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Decreto sicurezza, intesa governo-Quirinale: sì al fermo preventivo ma con riscontri oggettivi
Colloquio Mattarella-Mantovano al Colle: nuove limature al testo. Palazzo Chigi sceglie la linea morbida: «Preservare la leale collaborazione. Norma compatibile con la Carta»
giovedì 5 febbraio 2026di Andrea Bulleri e Ileana Sciarra

“Costituzionalizzare” il decreto. Rendere cioè compatibile con i principi della Carta la stretta sulla sicurezza che il governo Meloni si appresta a varare oggi in Cdm. Senza stravolgerne i capisaldi, ma di fatto smussandone gli angoli e rivedendo i punti che rischiavano di infrangersi contro il muro del Colle. Sceglie la linea soft, l’esecutivo: sul pacchetto sicurezza non ci saranno forzature. «L’importante – assicurano al Messaggero fonti di Palazzo Chigi – è preservare la leale collaborazione e la fiducia reciproca».
Intesa governo-Quirinale: sì al fermo preventivo
Tradotto: il decreto sicurezza conterrà ancora le misure considerate non rinviabili dal governo, specie dopo gli scontri di Torino e a una manciata di ore dal via alle Olimpiadi. Il fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti pericolosi, la stretta sui coltelli ai minorenni e lo “scudo” alle indagini per chi agisce in condizioni di necessità. Ma in qualche caso in una versione riveduta e corretta rispetto alle intenzioni originarie. È questo l’esito del lungo colloquio di ieri al Quirinale tra Sergio Mattarella e il sottosegretario Alfredo Mantovano, l’ex magistrato pontiere che tiene per conto di Palazzo Chigi il filo diretto col Colle.
Al palazzo che fu dei papi Mantovano sale intorno a mezzogiorno, ventiquattr’ore dopo che il governo aveva recapitato al capo dello Stato un’ottantina di pagine contenenti le bozze dei due provvedimenti, un decreto legge e un ddl, che questo pomeriggio dovrebbero vedere la luce verde in Cdm. Il confronto è ampio, su entrambi i testi. E per Mattarella ha un unico faro: non un giudizio politico o di merito, ma l’aderenza delle norme al dettato costituzionale. Un’interlocuzione che più tardi fonti di governo definiranno «ottima, come sempre». A sottolineare che lo strappo, che pure qualcuno aveva ipotizzato, nelle intenzioni di Chigi non ci sarà. E forse non è mai stato neanche sul tavolo.
I contatti
Fin dai primi contatti dei giorni scorsi il Quirinale aveva posto sostanzialmente tre paletti. Lo scoglio principale riguardava il fermo preventivo. Misura «necessaria», ribadisce in Senato il ministro dell’Interno Piantedosi, per «impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire» in una piazza. Stando alle prime bozze, le forze dell’ordine avrebbero potuto fermare per 12 ore persone «sospettate di costituire un pericolo» per lo svolgimento pacifico della manifestazione. Magari anche in base a precedenti specifici. Matteo Salvini, anche lui salito al Colle lunedì (ma «solo per parlare del Ponte», viene riferito) avrebbe voluto perfino estendere il fermo a 24 o 48 ore.
Ma chi decide quali atteggiamenti vanno considerati «sospetti», si sono domandati gli uffici quirinalizi? Il rischio, in altre parole, era quello di una norma troppo arbitraria. No: per poter «accompagnare in questura» (e non «fermare») i potenziali violenti per 12 ore – fino alla fine della manifestazione – serviranno elementi oggettivi che li indichino come tali. Come il possesso di armi o strumenti atti a offendere, o il volto nascosto da un casco. E dell’accompagnamento in questura andrà immediatamente informato il magistrato. Correttivi che Palazzo Chigi e Viminale avevano già in parte applicato dopo un primo confronto con il Colle. Serve però una nuova limatura, concorda Mantovano con Meloni, informando la premier del colloquio. Più tardi la leader di FdI vede Salvini per fare il punto. E a sera fonti dell’esecutivo garantiscono che la norma verrà scritta «in maniera sostenibile sotto ogni profilo: giuridico, costituzionale, politico». Nessun frontale con la prima carica dello Stato.
Altro capitolo attenzionato, il cosiddetto “scudo” per le forze dell’ordine. Che non sarà uno scudo e non varrà solo per gli agenti. Si tratterà di un registro «parallelo» a quello degli indagati, dove iscrivere chi si trova a compiere un potenziale reato indotto dallo stato di necessità. Di fatto, una legittima difesa rafforzata. E non perché Mattarella non voglia difendere chi rischia la vita in divisa, ma perché una giurisdizione specifica per le forze dell’ordine cozzerebbe in modo plateale con l’articolo 3 della Carta, che sancisce l’uguaglianza tra tutti i cittadini.
Lo stop
Altro nodo, la cosiddetta norma “Almasri” prevista nel ddl, che avrebbe consentito l’espulsione immediata dalla «persona pericolosa per la sicurezza nazionale», senza possibilità di ricorso. Criteri anche questi troppo generici: chi garantisce che un domani qualcuno non possa servirsene per buttare fuori dal Paese qualsiasi persona non gradita? La norma, per il momento, è stata congelata: non dovrebbe entrare nel provvedimento oggi in Cdm. Anche se non è escluso che trovi spazio in un futuro ddl, a cui l’esecutivo starebbe lavorando, che dovrebbe contenere una serie di provvedimenti in materia di immigrazione. Nell’ultima bozza del testo entra invece il blocco navale, lo stop all’attraversamento delle acque territoriali da 30 giorni a 6 mesi in caso di minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale.
Al governo in ogni caso l’ordine di scuderia è di gettare acqua sul fuoco. Il clima è «positivo», viene sottolineato, nessun braccio di ferro. «Collaborativo», lo definisce in Senato il ministro Luca Ciriani. «Ognuno fa il suo mestiere. Ma sono ottimista che i nodi si scioglieranno».
Ultimo aggiornamento: 08:10
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Decreto sicurezza, intesa governo-Quirinale: sì al fermo preventivo ma con riscontri oggettivi
Colloquio Mattarella-Mantovano al Colle: nuove limature al testo. Palazzo Chigi sceglie la linea morbida: «Preservare la leale collaborazione. Norma compatibile con la Carta»
giovedì 5 febbraio 2026di Andrea Bulleri e Ileana Sciarra

“Costituzionalizzare” il decreto. Rendere cioè compatibile con i principi della Carta la stretta sulla sicurezza che il governo Meloni si appresta a varare oggi in Cdm. Senza stravolgerne i capisaldi, ma di fatto smussandone gli angoli e rivedendo i punti che rischiavano di infrangersi contro il muro del Colle. Sceglie la linea soft, l’esecutivo: sul pacchetto sicurezza non ci saranno forzature. «L’importante – assicurano al Messaggero fonti di Palazzo Chigi – è preservare la leale collaborazione e la fiducia reciproca».
Intesa governo-Quirinale: sì al fermo preventivo
Tradotto: il decreto sicurezza conterrà ancora le misure considerate non rinviabili dal governo, specie dopo gli scontri di Torino e a una manciata di ore dal via alle Olimpiadi. Il fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti pericolosi, la stretta sui coltelli ai minorenni e lo “scudo” alle indagini per chi agisce in condizioni di necessità. Ma in qualche caso in una versione riveduta e corretta rispetto alle intenzioni originarie. È questo l’esito del lungo colloquio di ieri al Quirinale tra Sergio Mattarella e il sottosegretario Alfredo Mantovano, l’ex magistrato pontiere che tiene per conto di Palazzo Chigi il filo diretto col Colle.
Al palazzo che fu dei papi Mantovano sale intorno a mezzogiorno, ventiquattr’ore dopo che il governo aveva recapitato al capo dello Stato un’ottantina di pagine contenenti le bozze dei due provvedimenti, un decreto legge e un ddl, che questo pomeriggio dovrebbero vedere la luce verde in Cdm. Il confronto è ampio, su entrambi i testi. E per Mattarella ha un unico faro: non un giudizio politico o di merito, ma l’aderenza delle norme al dettato costituzionale. Un’interlocuzione che più tardi fonti di governo definiranno «ottima, come sempre». A sottolineare che lo strappo, che pure qualcuno aveva ipotizzato, nelle intenzioni di Chigi non ci sarà. E forse non è mai stato neanche sul tavolo.
I contatti
Fin dai primi contatti dei giorni scorsi il Quirinale aveva posto sostanzialmente tre paletti. Lo scoglio principale riguardava il fermo preventivo. Misura «necessaria», ribadisce in Senato il ministro dell’Interno Piantedosi, per «impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire» in una piazza. Stando alle prime bozze, le forze dell’ordine avrebbero potuto fermare per 12 ore persone «sospettate di costituire un pericolo» per lo svolgimento pacifico della manifestazione. Magari anche in base a precedenti specifici. Matteo Salvini, anche lui salito al Colle lunedì (ma «solo per parlare del Ponte», viene riferito) avrebbe voluto perfino estendere il fermo a 24 o 48 ore.
Ma chi decide quali atteggiamenti vanno considerati «sospetti», si sono domandati gli uffici quirinalizi? Il rischio, in altre parole, era quello di una norma troppo arbitraria. No: per poter «accompagnare in questura» (e non «fermare») i potenziali violenti per 12 ore – fino alla fine della manifestazione – serviranno elementi oggettivi che li indichino come tali. Come il possesso di armi o strumenti atti a offendere, o il volto nascosto da un casco. E dell’accompagnamento in questura andrà immediatamente informato il magistrato. Correttivi che Palazzo Chigi e Viminale avevano già in parte applicato dopo un primo confronto con il Colle. Serve però una nuova limatura, concorda Mantovano con Meloni, informando la premier del colloquio. Più tardi la leader di FdI vede Salvini per fare il punto. E a sera fonti dell’esecutivo garantiscono che la norma verrà scritta «in maniera sostenibile sotto ogni profilo: giuridico, costituzionale, politico». Nessun frontale con la prima carica dello Stato.
Altro capitolo attenzionato, il cosiddetto “scudo” per le forze dell’ordine. Che non sarà uno scudo e non varrà solo per gli agenti. Si tratterà di un registro «parallelo» a quello degli indagati, dove iscrivere chi si trova a compiere un potenziale reato indotto dallo stato di necessità. Di fatto, una legittima difesa rafforzata. E non perché Mattarella non voglia difendere chi rischia la vita in divisa, ma perché una giurisdizione specifica per le forze dell’ordine cozzerebbe in modo plateale con l’articolo 3 della Carta, che sancisce l’uguaglianza tra tutti i cittadini.
Lo stop
Altro nodo, la cosiddetta norma “Almasri” prevista nel ddl, che avrebbe consentito l’espulsione immediata dalla «persona pericolosa per la sicurezza nazionale», senza possibilità di ricorso. Criteri anche questi troppo generici: chi garantisce che un domani qualcuno non possa servirsene per buttare fuori dal Paese qualsiasi persona non gradita? La norma, per il momento, è stata congelata: non dovrebbe entrare nel provvedimento oggi in Cdm. Anche se non è escluso che trovi spazio in un futuro ddl, a cui l’esecutivo starebbe lavorando, che dovrebbe contenere una serie di provvedimenti in materia di immigrazione. Nell’ultima bozza del testo entra invece il blocco navale, lo stop all’attraversamento delle acque territoriali da 30 giorni a 6 mesi in caso di minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale.
Al governo in ogni caso l’ordine di scuderia è di gettare acqua sul fuoco. Il clima è «positivo», viene sottolineato, nessun braccio di ferro. «Collaborativo», lo definisce in Senato il ministro Luca Ciriani. «Ognuno fa il suo mestiere. Ma sono ottimista che i nodi si scioglieranno».
Ultimo aggiornamento: 08:10
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