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Alta Irpinia, sigilli al centro antiviolenza gestito dalla finta psicologa
Dalla messa in scena del finto rapimento, ai sigilli di ben due centri antiviolenza

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Dalla messa in scena del finto rapimento, ai sigilli di ben due centri antiviolenza gestiti dall’irpina Tiziana Iaria, il passo è stato breve. Dalle indagini su un anomalo rapimento della donna sono emerse altre irregolarità, tanto da far scattare il sequestro preventivo firmato dal gip, di ben due centri antiviolenza: uno in Alta Irpinia e l’altro con sede legale a Reggio Calabria. Dalle indagini partite nel marzo 2024 avviate su quello che poi è risultato essere un finto rapimento – è emerso che Tiziana Iaria, 55 anni, irpina e legale rappresentante di due centri, non aveva nessun titolo accademico per esercitare la professione di psicologa nei confronti di alcune ignare vittime di violenza che si rivolgevano all’associazione “ODV Centro Antiviolenza Margherita“.
La falsa psicologa in alcuni casi si sarebbe spinta finanche a prescrivere farmaci alle donne che si fidavano della sua competenza e preparazione. Gli agenti della squadra Mobile di Reggio Calabria in sinergia con gli uomini della squadra Mobile della questura di Avellino, hanno apposto i sigilli ai due centri. Quello di Montella era stato da poco costituito e ieri gli uomini della Mobile di via Palatucci, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria. Il provvedimento è scaturito agli esiti di un’articolata attività investigativa avviata sul presunto finto rapimento, denunciato nel marzo del 2024, della legale rappresentante del Centro Antiviolenza. L’attività investigativa posta in essere dalla polizia, svolta attraverso l’attività di intercettazione telefonica e telematica, l’acquisizione di tabulati di traffico telefonico e telematico, nonché attraverso l’acquisizione e la successiva analisi delle videoriprese degli impianti di videosorveglianza posti lungo il tragitto percorso da Iaria, sia prima che dopo il denunciato rapimento, ha consentito di smascherare l’irpina.
Gli inquirenti hanno acquisito elementi tali da poter accertare, allo stato del procedimento, la non veridicità di quanto denunciato dalla donna. Il rapimento per gli inquirenti non c’è mai stato. Ora resta da scoprire il perché è stato inscenato. Secondo quanto riferito da Iaria agli inquirenti, dopo il rientro nella sua abitazione, il suo sequestro sarebbe stato perpetrato da soggetti ignoti che, dopo averla stordita, l’avrebbero condotta in un luogo da lei non riconosciuto, per poi riportarla a Reggio Calabria la mattina successiva. Ma ad avviso degli inquirenti Iaria avrebbe compiuto un passo falso. Infatti la sera della scomparsa della donna, il marito ha ricevuto un messaggio sul social network Facebook da un profilo sconosciuto. Messaggio in cui il mittente lo rassicurava che avrebbero provveduto a riportare la donna quanto prima a casa, appena si fosse ripresa, dichiarando che l’intento dell’azione era soltanto quello di spaventarla.
Atripalda, UniCredit finanzia il primo bar e club solidale
Versione smentita dall’analisi dei tabulati del traffico telematico acquisiti nel corso delle investigazioni. Le indagini tecniche hanno smontato pezzo dopo pezzo il racconto. Ricostruzione fornita dalla stessa donna anche in una conferenza stampa organizzata dalla stessa dopo la liberazione. Ma le analisi telematiche hanno consentito di accertare che il messaggio in questione all’indirizzo del marito era stato inoltrato dalla stessa Iaria e da nessun rapitore. La finta psicologa ora risulta indagata per false informazioni al Pubblico Ministero, simulazione di reato, calunnia ed esercizio abusivo della professione di psicologa. Un comportamento che, se confermato, avrebbe messo seriamente a rischio la salute delle vittime che all’associazione “Margherita” si erano rivolte in cerca di sostegno e sicurezza. Con il sequestro delle strutture, la Procura punta ora a fare piena luce sulla gestione dei fondi e sulle attività svolte negli anni dall’associazione sotto la guida di Tiziana Iaria.
Alta Irpinia, sigilli al centro antiviolenza gestito dalla finta psicologa
Dalla messa in scena del finto rapimento, ai sigilli di ben due centri antiviolenza

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Dalla messa in scena del finto rapimento, ai sigilli di ben due centri antiviolenza gestiti dall’irpina Tiziana Iaria, il passo è stato breve. Dalle indagini su un anomalo rapimento della donna sono emerse altre irregolarità, tanto da far scattare il sequestro preventivo firmato dal gip, di ben due centri antiviolenza: uno in Alta Irpinia e l’altro con sede legale a Reggio Calabria. Dalle indagini partite nel marzo 2024 avviate su quello che poi è risultato essere un finto rapimento – è emerso che Tiziana Iaria, 55 anni, irpina e legale rappresentante di due centri, non aveva nessun titolo accademico per esercitare la professione di psicologa nei confronti di alcune ignare vittime di violenza che si rivolgevano all’associazione “ODV Centro Antiviolenza Margherita“.
La falsa psicologa in alcuni casi si sarebbe spinta finanche a prescrivere farmaci alle donne che si fidavano della sua competenza e preparazione. Gli agenti della squadra Mobile di Reggio Calabria in sinergia con gli uomini della squadra Mobile della questura di Avellino, hanno apposto i sigilli ai due centri. Quello di Montella era stato da poco costituito e ieri gli uomini della Mobile di via Palatucci, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria. Il provvedimento è scaturito agli esiti di un’articolata attività investigativa avviata sul presunto finto rapimento, denunciato nel marzo del 2024, della legale rappresentante del Centro Antiviolenza. L’attività investigativa posta in essere dalla polizia, svolta attraverso l’attività di intercettazione telefonica e telematica, l’acquisizione di tabulati di traffico telefonico e telematico, nonché attraverso l’acquisizione e la successiva analisi delle videoriprese degli impianti di videosorveglianza posti lungo il tragitto percorso da Iaria, sia prima che dopo il denunciato rapimento, ha consentito di smascherare l’irpina.
Gli inquirenti hanno acquisito elementi tali da poter accertare, allo stato del procedimento, la non veridicità di quanto denunciato dalla donna. Il rapimento per gli inquirenti non c’è mai stato. Ora resta da scoprire il perché è stato inscenato. Secondo quanto riferito da Iaria agli inquirenti, dopo il rientro nella sua abitazione, il suo sequestro sarebbe stato perpetrato da soggetti ignoti che, dopo averla stordita, l’avrebbero condotta in un luogo da lei non riconosciuto, per poi riportarla a Reggio Calabria la mattina successiva. Ma ad avviso degli inquirenti Iaria avrebbe compiuto un passo falso. Infatti la sera della scomparsa della donna, il marito ha ricevuto un messaggio sul social network Facebook da un profilo sconosciuto. Messaggio in cui il mittente lo rassicurava che avrebbero provveduto a riportare la donna quanto prima a casa, appena si fosse ripresa, dichiarando che l’intento dell’azione era soltanto quello di spaventarla.
Atripalda, UniCredit finanzia il primo bar e club solidale
Versione smentita dall’analisi dei tabulati del traffico telematico acquisiti nel corso delle investigazioni. Le indagini tecniche hanno smontato pezzo dopo pezzo il racconto. Ricostruzione fornita dalla stessa donna anche in una conferenza stampa organizzata dalla stessa dopo la liberazione. Ma le analisi telematiche hanno consentito di accertare che il messaggio in questione all’indirizzo del marito era stato inoltrato dalla stessa Iaria e da nessun rapitore. La finta psicologa ora risulta indagata per false informazioni al Pubblico Ministero, simulazione di reato, calunnia ed esercizio abusivo della professione di psicologa. Un comportamento che, se confermato, avrebbe messo seriamente a rischio la salute delle vittime che all’associazione “Margherita” si erano rivolte in cerca di sostegno e sicurezza. Con il sequestro delle strutture, la Procura punta ora a fare piena luce sulla gestione dei fondi e sulle attività svolte negli anni dall’associazione sotto la guida di Tiziana Iaria.
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