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Sharon Maccanico morta in Nuova Zelanda, dopo 8 giorni la speranza s’è spenta
Dopo giorni di attesa e di preghiere intense, è arrivata la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere

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1 febbraio, 09:42
Si è spenta la speranza. Dopo giorni di attesa e di preghiere intense, è arrivata la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere. È stato identificato il corpo della 15enne avellinese, Sharon Maccanico, dispersa nella frana che il 22 gennaio ha travolto il campeggio di Mount Maunganui Beachside Holiday Park, in Nuova Zelanda.
Per otto giorni, fino a ieri, una comunità intera, quella della frazione Picarelli, ha pregato affinché Sharon fosse ritrovata viva. Un filo di speranza a cui aggrapparsi, un miracolo atteso con il cuore in gola. Oggi, invece, resta solo il silenzio e un dolore che non trova parole. Le fonti della Farnesina, contattate da Il Mattino, hanno confermato l’identificazione. Sharon è la quarta vittima identificata della tragedia che ha spezzato sei vite. Il suo corpo è stato recuperato il 28 gennaio e successivamente sottoposto agli esami necessari per l’identificazione. Ora la salma verrà restituita ai genitori, a una famiglia distrutta. Alla frazione Picarelli di Avellino il tempo sembra essersi fermato. Dolore e silenzio riempiono le strade, le case, i pensieri.
Truffa anziana rubandole 17mila euro, arrestata 20enne irpina a Gaeta
La comunità si è stretta attorno alla famiglia della quindicenne con rispetto e discrezione, perché davanti a una tragedia così grande anche le parole diventano inutili. Resta una giovane vita spezzata troppo presto. Resta una speranza che si è spenta. Resta una ferita profonda che segnerà per sempre chi ha conosciuto e amato Sharon. Un messaggio commovente e profondamente sentito quello dei Confratelli e delle Consorelle del Serenissimo Ordine dei Cavalieri della Natività che, con il cuore colmo di un dolore che non trova conforto nelle parole, si stringono nel ricordo della prematura scomparsa della piccola Sharon, campionessa internazionale di hip hop.
Così il messaggio: «Noi, che abbiamo elevato incessanti preghiere sperando in un miracolo che la riportasse tra le braccia dei suoi cari, ci inchiniamo oggi di fronte a un destino così imperscrutabile e crudele. Il suo sorriso, che portava con sé la luce della giovinezza e la grazia della danza, brillerà ora per sempre nell’alto dei cieli. Piccolo angelo, che la terra ti sia lieve e che il tuo spirito possa danzare libero tra le stelle, lontano dal fango e dal buio di quella tragica notte. Ti promettiamo che il tuo ricordo rimarrà vivo nelle nostre preghiere e nel cuore della nostra comunità. Riposa in Pace, Sharon».
Il corpo di Sharon Maccanico da fonti locali è stato scoperto sul luogo della frana il 26 gennaio. Recuperato poi due giorni dopo. Successivamente sottoposto alla procedura di identificazione. Il medico legale Louella Dunn ha confermato che si trattava di Sharon Maccanico. Le prove sono state presentate dal sergente investigativo Brent Griffiths, membro del team di identificazione delle vittime di disastri, presso il tribunale distrettuale di Tauranga Moana l’altro ieri. Il medico legale ha stabilito che «l’identità del corpo era quella di Sharon e che i suoi resti potevano ora essere restituiti alla famiglia».
Tra le vittime della devastante frana figurano anche il fidanzatino di Sharon, Max Furse-Kee, un tutor scolastico, un turista svedese di 20 anni, una nonna e il nipote di 10 anni. La prima vittima ad essere identificata è stato proprio il fidanzato di Sharon Maccanico. Quindi, il 20enne turista svedese e la terza vittima identificata è stata Lisa Maclennan, 50 anni. La donna lavorava alla Morrinsville Intermediate School. Da tutti considerata l’eroina del villaggio. Fu lei ad accorgersi della frana e a lanciare l’allarme agli altri ospiti del campeggio. La quarta vittima identificata è, purtroppo, la quindicenne avellinese Sharon Maccanico. Si attende l’identificazione delle altre due vittime.
Avellino, Suor Bernadette condannata per il furto dell’oro votivo
Una tragedia immane per Avellino e per tutto il mondo. Resta il vuoto lasciato da una ragazza che aveva davanti a sé sogni, passi di danza, un futuro ancora tutto da scrivere. Resta una comunità ferita, quella di Avellino, un’Italia lontana che si è sentita improvvisamente più vicina alla Nuova Zelanda nel dolore condiviso.
Sharon Maccanico morta in Nuova Zelanda, dopo 8 giorni la speranza s’è spenta
Dopo giorni di attesa e di preghiere intense, è arrivata la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere

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1 febbraio, 09:42
Si è spenta la speranza. Dopo giorni di attesa e di preghiere intense, è arrivata la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere. È stato identificato il corpo della 15enne avellinese, Sharon Maccanico, dispersa nella frana che il 22 gennaio ha travolto il campeggio di Mount Maunganui Beachside Holiday Park, in Nuova Zelanda.
Per otto giorni, fino a ieri, una comunità intera, quella della frazione Picarelli, ha pregato affinché Sharon fosse ritrovata viva. Un filo di speranza a cui aggrapparsi, un miracolo atteso con il cuore in gola. Oggi, invece, resta solo il silenzio e un dolore che non trova parole. Le fonti della Farnesina, contattate da Il Mattino, hanno confermato l’identificazione. Sharon è la quarta vittima identificata della tragedia che ha spezzato sei vite. Il suo corpo è stato recuperato il 28 gennaio e successivamente sottoposto agli esami necessari per l’identificazione. Ora la salma verrà restituita ai genitori, a una famiglia distrutta. Alla frazione Picarelli di Avellino il tempo sembra essersi fermato. Dolore e silenzio riempiono le strade, le case, i pensieri.
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La comunità si è stretta attorno alla famiglia della quindicenne con rispetto e discrezione, perché davanti a una tragedia così grande anche le parole diventano inutili. Resta una giovane vita spezzata troppo presto. Resta una speranza che si è spenta. Resta una ferita profonda che segnerà per sempre chi ha conosciuto e amato Sharon. Un messaggio commovente e profondamente sentito quello dei Confratelli e delle Consorelle del Serenissimo Ordine dei Cavalieri della Natività che, con il cuore colmo di un dolore che non trova conforto nelle parole, si stringono nel ricordo della prematura scomparsa della piccola Sharon, campionessa internazionale di hip hop.
Così il messaggio: «Noi, che abbiamo elevato incessanti preghiere sperando in un miracolo che la riportasse tra le braccia dei suoi cari, ci inchiniamo oggi di fronte a un destino così imperscrutabile e crudele. Il suo sorriso, che portava con sé la luce della giovinezza e la grazia della danza, brillerà ora per sempre nell’alto dei cieli. Piccolo angelo, che la terra ti sia lieve e che il tuo spirito possa danzare libero tra le stelle, lontano dal fango e dal buio di quella tragica notte. Ti promettiamo che il tuo ricordo rimarrà vivo nelle nostre preghiere e nel cuore della nostra comunità. Riposa in Pace, Sharon».
Il corpo di Sharon Maccanico da fonti locali è stato scoperto sul luogo della frana il 26 gennaio. Recuperato poi due giorni dopo. Successivamente sottoposto alla procedura di identificazione. Il medico legale Louella Dunn ha confermato che si trattava di Sharon Maccanico. Le prove sono state presentate dal sergente investigativo Brent Griffiths, membro del team di identificazione delle vittime di disastri, presso il tribunale distrettuale di Tauranga Moana l’altro ieri. Il medico legale ha stabilito che «l’identità del corpo era quella di Sharon e che i suoi resti potevano ora essere restituiti alla famiglia».
Tra le vittime della devastante frana figurano anche il fidanzatino di Sharon, Max Furse-Kee, un tutor scolastico, un turista svedese di 20 anni, una nonna e il nipote di 10 anni. La prima vittima ad essere identificata è stato proprio il fidanzato di Sharon Maccanico. Quindi, il 20enne turista svedese e la terza vittima identificata è stata Lisa Maclennan, 50 anni. La donna lavorava alla Morrinsville Intermediate School. Da tutti considerata l’eroina del villaggio. Fu lei ad accorgersi della frana e a lanciare l’allarme agli altri ospiti del campeggio. La quarta vittima identificata è, purtroppo, la quindicenne avellinese Sharon Maccanico. Si attende l’identificazione delle altre due vittime.
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Una tragedia immane per Avellino e per tutto il mondo. Resta il vuoto lasciato da una ragazza che aveva davanti a sé sogni, passi di danza, un futuro ancora tutto da scrivere. Resta una comunità ferita, quella di Avellino, un’Italia lontana che si è sentita improvvisamente più vicina alla Nuova Zelanda nel dolore condiviso.
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