[analyse_image type=”featured” src=”https://images.messaggeroveneto.it/view/acePublic/alias/contentid/1oyyddtw57ekv594trp/0/ts2-jpg.webp?f=16%3A9&w=840″]
Triestina nel caos tra fiumi di soldi scomparsi, riciclaggio e finte fatture: 15 indagati, perquisizioni e sequestri
Nel mirino anche il denaro confluito in cassa dal 2022 al 2025, un primo quantitativo di risorse sospette è quello arrivato dalla capitale ai tempi della Atlas Consulting. Lo spettro del fallimento
Maria Elena Pattaro

La società di calcio sarebbe stata usata per riciclare e distrarre denaro, a fronte di conti in rosso e una montagna di debiti.
È questa l’ipotesi investigativa alla base dell’inchiesta che ha travolto l’Unione Sportiva Triestina Calcio 1918, storica squadra di calcio di Trieste che milita in serie C. L’indagine punta a fare luce su finanziamenti anomali per 50 milioni di euro: 10 sarebbero da ricondurre alla gestione di Atlas Consulting, gli altri 40 alla successiva gestione americana.
Quindici gli indagati per riciclaggio, reati societari e tributari, tra cui un giro di fatture false per oltre 900mila euro. Si tratta degli amministratori che negli ultimi anni si sono avvicendati al vertice della società, compresi canadesi e statunitensi. Ieri mattina è scattato il blitz della Guardia di finanza di Trieste, che ha eseguito una serie di perquisizioni e sequestri nella sede della società, in piazzale Azzurri d’Italia, a Trieste, dove le Fiamme gialle si sono presentate in borghese.

Al setaccio anche le abitazioni degli indagati, nelle province di Trieste, Venezia e Roma. Un terremoto che più di qualcuno si aspettava, viste le recenti operazioni societarie poco limpide.
Stretto riserbo sui nomi, ma visto il periodo considerato (dal 2022 al 2025) si può dedurre che tra gli indagati sarebbero finiti quantomeno gli attuali amministratori canadesi Marco Margiotta e Olivier Centner. E i predecessori: gli statunitensi Benjamin Rosenzweig e Alexander Menta e il veneziano Sebastiano Stella. Nel 2022-2023 il consiglio di amministrazione era composto anche da Simone Giacomini (presidente), Ettore Dore (amministratore delegato), Antonino Maira, gli ultimi due sostituiti nel gennaio del 2023 da Antonio Scaramuzzino (già indagato a Roma con Giacomini per il filone Banca Progetto) e Piergiorgio Crosti.
Gli accertamenti dei militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Trieste sono andati avanti per l’intera giornata. Su delega della Procura della repubblica di Trieste, gli investigatori hanno sequestrato documenti, file e dispositivi ritenuti utili alle indagini. L’obiettivo è fare chiarezza sulle svariate anomalie nella gestione della Triestina Calcio da parte delle ultime compagini societarie, in particolare la Atlas Consulting e la LBK Triestina Holding LLC, società statunitense con sede nel Delaware, soggetto dai profili opachi che attualmente detiene la totalità del capitale dell’Unione Triestina (come si evince dalla visura della Camera di Commercio). Sotto la lente anche l’azionista di riferimento House of Doge, riconducibile alla criptovaluta Dogecoin, attuale sponsor della società sportiva.
«I preliminari accertamenti info-investigativi – spiega la Guardia di Finanza in una nota – hanno consentito di ipotizzare possibili condotte di riciclaggio per un importo di 50 milioni di euro confluiti dal 2022 al 2025 nelle casse della Triestina Calcio e riconducibili a società di diritto italiano ed estero». Si ipotizzano anche il falso in bilancio e fatture per operazioni inesistenti. Il fascicolo è nelle mani della procuratrice Patrizia Castaldini e del sostituto procuratore Chiara De Grassi e si intreccia a inchieste parallele avviate dalle Procure di Roma e Milano su finanziamenti irregolari fatti con i fondi di Banca Progetto.
Un primo flusso di denaro sospetto è quello arrivato dalla capitale, ai tempi della Atlas Consulting. All’epoca una società romana avrebbe dirottato nelle casse rossoalabardate liquidità derivante da finanziamenti ottenuti dalla Banca Progetto con garanzia pubblica per sostenere produzioni cinematografiche. Secondo la Finanza, anziché per i film, parte dei fondi era andata a sostegno del calcio minore, Triestina compresa. Da qui l’accusa di riciclaggio, legata a doppio filo con l’indebita percezione di erogazioni pubbliche contestata alla società romana.
Negli ultimi due anni, con la gestione d’oltreoceano, le iniezioni di denaro si sono fatte ancora più cospicue: si parla di 40 milioni di euro. Un flusso, stando alle ipotesi investigative, contraddittorio rispetto alla situazione patrimoniale della Triestina Calcio che, nell’ultimo bilancio (chiuso al 30 giugno 2025) rendiconta una perdita di 19 milioni di euro. A questa cifra si sommano altri 40 milioni di perdite pregresse, gestite a bilancio grazie ai decreti legge emanati durante il Covid. Da un lato, dunque, la crisi di liquidità che ha fatto scattare penalizzazioni del Tribunale federale della Figc per mancato versamento degli emolumenti ai giocatori o per garanzie presentate mediante fidejussioni false; oltre alle inadempienze nel pagamento del canone annuale per la concessione dello stadio Rocco (il Comune di Trieste aspetta oltre 230mila euro).
Dall’altro un fiume di soldi. Soldi che non si sa esattamente da chi provengano e dove vadano a finire, in questa matassa ingarbugliata fatta di transazioni internazionali e matrioske societarie. Parte di questo denaro, secondo la Finanza, sarebbe stato “distratto” attraverso false fatture a terzi. A vantaggio di chi? È uno degli interrogativi a cui Finanza e Procura contano di fornire una risposta.
Di sicuro a rimetterci è la Triestina Calcio, che rischia un altro fallimento, dopo quello del 2012. Mercoledì 4 febbraio il “terremoto” in casa rossoalabardata, ma la sensazione è che potranno esserci altre scosse… non di assestamento ma di dissesto.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto
[analyse_source url=”https://www.messaggeroveneto.it/sport/triestina-caos-fiumi-soldi-scomparsi-riciclaggio-finte-fatture-15-indagati-perquisizioni-sequestri-b5gwp0ma”]










