[analyse_image type=”featured” src=”https://www.gedistatic.it/content/gnn/img/lastampa/2026/02/03/173302278-66cce571-9173-4a0d-9b8e-26db2de560a4.jpg”]
A La Spezia costa appena 180 euro, a Pisa – la città più cara – si arriva a pagare 650 euro (il campione di riferimento è una famiglia di 4 componenti e un’abitazione di 80 metri quadri.). Paese che vai Tari che trovi e raramente vale l’assunto secondo cui chi più spende meglio spende, anzi. Spesso il costo esoso è dovuto a una gestione della raccolta rifiuti inefficiente o a carenze strutturali legate allo smaltimento (discariche piene, assenza di impianti di termovalorizzazione) e via dicendo. Una ricerca della Uil ha messo a confronto tutte le città italiane e anche nel 2025 è emersa una profonda differenza tra un comune e l’altro. La media nazionale è di 350 euro. Novara e Vercelli le più virtuose In Piemonte la Tari più alta si paga ad Asti ed è pari a 469 euro nel 2025 (il 2,4% in meno rispetto all’anno precedente), seguita da Alessandria con 414 euro (+1,87%). La più bassa è a Novara ed è di 204 euro, in aumento rispetto ai 189 euro del 2024 (+8,02%). A buon mercato anche la raccolta rifiuti a Vercelli, dove i cittadini pagano in media 220 euro (+7,4% rispetto ai 205 euro del 2024). Tari in aumento anche nel Vco, dove si pagano 292 euro (+11,58%) e Cuneo 270 (+3,39%). In controtendenza Biella a 241 euro (-3,53%) ma soprattutto Aosta dove nel 2024 si pagavano 356 euro e l’anno scorso si è scesi a 330 (-7,22%). Tra le città metropolitane Torino si piazza a metà classifica: nel capoluogo piemontese ogni famiglia media spende 365 euro all’anno con un incremento del 2,13%. “Un prelievo sempre più gravoso” In molti comuni si registrano evidenti iniquità territoriali e un costante aumento della Tari, nonostante un servizio di gestione dei rifiuti ancora inefficiente. È quanto segnalato dallo studio del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo. «Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento – ha commentato Biondo – si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti. In molte aree del Paese, ad esempio, la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti nelle bollette di famiglie e imprese».
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