita la sua sovranità. E chi ama la Costituzione deve tenerne conto. Quando si va a eleggere il Parlamento si sceglie in base a opzioni politiche, invece qui, nel referendum si legge il testo e si sceglie sì oppure no. I cittadini devono farsi un’opinione e votare a prescindere dalle appartenenze partitiche. Andate a votare sentendovi liberi, e non in base a vincoli di partito”.

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Che cosa risponde alle polemiche riguardo la separazione delle carriere?

“Basta con la storia che separando le carriere con due Csm (entrambi peraltro presieduti dal capo dello Stato) si indebolisce la funzione di giudice e magistrato, non è così. Al contrario, la loro funzione verrà ulteriormente rafforzata. Poi, mettiamoci nei panni di una persona che si sente ingiustamente accusata, cosa può mai pensare se sa che il giudice è magari della stessa corrente del suo accusatore? Non ha senso, ecco perché serve un giudice terzo”.

In riferimento al sistema-giustizia ora in vigore, ha parlato di clientelismo.

“Ora si vanno a eleggere persone che devono poi ricambiare il favore a chi li ha votati. Siamo al punto che per mesi non vengono nominati presidenti di tribunale o procuratori perché bisogna prima trovare degli accordi. La distribuzione degli incarichi viene svolta, ahimè, dal corrente Csm come un’attività che se riferita alla sfera politica si chiamerebbe attività clientelare o spartitoria”.

Uno dei temi più contestati dai sostenitori del ’no’ è quello del sorteggio per il Csm.

“È sicuramente il punto più ’urticante’ della riforma. E lo è perché non ci sarebbe più, appunto, il controllo delle elezioni”.

Autogoverno della magistratura: oggi la materia è affidata a una sezione del Consiglio superiore, stesso organo che decide su carriere e promozioni.

“È corretto che lo stesso organismo, con le stesse correnti interne, debba anche occuparsi di giudicare sul piano disciplinare? Non credo che sia la soluzione migliore. La riforma prevede invece l’istituzione di un’Alta Corte che si occuperà di materie disciplinari, alla quale sarà possibile ricorrere nel merito”.

Quanto alle critiche circa una eventuale egemonia delle maggioranze politiche nella scelta dei componenti laici degli organi di garanzia?

“Una bufala antipatica. La prassi dimostra che c’è sempre una rappresentanza anche delle minoranze, come avviene per l’elezione dei giudici costituzionali e per il Consiglio superiore della magistratura”.

Che cosa può dire riguardo i timori che si possano limitare alcuni aspetti della Costituzione?

“Mi chiedo come mai si dica questo. Invece io ritengo che con la riforma le garanzie saranno ulteriormente rafforzate, più ancora di quelle previste attualmente dalla stessa Costituzione”.

Che idea si è fatto invece del Decreto sicurezza?

“Intanto, non conosciamo il testo, per ora sono solo sussurri. E poi preferisco non esprimermi in quanto la materia potrebbe un giorno finire davanti alla Corte Costituzionale, per il mio ruolo non mi sembra il caso”.

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