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Violenza privata, minaccia e lesioni personali. Il gup del Tribunale di Catanzaro ha rinviato a giudizio una famiglia di imprenditori, Gennaro Giglio, Angela De Feo e il figlio Michele Giglio, dopo la richiesta dei giorni scorsi della Procura della Repubblica di Catanzaro. L’inchiesta della Procura di Catanzaro è partita da quanto avvenuto la sera del 3 giugno scorso in un elegante ristorante del quartiere Lido. Le telecamere di sorveglianza del locale hanno ripreso l’aggressione ai danni di un cameriere, colpito con un pugno e uno schiaffo che gli hanno procurato un trauma facciale guaribile in dieci giorni. Dopo quell’aggressione la vittima (assistita dall’avvocato Giancarlo Pitaro) ha presentato regolare denuncia. Ha raccontato agli investigatori dell’Arma di aver lavorato in passato nel ristorante gestito dal figlio degli imprenditori.
I rapporti lavorativi si erano interrotti a causa del mancato pagamento degli stipendi motivo per cui aveva intrapreso un’azione civile. Da quel momento, ha fatto mettere a verbale, sarebbero iniziate una serie di intimidazioni per costringerlo a non avanzare istanza di fallimento (proprio a luglio scorso è stata avviata la procedura di liquidazione giudiziale). L’ex dipendente ha raccontato di essere stato pedinato, minacciato anche sui social e in un’occasione il suo ex datore di lavoro gli avrebbe sputato addosso. Un crescendo di episodi che avevano portato la vittima a vivere in un perenne stato di ansia tanto da rivolgersi a uno specialista. L’ex dipendente inoltre ha sottolineato che viveva nel terrore perché mesi prima anche suo fratello era stato aggredito (episodio regolarmente denunciato).
Ma la vicenda appare connessa a un altro episodio che ha come protagonisti gli stessi imprenditori. Il titolare di un ristorante li ha infatti denunciati per minacce. Ha sostenuto di essere stato avvicinato dagli indagati che gli avrebbero intimato di non assumere quattro loro ex dipendenti (tra cui la vittima dell’aggressione). La richiesta, ha spiegato ai carabinieri il ristoratore, era stata accompagnata dalla velata minaccia di poter far chiudere il locale visto le amicizie importanti anche di natura politica che avrebbero potuto attivare. Allegate alla richiesta di rinvio a giudizio ci sono le testimonianze di alcune persone informate sui fatti e le telefonate tra il ristoratore e una delle persone indagate.
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