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Roma, 5 feb – È stato uno dei musicisti più importanti del Novecento, dal due al quattro febbraio l’abbiamo “ritrovato” al cinema con il film Franco Battiato, il Lungo Viaggio. Recentemente i tipi di Passaggio al Bosco avevano invece dedicato all’artista siciliano Centro di Gravità Permanente, libro che ha riscosso un buon riscontro di pubblico e di lettori.
La forza energetica del Sud
Ma veniamo al film. La regia di Renato De Maria gode dei tempi giusti e di uno studio meticoloso del personaggio. Dei suoi luoghi e del suo tempo, anzi, dei suoi tempi. La fotografia, per essere un film italiano, la definiremmo eccellente. Fedele al “Perduto Amor” (ovvero alla scomparsa del mondo sudista e contadino fatto di sapori e sensazioni uniche, di cui oggi permangono tracce residuali), la regia attinge, tutta insieme, alla carica emotiva dell’esperienza biografica e professionale di Franco Battiato. Dove, il Sud promana la sua forza energetica irripetibile ed inestinguibile, incomprensibile a chi non possiede certe sensibilità orientate alla Luce.
Non si trascura la zona “interna” ed “introspettiva” dell’uomo e dell’artista. La vocazione a distanziarsi opportunamente dall’umano troppo umano e dalle beghe dei borghesi piccolissimi. Operazione che solo alle grandi anime, quelle veramente al di là del mondano, può riuscire. L’attore protagonista, poi, Dario Aita, è divenuto Battiato, impressionante il suo calarsi nei gesti e nelle sfaccettature del cantautore siciliano. All’attore protagonista, insomma, un dieci in pagella ringraziandolo per ciò che ha portato sulla scena cinematografica.
Franco Battiato, le parole essenziali
Per chi ha conosciuto l’artista, come chi scrive, la consapevolezza che si può fare cinema e spettacolo anche su una storia come quella di Battiato dove emergono parole chiave essenziali. Sud, Tradizione, Evoluzione Spirituale, Sperimentazione, Amor Fati. Immancabile la musica e le canzoni che, però, vengono opportunamente inserite nel percorso duplice, mondano ed ultramondano. Il primo mirante al successo ed il secondo per sublimarlo e renderlo altro da esibizionismo e volgarità.
Già, perché ci sono quelli che credono di avere successo solo perché si trovano sulle copertine dei giornali. O perché hanno accumulato followers, poveri illusi. Successo senza doversi piegare alle mode, alle ideologie dominati in un dato periodo e alla vacuità dell’apparire.
Uomini, donne… e libri
Insomma un primato della vita spirituale su quella economica facendo lo sberleffo a quest’ultima. E, poi, gli “incontri con uomini straordinari” e con donne straordinarie: sua madre, Alice, Giuni Russo, Fleur Jaeggy. E sui libri che ti cambiano una vita intera, quelli di Gurdjieff (teorizzatore del Centro di Gravità Permanente), di Guenon, di Ouspensky. Poi gli insegnamenti del filosofo indiano Yogananda, solo per citare qualche esempio.
Da qui, la consapevolezza che certe “passioni” possono portare in basso l’esistenza di un individuo: la guerra, la gelosia, la rabbia e la dispersione del sapere e delle energie superindividuali. Piaccia o no, tutto questo è Franco Battiato, non solo il grande sperimentatore dell’elettronica degli anni settanta: un uomo che ha utilizzato la mistica per “sopravvivere alla vita” ed anche al successo. Contrariamente a tanti grandi della musica e dell’arte ha fatto del suo corpo, della sua mente e della sua anima una macchina tendente alla evoluzione permanente ed all’oblio della stupidità e della fiacchezza della vita moderna.
Equilibrio e armonia
Ma non tutto si può condensare in un film. Ed è per questo che mancano figure centrali nel percorso del musicista di Milo, come Manlio Sgalambro o Giorgio Gaber che hanno influito e contaminato il Battiato maturo e quello giovanissimo. Ma non vuole essere una diminuzione rispetto a quanto visto anche perché la narrazione è coerente con i “segnali di vita” che il cantautore ci ha regalato.
Nel film viene fuori un’Ombra della Luce, la stessa che abbiamo avuto la possibilità di scorgere dal vivo. Per chi scrive non solo come giornalista. Ma anche come studioso di un percorso che, tutto sommato, ancora può essere condiviso con questo gigante assoluto: quando ho smesso due anni fa di mangiare carne, molti tra amici e conoscenti mi sfottevano, poiché vedevano in questa scelta un modo per emulare Franco Battiato. Io non saprei dire se mi ha influenzato per questa ragione: sta di fatto che è sempre meglio nutrirsi, per ciò che si può, di qualcosa che possa farti vivere in armonia con gli arcani della natura. Ciò vale anche per la rinuncia al fumo, allo scrolling o per la scelta di alcuni libri. O anche con la possibilità prospettica più soddisfacente dell’equilibrio e dell’armonia dell’ottava.
Flavio De Marco
Roma, 5 feb – È stato uno dei musicisti più importanti del Novecento, dal due al quattro febbraio l’abbiamo “ritrovato” al cinema con il film Franco Battiato, il Lungo Viaggio. Recentemente i tipi di Passaggio al Bosco avevano invece dedicato all’artista siciliano Centro di Gravità Permanente, libro che ha riscosso un buon riscontro di pubblico e di lettori.
La forza energetica del Sud
Ma veniamo al film. La regia di Renato De Maria gode dei tempi giusti e di uno studio meticoloso del personaggio. Dei suoi luoghi e del suo tempo, anzi, dei suoi tempi. La fotografia, per essere un film italiano, la definiremmo eccellente. Fedele al “Perduto Amor” (ovvero alla scomparsa del mondo sudista e contadino fatto di sapori e sensazioni uniche, di cui oggi permangono tracce residuali), la regia attinge, tutta insieme, alla carica emotiva dell’esperienza biografica e professionale di Franco Battiato. Dove, il Sud promana la sua forza energetica irripetibile ed inestinguibile, incomprensibile a chi non possiede certe sensibilità orientate alla Luce.
Non si trascura la zona “interna” ed “introspettiva” dell’uomo e dell’artista. La vocazione a distanziarsi opportunamente dall’umano troppo umano e dalle beghe dei borghesi piccolissimi. Operazione che solo alle grandi anime, quelle veramente al di là del mondano, può riuscire. L’attore protagonista, poi, Dario Aita, è divenuto Battiato, impressionante il suo calarsi nei gesti e nelle sfaccettature del cantautore siciliano. All’attore protagonista, insomma, un dieci in pagella ringraziandolo per ciò che ha portato sulla scena cinematografica.
Franco Battiato, le parole essenziali
Per chi ha conosciuto l’artista, come chi scrive, la consapevolezza che si può fare cinema e spettacolo anche su una storia come quella di Battiato dove emergono parole chiave essenziali. Sud, Tradizione, Evoluzione Spirituale, Sperimentazione, Amor Fati. Immancabile la musica e le canzoni che, però, vengono opportunamente inserite nel percorso duplice, mondano ed ultramondano. Il primo mirante al successo ed il secondo per sublimarlo e renderlo altro da esibizionismo e volgarità.
Già, perché ci sono quelli che credono di avere successo solo perché si trovano sulle copertine dei giornali. O perché hanno accumulato followers, poveri illusi. Successo senza doversi piegare alle mode, alle ideologie dominati in un dato periodo e alla vacuità dell’apparire.
Uomini, donne… e libri
Insomma un primato della vita spirituale su quella economica facendo lo sberleffo a quest’ultima. E, poi, gli “incontri con uomini straordinari” e con donne straordinarie: sua madre, Alice, Giuni Russo, Fleur Jaeggy. E sui libri che ti cambiano una vita intera, quelli di Gurdjieff (teorizzatore del Centro di Gravità Permanente), di Guenon, di Ouspensky. Poi gli insegnamenti del filosofo indiano Yogananda, solo per citare qualche esempio.
Da qui, la consapevolezza che certe “passioni” possono portare in basso l’esistenza di un individuo: la guerra, la gelosia, la rabbia e la dispersione del sapere e delle energie superindividuali. Piaccia o no, tutto questo è Franco Battiato, non solo il grande sperimentatore dell’elettronica degli anni settanta: un uomo che ha utilizzato la mistica per “sopravvivere alla vita” ed anche al successo. Contrariamente a tanti grandi della musica e dell’arte ha fatto del suo corpo, della sua mente e della sua anima una macchina tendente alla evoluzione permanente ed all’oblio della stupidità e della fiacchezza della vita moderna.
Equilibrio e armonia
Ma non tutto si può condensare in un film. Ed è per questo che mancano figure centrali nel percorso del musicista di Milo, come Manlio Sgalambro o Giorgio Gaber che hanno influito e contaminato il Battiato maturo e quello giovanissimo. Ma non vuole essere una diminuzione rispetto a quanto visto anche perché la narrazione è coerente con i “segnali di vita” che il cantautore ci ha regalato.
Nel film viene fuori un’Ombra della Luce, la stessa che abbiamo avuto la possibilità di scorgere dal vivo. Per chi scrive non solo come giornalista. Ma anche come studioso di un percorso che, tutto sommato, ancora può essere condiviso con questo gigante assoluto: quando ho smesso due anni fa di mangiare carne, molti tra amici e conoscenti mi sfottevano, poiché vedevano in questa scelta un modo per emulare Franco Battiato. Io non saprei dire se mi ha influenzato per questa ragione: sta di fatto che è sempre meglio nutrirsi, per ciò che si può, di qualcosa che possa farti vivere in armonia con gli arcani della natura. Ciò vale anche per la rinuncia al fumo, allo scrolling o per la scelta di alcuni libri. O anche con la possibilità prospettica più soddisfacente dell’equilibrio e dell’armonia dell’ottava.
Flavio De Marco
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