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Neonata rapita a Cosenza, Rosa Vespa era in grado di intendere e di volere: la 52enne aveva finto di essere la madre
La perizia dei periti nominati dal gup del tribunale: “Non era in uno stato mentale tale da determinare una infermità di mente”.

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Era capace di intendere e di volere quando rapì una neonata di appena un giorno da una clinica privata di Cosenza, spacciandola per la figlia che sosteneva di aver partorito. È quanto emerge dalla perizia psichiatrica su Rosa Vespa, la 52enne arrestata per il rapimento avvenuto la sera del 21 gennaio 2025.
Secondo i periti nominati dal giudice per l’udienza preliminare (gup) del tribunale, al momento del fatto la donna non si trovava in uno stato mentale tale da escludere la responsabilità penale, pur presentando diverse problematiche sul piano psicologico.
La perizia psichiatrica disposta dal gup
L’accertamento è stato richiesto dal gup nell’ambito di un giudizio abbreviato condizionato proprio all’esito della perizia psichiatrica.
La consulenza tecnica, composta da oltre 100 pagine, evidenzia che Rosa Vespa era in grado di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi al momento del rapimento. Un parere che, come ha spiegato la legale della donna, l’avvocata Teresa Gallucci, contrasta nettamente con la perizia della difesa, che giunge a conclusioni differenti sullo stato mentale dell’imputata.
Le accuse e la costituzione di parte civile
Rosa Vespa è accusata di sottrazione di minore, con l’aggravante di aver commesso il reato in un luogo sensibile, una struttura sanitaria. Nel procedimento si sono costituiti parte civile i familiari della madre della piccola Sofia, compresi i nonni materni e paterni.
La simulazione della gravidanza e il rapimento in clinica
La donna aveva simulato una gravidanza per nove mesi. Avrebbe poi riferito ai familiari di essere andata a partorire da sola, riuscendo a non mostrare mai il neonato né al marito né ai parenti, con una serie di scuse a cui, secondo l’accusa, tutti avrebbero creduto in buona fede. La sera del 21 gennaio 2025, spacciandosi per un’infermiera, Rosa Vespa sarebbe riuscita a prelevare la neonata Sofiamentre si trovava insieme alla madre e alla nonna all’interno della clinica.
Il ruolo del marito e le immagini di videosorveglianza
Quella sera la donna si era fatta accompagnare alla clinica Sacro Cuore dal marito Acqua Moses Omogo, 44 anni. La sua posizione è stata stralciata e potrebbe essere archiviata. Le telecamere di videosorveglianza interna ed esterna hanno ripreso la coppia mentre si allontanava dalla struttura a bordo dell’auto intestata all’uomo. Le immagini hanno consentito agli agenti di identificare rapidamente la coppia e di rintracciarla nella loro abitazione.
Il ritrovamento della neonata e la prossima udienza
Al momento dell’irruzione in casa, gli investigatori trovarono Rosa Vespa, il marito e altri familiari intenti a festeggiare l’arrivo della bambina, vestita con una tutina azzurra e presentata come “Natan”. La prossima udienza è fissata per il 23 febbraio.
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