L’Aglianico naturale con passo elegante e grande equilibrio

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L’Aglianico naturale con passo elegante e grande equilibrio

Daniela De Gruttola e Antonio Di Gruttola presentano l’ultima annata, 2022, de Le Fole: uno dei vini simbolo di Cantina Giardino

Daniela De Gruttola e Antonio Di Gruttola
Daniela De Gruttola e Antonio Di Gruttola
lunedì 2 febbraio 2026, 10:44
4 Minuti di Lettura
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Montemarano chiede silenzio prima ancora che tempo. Devi salirci, fermarti, guardare. Le vigne in Contrada Chianzano appaiono così, dopo qualche curva lenta, quasi per sottrazione: alberelli a raggiera che disegnano geometrie imperfette, gesti antichi che resistono alla fretta. È qui che nasce Le Fole, uno dei vini simbolo di Cantina Giardino, un Campania Aglianico che non indulge in pose: preferisce raccontare, con passo elegante e grande equilibro, con misura e profondità, una storia agricola che dura da quasi un secolo.

Le vigne sono storiche, risalgono agli anni ‘30 (qualche filare è pre fillossera), allevate a raggiera avellinese, che obbliga a una gestione manuale e paziente. La coltivazione è biologica, gli interventi ridotti al minimo: nessun prodotto sistemico, rame usato con parsimonia: «In vigna e in cantina c’è un solo ingrediente: l’uva», dicono Antonio Di Gruttola e Daniela De Gruttola, insieme nella vita e nel vino. «Nessuna chiarifica, né filtrazione, né aggiunta di solforosa». La vinificazione di Le Fole prevede circa due settimane di fermentazione e macerazione sulle bucce, seguite da quasi due anni di affinamento in cemento, fino all’imbottigliamento che per il millesimo 2022 (quello in degustazione) è avvenuto il 26 settembre 2024.

Il risultato è un Aglianico che rifugge la concentrazione e la potenza per muoversi sul terreno più sottile dell’equilibrio, della scorrevolezza, della bevibilità piena: un vino da tutto pasto nel senso più nobile del termine.

Un cru di Fiano con un’idea di tempo, territorio e misura

Le Fole è uno dei vini storici di Cantina Giardino, prodotto per la prima volta nel 2003, ma affonda le proprie radici in un percorso iniziato già alla fine degli anni Novanta. È allora che Antonio e Daniela, tra i primi garagisti in Italia, partendo da Ariano Irpino (dove ha sede la cantina e dove presto in via Covotti sarà inaugurata Cave Giardino) decidono di inseguire un’idea controcorrente: «Salvaguardare il patrimonio varietale irpino, proteggendo vigne secolari, tradizioni agricole e saperi contadini in una fase segnata da omologazione, corsa alle rese, trionfo di cloni selezionati». Con un gruppo di amici, tra loro il professore Pasquale Giardino che presterà il cognome alla cantina, attraversano l’Irpinia alla ricerca di appezzamenti storici. Nasce così un progetto dalla forte valenza sociale, in cui la bottiglia diventa strumento di tutela e dignità per un’agricoltura sana. Oggi Cantina Giardino conta circa 9 ettari vitati tra diversi comuni della provincia di Avellino con ceppi, come detto, che arrivano fino a 100 anni di età.

Il Taurasi culturale che non ha bisogno di etichette e fascette

Le fermentazioni sono spontanee, le macerazioni calibrate, gli affinamenti affidati a cemento, legni (molti locali), anfore e ora anche al vetro (nei wineglobe): materiali che non vogliono aggiungere, ma sottrarre, lasciando parlare il territorio. Le Fole 2022 – circa 6mila bottiglie prodotte – è la sintesi di questa filosofia: un Aglianico vibrante, capace di tenere insieme forza e grazia, struttura e leggerezza. L’etichetta, firmata dall’artista Maurizio Nardiello, suggella un vino che è racconto agricolo, memoria collettiva e gesto culturale, che non pretende di stupire, ma riesce a farsi ricordare.

antonello.plati@ilmattino.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’Aglianico naturale con passo elegante e grande equilibrio

Daniela De Gruttola e Antonio Di Gruttola presentano l’ultima annata, 2022, de Le Fole: uno dei vini simbolo di Cantina Giardino

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Montemarano chiede silenzio prima ancora che tempo. Devi salirci, fermarti, guardare. Le vigne in Contrada Chianzano appaiono così, dopo qualche curva lenta, quasi per sottrazione: alberelli a raggiera che disegnano geometrie imperfette, gesti antichi che resistono alla fretta. È qui che nasce Le Fole, uno dei vini simbolo di Cantina Giardino, un Campania Aglianico che non indulge in pose: preferisce raccontare, con passo elegante e grande equilibro, con misura e profondità, una storia agricola che dura da quasi un secolo.

Le vigne sono storiche, risalgono agli anni ‘30 (qualche filare è pre fillossera), allevate a raggiera avellinese, che obbliga a una gestione manuale e paziente. La coltivazione è biologica, gli interventi ridotti al minimo: nessun prodotto sistemico, rame usato con parsimonia: «In vigna e in cantina c’è un solo ingrediente: l’uva», dicono Antonio Di Gruttola e Daniela De Gruttola, insieme nella vita e nel vino. «Nessuna chiarifica, né filtrazione, né aggiunta di solforosa». La vinificazione di Le Fole prevede circa due settimane di fermentazione e macerazione sulle bucce, seguite da quasi due anni di affinamento in cemento, fino all’imbottigliamento che per il millesimo 2022 (quello in degustazione) è avvenuto il 26 settembre 2024.

Il risultato è un Aglianico che rifugge la concentrazione e la potenza per muoversi sul terreno più sottile dell’equilibrio, della scorrevolezza, della bevibilità piena: un vino da tutto pasto nel senso più nobile del termine.

Un cru di Fiano con un’idea di tempo, territorio e misura

Le Fole è uno dei vini storici di Cantina Giardino, prodotto per la prima volta nel 2003, ma affonda le proprie radici in un percorso iniziato già alla fine degli anni Novanta. È allora che Antonio e Daniela, tra i primi garagisti in Italia, partendo da Ariano Irpino (dove ha sede la cantina e dove presto in via Covotti sarà inaugurata Cave Giardino) decidono di inseguire un’idea controcorrente: «Salvaguardare il patrimonio varietale irpino, proteggendo vigne secolari, tradizioni agricole e saperi contadini in una fase segnata da omologazione, corsa alle rese, trionfo di cloni selezionati». Con un gruppo di amici, tra loro il professore Pasquale Giardino che presterà il cognome alla cantina, attraversano l’Irpinia alla ricerca di appezzamenti storici. Nasce così un progetto dalla forte valenza sociale, in cui la bottiglia diventa strumento di tutela e dignità per un’agricoltura sana. Oggi Cantina Giardino conta circa 9 ettari vitati tra diversi comuni della provincia di Avellino con ceppi, come detto, che arrivano fino a 100 anni di età.

Il Taurasi culturale che non ha bisogno di etichette e fascette

Le fermentazioni sono spontanee, le macerazioni calibrate, gli affinamenti affidati a cemento, legni (molti locali), anfore e ora anche al vetro (nei wineglobe): materiali che non vogliono aggiungere, ma sottrarre, lasciando parlare il territorio. Le Fole 2022 – circa 6mila bottiglie prodotte – è la sintesi di questa filosofia: un Aglianico vibrante, capace di tenere insieme forza e grazia, struttura e leggerezza. L’etichetta, firmata dall’artista Maurizio Nardiello, suggella un vino che è racconto agricolo, memoria collettiva e gesto culturale, che non pretende di stupire, ma riesce a farsi ricordare.

antonello.plati@ilmattino.it

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