[analyse_image type=”featured” src=”https://statics.cedscdn.it/photos/MED_HIGH/2026/02/05/9340200_05095231_violenza_politica_papetti.jpg”]
Violenza politica, Papetti: «Basta ambiguità e polemiche inutili, i partiti facciano fronte comune per contrastarla»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
giovedì 5 febbraio 2026di Roberto Papetti

Caro direttore, secondo lei, qual è la differenza tra la tesi dell’onorevole Chiara Appendino e quella dell’onorevole Angelo Bonelli, secondo i quali i disordini di piazza favoriscono il centrodestra, e la mia tesi elaborata esclusivamente con la mia testa, secondo cui i manifestanti violenti favoriscono la sinistra visto che dimostrerebbero, con le loro devastazioni, l’inadeguatezza dei provvedimenti sulla sicurezza emanati dal governo?
Mi permetto umilmente un’invasione nel campo della politologia, dove sento fior di professori universitari sproloquiare: ma se veramente le violenze di piazza favorissero le forze di maggioranza, perché l’opposizione non si schiera inconfutabilmente contro i devastatori seriali come successe negli anni di piombo per debellare il terrorismo? Toglierebbero definitivamente l’alibi a quei liberticidi del governo.
Mario Agosti
Cadoneghe (Pd)
La risposta del direttore del GazzettinoRoberto Papetti
Caro lettore, sono polemiche vecchie che riemergono ogni volta che la violenza politica irrompe sulla scena e agita il dibattito fra i partiti e nella società. Negli anni ’70, per lungo tempo, molti organi di stampa hanno continuato a definire “sedicenti” le Brigate Rosse per negare loro una legittimazione e un’appartenenza politica ed affermare che, in realtà, si trattava di gruppi criminali orchestrati da forze oscure e senza alcun reale legame con il movimento operaio e le sue lotte.
Più volte, nel passato e anche in anni recenti, di fronte a manifestazioni di piazza segnate da scontri se non da morti e feriti, c’è sempre stato qualcuno che ha adombrato la presenza, tra le file dei cortei, di agenti provocatori mimetizzati e interessati solo a far degenerare la situazione con l’evidente obiettivo di delegittimare la protesta. In una lettura di questo tipo, per esempio, si è esibito in questi giorni, parlando delle violenze di Torino, il matematico Piergiorgio Odifreddi. In realtà sono tutti tentativi di non fare i conti con realtà (e verità) scomode. Ossia la presenza di aree estremiste (non solo a sinistra) che considerano la violenza una legittima arma di lotta politica e nei confronti delle quali non si ha però la forza, la capacità e il coraggio di tracciare una linea di confine e di demarcazione chiara e invalicabile. Applicando, a sinistra come a destra, un principio molto semplice: dove ci sei tu, non ci sono io. Invece troppe volte registriamo comportamenti ambigui e pericolose tolleranze. Salvo poi dover ascoltare la comune indignazione quando, come a Torino, ci si trova di fronte alle immagini del brutale pestaggio di un poliziotto.
Forse bisognerebbe capire che la violenza politica non favorisce nessuno. Avvelena il clima e danneggia le nostre città. I partiti dovrebbero aver interesse a cercare punti comuni per contrastarla. Non per fare a gara ad accendere polemiche e a scaricare sull’avversario le responsabilità.
Ultimo aggiornamento: 09:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Violenza politica, Papetti: «Basta ambiguità e polemiche inutili, i partiti facciano fronte comune per contrastarla»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
giovedì 5 febbraio 2026di Roberto Papetti

Caro direttore, secondo lei, qual è la differenza tra la tesi dell’onorevole Chiara Appendino e quella dell’onorevole Angelo Bonelli, secondo i quali i disordini di piazza favoriscono il centrodestra, e la mia tesi elaborata esclusivamente con la mia testa, secondo cui i manifestanti violenti favoriscono la sinistra visto che dimostrerebbero, con le loro devastazioni, l’inadeguatezza dei provvedimenti sulla sicurezza emanati dal governo?
Mi permetto umilmente un’invasione nel campo della politologia, dove sento fior di professori universitari sproloquiare: ma se veramente le violenze di piazza favorissero le forze di maggioranza, perché l’opposizione non si schiera inconfutabilmente contro i devastatori seriali come successe negli anni di piombo per debellare il terrorismo? Toglierebbero definitivamente l’alibi a quei liberticidi del governo.
Mario Agosti
Cadoneghe (Pd)
La risposta del direttore del GazzettinoRoberto Papetti
Caro lettore, sono polemiche vecchie che riemergono ogni volta che la violenza politica irrompe sulla scena e agita il dibattito fra i partiti e nella società. Negli anni ’70, per lungo tempo, molti organi di stampa hanno continuato a definire “sedicenti” le Brigate Rosse per negare loro una legittimazione e un’appartenenza politica ed affermare che, in realtà, si trattava di gruppi criminali orchestrati da forze oscure e senza alcun reale legame con il movimento operaio e le sue lotte.
Più volte, nel passato e anche in anni recenti, di fronte a manifestazioni di piazza segnate da scontri se non da morti e feriti, c’è sempre stato qualcuno che ha adombrato la presenza, tra le file dei cortei, di agenti provocatori mimetizzati e interessati solo a far degenerare la situazione con l’evidente obiettivo di delegittimare la protesta. In una lettura di questo tipo, per esempio, si è esibito in questi giorni, parlando delle violenze di Torino, il matematico Piergiorgio Odifreddi. In realtà sono tutti tentativi di non fare i conti con realtà (e verità) scomode. Ossia la presenza di aree estremiste (non solo a sinistra) che considerano la violenza una legittima arma di lotta politica e nei confronti delle quali non si ha però la forza, la capacità e il coraggio di tracciare una linea di confine e di demarcazione chiara e invalicabile. Applicando, a sinistra come a destra, un principio molto semplice: dove ci sei tu, non ci sono io. Invece troppe volte registriamo comportamenti ambigui e pericolose tolleranze. Salvo poi dover ascoltare la comune indignazione quando, come a Torino, ci si trova di fronte alle immagini del brutale pestaggio di un poliziotto.
Forse bisognerebbe capire che la violenza politica non favorisce nessuno. Avvelena il clima e danneggia le nostre città. I partiti dovrebbero aver interesse a cercare punti comuni per contrastarla. Non per fare a gara ad accendere polemiche e a scaricare sull’avversario le responsabilità.
Ultimo aggiornamento: 09:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA
[analyse_source url=”http://ilgazzettino.it/lettere_al_direttore/violenza_politica_papetti-9340200.html”]










